still ill

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E’ sorprendente come i ricordi di quella sera siano ancora sufficientemente nitidi.
Ero in pieno fan period riguardo Morrissey e soci, oddio a dire la verità lo sono ancora adesso 29 anni dopo, e The Smiths, Hatful Of Hollow e Meat Is Murder giravano incessantemente sul piatto di casa.
Narra la leggenda che Morrissey interpellato un po’ per scherzo su dove avrebbe voluto suonare in un day off di un serrato tour europeo rispose: Rome, of course.
Questo in effetti spiegherebbe la velocissima organizzazione della serata (gli Smiths suonarono addirittura con strumenti non loro, appresi in seguito), curata in città da Radio Città Futura che, fortunatamente, all’epoca ascoltavo incessantemente e dove mi precipitai, negli studi di Piazza Vittorio, appena appresa la notizia, in un misto di incredulità (un cazzo di scherzo?) e di commozione (sembra esagerato ma avevo 21 anni all’epoca…).
Mi sembra in effetti che non furono affissi manifesti in città e fu perciò ancora più sorprendente trovare il Tenda Strisce di Via Cristoforo Colombo pieno come un uovo in una calda serata infrasettimanale.
E, indubbiamente, fu la catarsi.
Nella mia vita di concerti ne ho visti parecchi di cui alcuni indimenticabili, non so… penso ai Nirvana di Nevermind, ai Pavement di Slanted And Enchanted, alla PJ Harvey di Dry o ai Clash di Sandinista. Quei momenti, per gran parte imponderabili, in cui magicamente si sposano la qualità dell’artista preso al massimo della propria espressività con un momento particolare della tua vita.
Ma quella sera fu, probabilmente, ancora di più.
E segnò la mia formazione di appassionato musicale e non solo di quello.
In piedi su una sedia di quarta/quinta fila una muraglia umana mi impediva praticamente la visuale di Johnny Marr ma gli occhi erano tutti per un giovane e occhialuto Morrissey a pochi metri da me, estremamente sorpreso e compiaciuto della bollente accoglienza riservatagli e che non si risparmiava minimamente, diviso tra le pose sguardo al cielo immortalate anche da alcuni video dell’epoca ed un atteggiamento quasi provocatorio, di confronto, con le prime file che spesso strabordavano sul palco in cerca di contatto fisico.
Ogni canzone un boato e, più in particolare, la sensazione, quasi sospesa nell’aria, di totale, profonda condivisione personale, molto personale.
Hey ma non sono solo io a provare certe cose.
Ricordo la gente spossata, seduta per terra al termine del concerto fuori dalla Tenda.
Ma di una spossatezza più spirituale che fisica e anche oggi, che probabilmente non ascolto un disco degli Smiths da mesi e Morrissey fa un po’ impressione nella sua bolsaggine, il ricordo di quella sera, delle emozioni provate, spesso mi chiarisce cosa cerco nella musica e, più in generale, nella vita.

La scaletta fu questa:
William It Was Really Nothing
Nowhere Fast
I Want The One I Can’t Have
What She Said
How Soon Is Now?
Stretch Out And Wait
That Joke Isn’t Funny Anymore
Shakespeare’s Sister
Rusholme Ruffians
The Headmaster Ritual
Hand In Glove
Still Ill
Meat Is Murder
Heaven Knows I’m Miserable Now
Handsome Devil
This Charming Man
Miserable Lie
You’ve Got Everything Now

Massimiliano Bucchieri