Blue Monday (Fiver #24.2015)

neworder
New Order – Blue Monday
Tell me how do I feel
Tell me now how do I feel

Il lunedì è sempre stato un giorno strano. Per tanti è un giorno fa-ticoso, si rientra nel tram tram delle cose dopo il weekend. C’è un po’ di stanchezza nel pensare che hai davanti un’altra settimana di un lavoro che, quasi sempre, non vuoi ma devi. Che prima di un’uscita come si deve passeranno giorni, a meno che tu non abbia vent’anni e poco altro da fare. E tutti a lamentarsi che è lunedì.
Per me è sempre stato un giorno che dà sicurezza: torni proprio al tuo tram tram, alle tue cose, alle consuetudini che, alla fine, ti sei cercata tu. Per me la domenica è sempre stata il giorno difficile, quello che non ci si arriva in fondo. La domenica piena di malin-conie, di ansia o di nervoso. Il giorno dello scarico. Delle tensioni accumulate che fanno saltare i nervi se hai qualcuno che può farti da sacco da box. O della tristezza, se non ce l’hai.
La domenica è sempre stata un giorno da cercar di digerire. Ma il lunedì, non so, l’ho sempre trovato rassicurante. più facile.
Oggi è diverso. Sarà che questo novembre sembra voler scaricare tutta l’acqua del cielo sul mio terrazzo, che il mix del pezzo è arrivato e lo ascolto da due ora ma non capisco se mi piace o no, non capisco se ne sono felice.

Arcade Fire – My Body Is A Cage
My body is a cage
That keeps me from dancing with the one I love

Finito. Il primo pezzo del primo disco: il mio sogno che diventa realtà. E non riesco a ridere a crepapelle o piangere o gridare. Lo ascolto e non capisco, non capisco la mia voce, la mia chitarra, le mie parole. Non capisco, come se ci fosse una distanza fra me e me, come se non fossi del tutto io che vengo fuori dalle casse, così pulita e senza fruscio che sembra non essere me. Forse, solo, non ci sono abituata.
Sarà che Isabella guarda la finestra da stamattina e poi viene a miagolare e strusciarsi in cerca di coccole che non ho la forza di farle. Sarà che non riesco a smettere di pensare che vorrei chiamar-ti e farti sentire il pezzo e chiederti: «che ne dici, amore?».

Black Heart Procession – The Letter
And I know it’s not easy
Things can be so wrong
As we are lost in the waves

Per la prima volta oggi penso che il lunedì sia veramente uno schi-fo, che la domenica è difficile se sei sola, ma se lo sei hai un’amica sola come te e puoi passarla in tuta sul divano a guardare film stu-pidi e sparlare delle altre a casa ad annoiarsi coi morosi, mariti, figli. O puoi sbronzarti con lei di vino bianco e ridere fino a che ti scoppia la testa. Se non sei sola è da passare sotto le lenzuola con chi ami. E se ne vola via comunque.
Di lunedì se sei sola, ti senti sola. E le amiche sono a lavorare, co-me sarò io fra qualche ora, solito pomeriggio in libreria a vendere roba illeggibile a gente che non sa leggere. L’ultimo best seller sul cibo o sul sesso, o tutte e due le cose assieme, tanto si scrive solo di scopate e mangiate: nei tempi bui i bisogni primari si ammantano di bellezza. Solite cinque ore a rimettere a posto volumi che mai vorrei in casa mia, a stupirmi per i buchi tra i classici che neanche vengono riordinati, a dispiacermi per i capolavori che leggo e rimangono qualche settimana in scaffale per poi sparire nel nulla dei libri dimenticati.
Magari sono fortunata e oggi pomeriggio mi chiederanno Agota Kristof, Martin Amis, Bret Ellis e non E. L. James, Tondelli e non Baricco. Magari riesco a non annoiarmi per qualche minuto.
Il pezzo sfuma per quella che credo sia la decima volta. Isabella sbadiglia. Ti sei stufata anche tu di sentire sta lagna, vero? Metto su un caffè, che è meglio. Magari mi sbaglio e mi passa un po’ di questa pesantezza. Magari non metto sul piatto ancora Ofeliador-me

Ofeliadorme – The King Is Dead
The King is dead and I’m not the queen
The kingdom’s ruined and I’m not the queen .
Forgive me

e ascoltiamo un po’ di Crocodiles: un po’ di sole della California per far smettere di piovere.

Crocodiles – Mirrors
Something in the way you crucify me,
it makes me smile

Attacca “I Wanna Kill” e catturo Isabella che già aveva capito il momento e stava per saltare fuori dal balcone: meglio la pioggia che ballare con me. E invece la stringo e saltelliamo assieme sulla chitarra di Charles e lei mi guarda con odio e poi scappa e a me per un attimo viene da ridere: ti ricordi quando la prendevi e poi ballavamo i lenti tutti e tre assieme? Quanto abbiamo riso per le sue facce da gatta torturata? Quanto abbiamo riso assieme, noi?
Mi fermo. Isabella miagola, questa volta vuole la pappa. Uno scroscio più forte di traverso bagna i vetri della finestra. Le luci, fuori, trasformano il vetro in un quadro.
Ti odio perché siamo stati troppo felici.
Tiro la linguetta della scatoletta che non vuole aprirsi. Cazzo, neanche una scatoletta riesci ad aprire? Tiro più forte e il dito scivola e un secondo dopo sto sanguinando sui bocconcini di salmo-ne, Isabella miagola e io non riesco a non piangere. Piango perché il dito fa male, perché piove e sono stanca, perché è un fottuto lunedì e il disco è bellissimo ma io non riesco ad essere felice perché tu non lo ascolti con me e lo so che non poteva e lo so che non si riusciva e lo so che. Lo so, ma non me ne faccio un cazzo di saperlo e questo è un maledetto lunedì che odio.
D’ora in poi, come tutti, dirò che il lunedì è un giorno di merda e sarà colpa tua. E di questa scatoletta. Ti odio. Piove ancora. Avrei voluto. Il dito quasi non fa più male. Isa fa le fusa mentre mangia.

FABIO RODDA

Questo “Blue Monday” è il riadattamento per Sniffin’Glucose di un pezzo scritto e pubblicato il 23 giugno scorso sulla mia pagina fb.
https://www.facebook.com/pages/Fabio-Rodda/512576248828913?fref=ts
Fa parte di un progetto nato lo scorso autunno da una foto che ha dato vita a due personaggi, Adam ed Eve, nomi ispirati agli eterni amanti di Only Lovers Left Alive.
Sono spezzoni notturni; fotografie, appunto, di un racconto. Il racconto di una frattura, di un amore spezzato. Enorme. Forse morto, ancora non lo so.
Sono tutti scritti di getto e pubblicati senza nessuna revisione, sempre legati al link di una canzone che li ha ispirati e seguiti dalla scritta TOBECONTINUED. Potete trovarli tutti sulla mia pagina.
Se diventeranno parte di un racconto vero e proprio non lo so, per ora ho sol-tanto deciso di continuare così: a buttar fuori quello che mi gira nella pancia senza aspettare che il mattino porti consiglio.

Black Heart Procession “Six”

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La puntina si appoggia morbida sul vinile. Il caffè che sale sbuffa e bagna la piastra elettrica della cucina. Casa mia. Forse un po’ casa nostra. Ti guardo. Il tuo broncio mentre dormi. Le palpebre che tremano ogni tanto. Forse ballano. Forse cantano.
Il solco sul 33 giri strappa un po’ dalle casse. If you bury me/If you miss me.
Albeggia. Io non riesco a dormire e dal terrazzo l’aria fresca scivola potente sulla pelle. I could find the perfect spot.
Fruscio e di nuovo musica. Bassissima, perché non voglio svegliarti. Voglio rimanere a guardarti mentre ti giri e sorridi. Poi ti volti coi pugni come a stringere qualcosa sopra la tua testa. Non voglio svegliarti. I’m not leaving till the devil is dead/The devil is dead/This is the wasteland.
Quando ti ho incontrata ho pensato I found heaven and hell/I thought you came save my heart/You came to crush my soul. Ho pensato che stavo giocando una partita troppo alta, col piatto vuoto. Un bluff che mi sarebbe costato caro, che mi sarebbe costato tutto. I lost my mind to lose my love.
Ho pensato: I took your poison to see how you suffer/I took your drugs to see you high/I took your hand to walk with you. Mi farai a pezzi, marcerai sul mio cuore come un esercito in fuga dall’inverno siberiano.
Ti ho incontrata in un pomeriggio umido mentre aspettavi di attraversare la strada. Io con queste note nelle cuffie. Ho aspettato che muovessi un piede per muovere il mio col tuo perché battessero il tacco assieme, così forse potevamo battere allo stesso ritmo e allora non sarebbero servite parole.
Don’t say a word/Just close your eyes/See if you remember me.

Un pezzo dietro l’altro mentre arrotolo ancora una sigaretta e il sole comincia a disegnare lame di luce sui palazzi di fronte. La paura a volte è solo una pozzanghera che sembra un oceano. Basta salire in alto per vederne i confini.
Ho pensato Forget my heart/No reason to lie to me it can’t get any worse.
Ho pensato: dovrò faticare ancora per rimettermi in piedi, camminare da solo senza idea di dove andare. Ho pensato: dovrò perdermi e ricominciare a cercare e non ne ho più voglia. Ho pensato: In the desert I found life/I found death. Ho pensato.
Quasi mattino. Il caffè è finito e il sole ormai è una palla rossa che comincia a scaldare l’aria. Il colpo ripetitivo della testina sul bordo, la risacca dalla carta al centro del vinile.
Intorno a me nasceva un giorno nuovo e allora ho smesso di pensare ed ho guardato e tu eri lì, dove ti avevo lasciata, e il mio cuore era intero e rideva felice.
Ho pensato: forse oggi posso pensare un pensiero diverso.
Anche un disco può mentire. Può raccontare una storia che, una volta tanto, non sarà.
Mi alzo. Sollevo il braccio e le casse danno un piccolo “pop” e tu, per un istante, apri gli occhi.
Sono lì che li guardo.
Sorridi, ti tiri la coperta sulla testa e ti giri stringendo il cuscino. Sei ancora qui.
Rimetto la puntina sul primo solco. Musica da un vecchio carillon. When You Finish Me. Quando tu. Quando tu sei qui. Quando questo basta e tutto gira come deve girare, come il vinile lento sul piatto.

Fabio Rodda

Questo pezzo, come tutti quelli che state leggendo in questi giorni, sarà pubblicato su carta nel numero speciale della fanzine No Hope, distribuito in occasione del No Glucose Festival il 21 e 22 maggio al Mikasa.


Qlowski live @ No Glucose – 22.05.15