Home of the Brave (Fiver #32.2015)

The Smudjas

The Smudjas

Termina un’estate tutto sommato densa di avvenimenti. Uno in particolare mi ha colpito e, anche a distanza ormai di un paio di mesi, mi ha riportato alla memoria avvenimenti passati che, come spesso mi accade, si sono concatenati in maniera inaspettata.
Ricordo con sufficiente precisione, nonostante il trascorrere degli anni, un curioso alterco a cui ebbi l’occasione di assistere su uno stipato autobus bolognese. Una donna elegante ed ingioiellata osservava con crescente disappunto una ragazza che, visibilmente alticcia, discuteva animatamente, con un marcato accento centro/meridionale, con una sua amica senza però arrecare alcun disturbo ai compagni di viaggio tanto che ne avevo a malapena registrato la presenza (anche se, con la maglietta dei Fugazi che indossava, aveva inconsciamente incassato immediatamente la mia simpatia).
A un certo punto, considerata evidentemente superata la propria soglia di tolleranza che, immagino, non dovesse essere particolarmente alta, la “signora” apostrofava la ragazza con parole che, a distanza di anni (il tutto avveniva a fine anni 80, direi) non so ripetere fedelmente, ma che suonavano più o meno così: “vergogna voi studenti di fuori città che portate il degrado nella nostra bella città”. La ragazza si voltava, e contro ogni previsione, cominciava con tono fermo e risoluto, sebbene sempre più stizzito, ad apostrofare la signora con frasi di una lucidità e brillantezza insospettabili, sino a quel momento, data l’ evidente condizione alcolica. A quel punto la cosa si fece interessante e richiamò definitivamente la mia attenzione. La sua risposta recitava, più o meno, “ma di cosa vi lamentate voi borghesotti, questa città sarebbe una città fantasma senza noi fuori sede che riempiamo le vostre piazze, le vostre botteghe, i vostri locali, i vostri appartamenti pagando centinaia di migliaia di lire per posti letto non fumatori/settimana corta… cara signora (qui forse sto ingentilendo il ricordo) se c’è qualcuno che si deve vergognare quella è lei”.
Premesso che da un punto di vista culturale la città è decisamente migliorata rispetto agli anni della mia giovinezza grazie allo spirito di iniziativa di alcuni (fuori sede e non) ragazzi dotati di fuoco, pazienza e cervello, mi capita, ahimè per motivi indipendenti dalla mia volontà, di venire a contatto con alcuni membri della popolazione cittadina che ancora, a distanza di anni, la pensano nella stessa maniera.
Questo piccolo battibecco mi è tornato alla mente quando, poche settimane fa, mi sono ritrovato su un terrazzo a poche decina di metri da casa mia dove un centinaio di ragazzi felicemente stipati si sono goduti, senza eccessi ed in totale armonia, tre gruppi invitati a suonare in barba a cervellotici regolamenti comunali da dei “temibili” studenti. Rumoroso kraut rock, performers situazionisti, garage. Birra a fiumi, un pentolone di pasta e prevedibile tirata d’orecchie da parte della municipale. Il tutto chiuso nell’accettabilissimo orario delle 2130.
L’incoscienza dei vent’anni, certo, ma anche una passione tangibile e la voglia di “fare”. Se questo non è DIY non so più cosa sia.
Degrado? Non so se la ragazza di cui sopra, a distanza di anni, ora sia una ingioiellata professionista o una coscienziosa attivista ma mi piace pensare che se mia figlia fra qualche anno mi dicesse di aver organizzato una serata del genere, piuttosto che un’apericena o un “evento” a base di balli latini, l’abbraccerei inorgoglito.

P.S. Per la cronaca, la serata era “organizzata” da No Hope Fanzine e i gruppi che hanno suonato erano Holiday Inn, Sugar Pigs e Rijgs . Fatevi un piacere e cercateli. Ne vale veramente la pena.

Blank Realm – River Of Longing

Già conquistati dal precedente Grassed Inn tornano da Brisbane i Blank Realm. L’altra faccia dell’Australia. Se i Tame Impala sono stati maledettamente attenti a fare un disco che potesse piacere a tutti i Blank Realm hanno semplicemente fatto il disco che volevano loro. Molto vario e sempre su grandi livelli. New Wave, ad esempio, in quantità industriale con tanto di intro alla Killing An Arab in questa traccia. Come un Robert Smith ventenne Aussie. Semplicemente irresistibile.

The Smudjas – Weapons

Terzetto di base a Milano. Avvistate proprio in questi giorni al riuscitissimo Borderline – Meeting delle etichette indipendenti dove hanno suscitato un’eccellente impressione. Piedi ben piantati nei 90 ma sguardo “emozionale” dritto all’orizzonte unitamente a una tecnica veramente notevole. Un support slot di prestigio agli Ought. Ci aspettiamo grandi cose.

Day Wave – Drag

Day Wave è essenzialmente Jackson Phillips da Oakland. Le note di Drag, leggere come dei Real Estate da cameretta, si disperdono negli ultimi raggi di sole. Fresca malinconia perfetta per queste ultime giornate estive quando il vento si raffredda e ti caccia dalla spiaggia a metà pomeriggio.

Beach Slang – Filthy Luck

Corrono forte i Beach Slang. Piccolo supergruppo pop punk con base in Pennsylvania. Diverse esperienze all’attivo (Weston quella più nota). Filthy Luck porta alla mente i No age più pop o i Japandroids nei loro momenti migliori. Un album in uscita e una data al Freakout a febbraio. Ci saremo.

Expert Alterations – A Bell

Amore a prima vista per i ragazzi di Baltimora. Chitarre che piovono sotto un cielo color Pastello e una ragazza di nome Sarah che bussa timidamente alla porta per reclamare il suo Wedding Present. Un album in uscita a fine ottobre. Thank God summer is over.

Massimiliano Bucchieri

gennaio

A gennaio succede poco o nulla. E quel poco di solito non è per nulla rassicurante. E’ il mese dove i buoni propositi con cui si era chiuso l’anno precedente iniziano a mostrare i primi preoccupanti cedimenti ed anche in ambito strettamente musicale le uscite interessanti si contano sulle dita di una mano.
E´andata giá bene con l’album di Sthephen Malkmus (di cui potete leggere qui). Insomma mi sono girato e rigirato qualche vinile tra le mani, la solita montagna di ascolti in streaming (appena meno che in un mese normale) ma niente che mi abbia fatto scattare la scintilla. Del resto i propositi erano chiari quando abbiamo aperto il blog: si scrive solamente di quello che ci appassiona.
Avrei potuto buttare giú qualche riga a proposito dell’album dei Blank Realm, per esempio. SONY DSCPerché é un disco interessante, bello, che in qualche episodio entusiasma, che tocca le corde giuste. Che é roba nostra al 100%. Ma non vorrei fare una recensione. Vi dico solamente che si intitola “Grassed Inn” e che sono una band di Brisbane. I soliti professori del web hanno giá individuato i riferimenti capaci di solleticare la nostra attenzione: Royal Trux, Sonic Youth, Yo La Tengo ma non é sfuggita neppure una certa attenzione melodica tipica della new wave anni dei primi ‘80 e difatti qualcuno ha aggiunto una band come i Psychedelic Furs allo spettro di influenze.

Ho poi molto apprezzato il nuovo corso dei Mogwai. Che hanno quasi completamente smussato angoli e spigolositá. Ormai hanno un suono decisamente “cinematografico”, sereno e levigato. Ma non banale, anzi ancor piú interessante, ricco di sfumature e tonalitá. “Rave Tapes” é un album di una consapevolezza estrema. Si capisce quando una band ha raggiunto la capacitá di maneggiare il proprio linguaggio con autorevolezza. I Mogwai non sono mai stati cosí convincenti alle mie orecchie e il recitato che infilano in un brano a proposito dei Led Zeppelin e dei messaggi satanici contenuti nei dischi é esilarante. Roba che ti fa venire la voglia di prendere il vinile e suonarlo al contrario.mogwairavetapes

Ma gennaio é anche il mese degli inventari. E quest’anno ho deciso che era davvero arrivato il momento di fare le cose seriamente. Ho preso i dieci anni della mia vita che avevo infilato in un paio di casse in cantina in forma di riviste musicali ed ho iniziato a trasformare quelle pagine in file digitali. Non so perché ho sentito l’esigenza di doverlo fare in questo momento ma ho l’impressione che questo blog abbia avuto la sua importanza.
Tutto quel materiale (130 tra interviste e articoli, piú una marea di recensioni) ha fatto venire in luce una serie di episodi, ricordi e storie di vita vissuta che in qualche caso avevo rimosso. Ci sono i capitoli imbarazzanti ma anche gli episodi che mi hanno segnato in maniera definitiva, questi ultimi legati alle persone che ho incrociato nel corso degli anni, piú che alla musica stessa.
smith 1Una di queste non é piú tra noi. Elliott Smith si é suicidato nel mese di ottobre del 2003. Ci ha lasciato una manciata di dischi straordinari, inutile ricordarvelo. Per qualche minuto appena le nostre due vite si sono incrociate. Trenta minuti di telefonata intercontinentale, niente di piú. Ma neppure cosí poco perché me lo ricordo solare e disponibile, finanche rilassato nel suo interloquire.

Quel momento é finito sulla copertina di una rivista chiamata Rumore nel aprile del 2000 ed ora, senza chiedere permesso a nessuno, ha deciso di uscire dal sottoscala dove era stato archiviato. Di quella storia, di tutti quegli anni, di tutta la vicenda legata a Rumore porto ancora addosso i segni, le tracce ed anche qualche cicatrice. In questo gennaio ho compreso che é inutile tentare di lasciare i fantasmi chiusi in cantina. Meglio spalancare le porte e coprire – come scrive Fiumani in Siberia – le distanze per raggiungere il fuoco che vive sotto la neve.
Cesare Lorenzi
In allegato qui sotto potete leggere l’intervista ad Elliott Smith pubblicata da Rumore nell’ aprile dell’anno 2000.
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