Life Itself

“Quando non ho nessun posto dove andare, torno qui
Torno qui e ritrovo la mia voce come qualcosa che mi è scivolata dalle tasche.
E ogni volta che ritorno sono circondato da persone che mi amano, che si occupano di me.
Qui riesco a sentire le cose, il mondo pulsa in maniera diversa,
il silenzio vibra come una corda pizzicata milioni di anni fa;
c’e’ musica tra i pioppi tremuli e gli abeti e le querce e persino tra i campi di mais essiccato.
Come fai a spiegarlo a qualcuno ?
Come fai a spiegarlo a qualcuno che ami ?
Cosa succede , se poi non capisce ? ”
da SHOTGUN LOVESONGS di Nickolas Butler

Non vi svelo qual è il “qui” del protagonista di questo grande esordio letterario ognuno potrà metterci quello che vuole e fare diventare proprie queste parole. Per Sniffin’ Glucose quel “qui” è idealmente la musica ma penso che molti di voi concorderanno nel dire che il cinema va molto vicino come potere evocativo …e nel mio caso a volte la supera.
E’ tradizione di questo blog consigliare opere fuori dal circuito mainstream, non per snobismo, ma con la convinzione che là sotto, in quell’angolino del mondo
“tra i pioppi tremuli e le querce e persino tra i campi di mais essiccato”
c’e’ qualcosa che merita di essere elevato all’attenzione degli altri.
Troverete quindi, come 12 mesi fa, una manciata di storie non distribuite in Italia ma che a mio avviso meritano di essere cercate, inseguite e trovate (possibilmente in lingua originale)
Ce n’e’ per tutti i gusti e per tutti i generi, perché come ho sentito una volta..
“spesso non è importante quello che vivi..ma come lo racconti”
Di mio continuo ad essere appassionato alle classifiche di fine anno, mi aiutano a fare ordine
e non nascondo che è sempre presente un divertimento di fondo nel fare le mie e nel leggere quelle degli altri.
Quindi non resisto nel mettere un numero di fianco ad un titolo, a voi il compito di stravolgere tutto se avete visto o vedrete qualcosa

1- FILTH (di Jon S.Baird – SCOZIA)
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Non voglio dilungarmi nelle solite critiche alla distribuzione cinematografica italiana (con rare e lodevoli eccezioni), chi mi conosce sa come la penso.
Capisco che non si possa distribuire tutto in un paese di 60 milioni di abitanti, ma è triste constatare che FILTH è uscito praticamente in tutto il mondo tranne che qui.
La storia è tratta da “Il Lercio” di Irvin Welsh (non l’ultimo arrivato..suvvia) e il protagonista è il non certo sconosciuto James McAvoy che per questo film ha vinto il Bafta 2014 (tra i maggiori riconoscimenti del cinema britannico) come miglior attore.
Ci sono inoltre Jamie Bell, lo splendido Eddie Marsan e la stella nascente inglese Imogen Poots
Nonostante questi crediti il film non è uscito e il motivo a mio avviso è da ricondurre al fatto che siamo ancora un paese vecchio e perbenista.
Filth è estremo, osceno, volgare, sessista, scorretto …ma a mio avviso è grande cinema con un ritmo travolgente e ironico.
Filth è il film punk dell’anno ! Da vedere (per poi forse insultarmi)

2 – LIFE ITSELF (di Steve James – USA)
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Continuo a pensare che le parole “cinema” e “vita” siano molto vicine tra loro , l’ho testato anche quest’anno in tanti momenti . Uno di questi è sicuramente il documentario sulla vita di Roger Ebert, un critico cinematografico molto noto negli Stati Uniti (chi da anni vede il David Letterman Show lo avrà visto forse molte volte come ospite)
Un Ebert che, ripreso senza pudori nella sua malattia, non rinuncia al suo amore per il cinema e lo trasmette a noi spettatori in maniera potente ed ottimista, come dovrebbe essere “la vita stessa” .
Il film è stato presentato al Biografilm Festival 2014 e l’ottima “I wonder pictures” potrebbe ripresentarlo in sala anche nei prossimi mesi.

3 – CALVARY (di John Michael McDonagh – IRLANDA )
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Ho un debole per l’attore irlandese Brendan Gleeson vero mito in patria, e ho un debole per il regista John McDonagh di cui avevo apprezzato molto “The Guard” qualche anno fa (tradotto da noi con l’orrido titolo “Un poliziotto da happy hour”).
Ho un debole soprattutto per le storie raccontate con grande umanità e che sono metafore di altri racconti In Calvary ho trovato tutto questo.
Di sicuro non un capolavoro ma un film che in questo 2014 mi ha profondamente segnato.
Il film è stato acquistato dalla Fox …ma da lì ad uscire nelle sale non è cosa scontata. Vedremo…
Magari capiterà come “The Broken Circle Breakdown” (da noi tradotto come “Alabama Monroe”)
recensito su Sniffin’Glucose 12 mesi fa e poi diventato uno dei film dell’anno dopo la tardiva uscita in Italia la scorsa primavera.

4 -KREUZWEG (Stations of the Cross – di Dietrich Brugemann – GERMANIA)
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Orso d’Argento a Berlino 2014 come miglior sceneggiatura.
Meritatissimo premio per l’originalità di scrittura: la storia dell’educazione di una ragazzina che vive in una piccola comunità cattolica in Germania raccontata attraverso le ideali stazioni della Via Crucis. Un film severo e delicato al tempo stesso. Un piccolo grande gioiello.

5 -SUNSHINE ON LEITH (di Dexter Fletcher – UK)
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Non so chi di voi ricorda la band scozzese The Proclaimers, formata dai gemelli Reid. Ebbero un certo successo con i loro primi 3 album di folk-rock piuttosto collegiale a fine anni 80.
Io a quei tempi amavo molto gli Housemartins di cui erano amici e di conseguenza iniziai a seguirli.
Li vidi anche qualche anno fa al Cambridge Folk Festival e mai avrei immaginato che uno dei miei film dell’anno 2014 fosse un musical basato unicamente sulle loro canzoni.
Un film fresco, solare e che ha il raro dono di poter piacere ad un pubblico trasversale.
Il regista Dexter Fletcher (attore in mille produzioni inglesi)  è qui alla sua seconda opera come regista dopo l’ottimo Will Bill del 2012 e a mio avviso si sentirà ancora parlare molto di lui.

6 – FOR THOSE IN PERIL (di Paul Wright – SCOZIA)
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Se dovessi eleggere il mio attore dell’anno, nominerei sicuramente il giovane ventenne londinese George MacKay. L’ho trovato in tanti film che ho amato negli ultimi mesi
E’ nel gruppo di attori dell’appena citato “Sunshine on Leith” ed in quello del bellissimo “Pride” appena uscito nelle sale. MacKay è anche l’assoluto protagonista di “For those in peril”uscito in realtà anche nel circuito streaming on line italiano con il titolo “Il Superstite”.
Una Scozia dal mare sempre più in tempesta e che stravolge e a volte strazia i cuori.
Tragico e bellissimo.

7 – A BIRDER’S GUIDE TO EVERYTHING (di Rob Meyer – USA)
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Ogni anno inserisco sempre qualche “racconto di formazione” nella mia top list. Il genere mi è da sempre vicino. Quest’anno il premio di miglior titolo indipendente sul mondo degli adolescenti se lo aggiudica questo piccolissimo “A birder’s guide to everything” dove un ragazzo si rifugia nell’amore per gli uccelli per superare le proprie difficoltà.
Chi vide lo splendido “The Road” di qualche anno fa ritroverà  il bambino che interpretava il figlio di Viggo Mortensen. Ora Kodi Smith McPhee ha 17 anni e sicuramente se ne sentirà ancora parlare

8 – LAS BRUJAS DE ZUGARRAMURDI ( Witching & Bitching di Alex de la Iglesia – SPAGNA)
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Alex de la Iglesia è un genio del cinema, il problema è che non lo sa o meglio non gli interessa niente. Avevo messo il suo precedente “Ballata dell’odio e dell’amore” tra i migliori film del 2010. Lo rifaccio ora con questo Witching & Bitching.
Avviso che ci sono streghe e situazioni surreali, quindi se non siete avvezzi al genere potete passare la mano.
Però vi sfido a vedere i primi 10 minuti e poi mi direte se non sono degni del miglior Tarantino.

9- RUN & JUMP (di Steph Greeen – USA)
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Il mio debole per il cinema indipendente americano è noto e torna fuori soprattutto in questi film dal tono agrodolce. Presentato al sempre ottimo Tribeca Film Festival, Run & Jump racconta la storia di un dottore che deve seguire la riabilitazione di un 40enne colpito da ictus.
Lo fa a casa del paziente in una splendida Irlanda inserendosi di conseguenza nel suo tessuto familiare. Protagonista un sempre più bravo Will Forte (già visto quest’anno in Nebraska)

10 – STARRED UP (di David MacKenzie – UK)
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Solitamente parto con un po’ di pregiudizi sui film che hanno come ambientazione il carcere ma le eccezioni quando ci sono mi entusiasmano non poco (un esempio su tutti : Hunger di Steve McQueen).
Questo Starred Up è un film potente e crudo. Ha finora vinto 12 premi in festival o manifestazioni a cui ha partecipato ma questo non è bastato per farlo uscire da noi (ma a Taiwan sì..per esempio)
L’assoluto protagonista Jack O’ Connell, giovane attore di Derby, è stato osannato dalla critica e la sua interpretazione è straordinaria. Speriamo di vederlo nella sale almeno in ” 71 ” di cui si parla un gran bene e che è appena uscito nel Regno Unito.

11 – SHORT TERM 12 ( di Destin Daniel Cretton – USA)
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Solitamente i film visti a gennaio faticano ad arrivare freschi nella memoria nelle classifiche di fine anno. Short Term 12, che racconta la vita in una comunità di adolescenti in difficoltà, mi è invece rimasto ed ha ottenuto un grande successo nei circuiti indipendenti statunitensi.
In questo caso sono ben una trentina i premi raccolti in festival di tutto il mondo, tra cui Locarno ed il South by Southwest

12 – GOD HELP THE GIRL (di Stuart Murdoch – SCOZIA)
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Uno dei film che aspettavo con più ansia in questo 2014 …e di solito quando si parte con tante aspettative si rimane delusi. Non è da tutti i giorni vedere uno dei propri cantanti del cuore darsi al cinema, tra l’altro con una trama che sa molto di Belle & Sebastian degli esordi e intriso della loro musica. La critica si è divisa e il film ha in effetti deluso non pochi. Io invece lo difendo ed eleggo God Help The Girl come film “indie” dell’anno.

13 – BORGMAN (di Alex Van Warmerdam – OLANDA)
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Anche in questo caso il film è uscito in tanti paesi (tra cui Estonia, Turchia, Polonia, Portogallo..etc…). Dire 2 parole di trama su Borgman significherebbe rovinarlo.
Vi dico solamente che il film si apre con un prete che insegue Borgman per ucciderlo. Cosa ha fatto ? Chi è Borgman ?

14 – COLD IN JULY (di Jim Mickle – USA)
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Nel mese di agosto è uscito nelle sale italiane “Out of the Fournace” (tradotto da noi “Il fuoco della vendetta”).
Se lo sono visto in pochi visto il periodo infelice di uscita , ma a mio avviso è un ottimo “revenge movie” dal grande cast (Christian Bale, Casey Affleck, Zoe Saldana e un cattivissimo Woody Harrelson). Questo Cold in July gli si avvicina nelle atmosfere, come si avvicina a tanti film di genere.
La presenza di Sam Shepard tra i protagonisti è sinonimo di garanzia.
Se vi piace il genere cercate anche Blue Ruin, film che non mi ha particolarmente colpito ma che è stato oggettivamente esaltato dalla critica in questo 2014.

15 – THE SELFISH GIANT(di Clio Barnard – UK)
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Una caterva di premi e nomination per questo “The Selfish Giant” ma anche in questo caso non sono serviti per l’uscita italiana.
A metà strada tra Ken Loach e i fratelli Dardenne anche se meno potente e meno sensibile (altrimenti si potrebbe gridare al capolavoro).
Il film narra la storia dell’amicizia tra 2 ragazzini inglesi che vivono la strada come la loro casa.
Di sicuro Clio Barnard è una regista da tenere d’occhio e questo “The Selfish Giant” l’ha sicuramente consacrata in patria.

16 – HOMESMAN (di Tommy Lee Jones – USA)
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Ok.. non esistono più i western di una volta , non ci sono più i registi di una volta..e bla bla bla..
Però c’e’ chi ci prova ancora e il buon Tommy Lee Jones è uno di questi. Avevo messo la sua opera prima “Le 3 sepolture” tra i film dell’anno nel 2005.
Sono passati quasi 10 anni e Tommy Lee Jones firma la sua seconda regia , sicuramente meno potente ma che merita sicuramente di essere vista per gli appassionati del genere.
Un western al femminile che vede come protagonista Hilary Swank

17 – ICH SEH, ICH SEH (Goodnight Mommy – di Veronika Franz AUSTRIA)
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Già citato nel mio “fiver” reportage dal Festival di Venezia di qualche mese fa, il film narra del rapporto tra una madre tornata a casa dopo un intervento chirurgico al volto e i suoi 2 figli gemelli che iniziano a dubitare sul fatto che sia la loro vera madre.
Il film sta partecipando a molti festival e uscirà in programmazione ordinaria nel suo paese d’origine (Austria) tra poche settimane. Vedremo come sarà accolto. A Venezia molti sono usciti dalla sala. Io evidentemente no.
Di certo l’ho trovato più potente dell’horror australiano “The Babadook” osannato dalla critica e che tratta di argomenti similari (rapporto madre – figli )

18 – THE INEVITABLE DEFEAT OF MISTER & PETE (di George Tillman Jr. – USA)
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Il mio film “afro-americano” dell’anno non è “12 anni schiavo” ma questo piccolissimo “Mister & Pete” 2 ragazzini che esigono e implorano nella loro maniera un posto in un mondo più giusto.
Un po’ faticoso nella narrativa, ma alla fine bellissimo.

19 – WISH I WAS HERE (di Zsch Braff – USA)
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Presentato al Sundance 2014 e piuttosto stroncato dalla critica americana.
Un film  che parla di cose importanti con il tono da commedia a tratti anche al limite del demenziale e che può ricordare da lontano le atmosfere presenti ne “I segreti di Walter Mitty” che mi conquistò 12 mesi fa.
Se poi non vi entusiasmerà, almeno ci potremo sentire un po’ di “nostra” musica, con una colonna sonora formata  da brani di Bon Iver, Badly Drawn Boy, Cat Power, Radical Face e tanti altri. Consigliato per una serata leggera

20 – HOJE EY QUERO VOLTAR SOZINHO (The Way He Looks – di Daniel Ribeiro- BRASILE)
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Un film di una semplicità disarmante, una storia di amicizia tra ragazzi in una scuola superiore di San Paolo.
Quasi impossibile non entrare in empatia con questi ragazzi (anche perché uno ascolta sempre i Belle & Sebastian).
Film lieve ….come il 2015 che vi auguriamo di trascorrere.

Massimo Sterpi

Fiver #02.09

Warren Ellis

Warren Ellis

Poco sesso, pochi scandali, molta guerra, molto teatro, molte famiglie in difficoltà e di sicuro nessun capolavoro. Questo in 2 righe quello che ha lasciato la 71esima Mostra del Cinema di Venezia. A mio avviso tra le edizioni più modeste degli ultimi anni anche a causa della concorrenza ormai agguerrita del sempre più potente Festival di Toronto in corso in questi giorni.

Sul fronte a noi più caro, quello musicale, segnaliamo invece i 2 lavori della coppia Warren Ellis e Nick Cave che firmano la colonna sonora di “Loin des Hommes” (di cui parleremo in seguito) e gli Explosions in the Sky che accompagnano per l’ennesima volta il lavoro del loro amico regista texano David Gordon Green . Green era il regista che alla vigilia aspettavo con più impazienza in quanto usciva da 2 film a mio avviso riuscitissimi come Prince Avalanche e Joe, entrambi in cima alle mie preferenze 2013 e segnalati anche su queste pagine.

Il suo nuovo lavoro : Manglehorn interpretato da Al Pacino risulta invece solamente “piacevole” e scivola via senza nessun graffio così come non graffiano gli amati Explosions in the Sky.

Ma non è compito di Fiver commentare le aspettative disattese oppure i premi assegnati nella giornata conclusiva, quindi mi attengo al più gradevole compito di  indicare le 5 opere che per un motivo o per l’altro mi sono rimaste più dentro nella settimana veneziana

 

LOIN DES HOMMES di David Oelhoffen  (Francia)

loin des hommes

Le colonne sonore di Warren Ellis non le senti. Però succede che sei lì che segui una narrazione piuttosto normale ed ordinaria e a metà film ti accorgi che tutto sta assumendo una dimensione epica come i vecchi western che vedevi da bambino e ti rendi conto che questo processo dell’anima è aiutato sostanzialmente proprio dalle note apparentemente innoque composte da Warren Ellis (ovviamente stiamo parlando del fondatore dei Dirty Three e non dell’ononimo scrittore britannico)

Mi era già capitata la stessa cosa con The Road, con Lawless e soprattutto con il sottovalutato “L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford”, tutte pellicole di cui la coppia Ellis/Cave firmavano le splendide colonne sonore.

In questo caso i nostri si mettono al servizio del regista francese David Oelhoffen che ha l’idea originale di prendere un breve racconto di Camus (L’ospite) , ambientato nella guerra franco-algerina e girarlo come se fosse un western. Ne esce una pellicola a mio avviso tra le migliori viste a Venezia 2014 e che forse rappresenta il mio personalissimo Leone d’Oro.

Da sottolineare la prova di Viggo Mortensen che recita in arabo per rendere più credibile il suo personaggio (dopo aver recitato in russo per Cronenberg alcuni anni fa ne “La Promessa dell’assassino”). Uno dei mille motivi per scegliere sempre – quando è possibile – i film in lingua originale.

 

GOODNIGHT MOMMY di Veronika Franz e Severin Fiala (Austria)

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Il film che quest’anno non è riuscito a Kim Ki-Duk è invece riuscito alla regista austriaca Veronika Franz, qui alla sua opera prima e conosciuta in patria per essere la sceneggiatrice del regista di culto Ulrich Seidl.  Di sicuro il risultato ottenuto dalla Franz è quello di avere portato la trama a mio avviso più originale dell’intera rassegna, in una Mostra che al contrario ha spesso riproposto storie già viste.

In “Ich seh, ich seh”, il titolo austriaco del film che significa “Vedimi, Vedimi”, una madre ritorna a casa con il volto completamente bendato dopo un delicato intervento chirurgico. La donna non vorrà mai farsi vedere sbendata dai 2 figli (due gemelli di 10 anni) e il suo carattere risulterà completamente cambiato dopo l’intervento. Diventata più rigida e lontana dagli affetti tratterà i figli – senza padre – con gelo e severità, tanto che i bimbi inizieranno a dubitare che quella sia la loro vera madre. Per tutto il film saremo spettatori della relazione sempre più tesa tra i 3 protagonisti.

Non so se il film uscirà in Italia, ad oggi non mi risulta comprato da nessuna casa di distribuzione. Nel caso uscisse e venisse presentato come un horror (errore fatto con lo splendido “Lasciami entrare” di qualche anno fa) sicuramente non incontrerà il favore degli appassionati del genere.

Ma se verrà presentato come thriller psicologico e film d’autore penso possa avvicinare molti estimatori proprio per la sua originalità

 

SHE’S FUNNY THAT WAY di Peter Bogdanovich – Usa

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“La commedia non è un genere cinematografico è un modo per intendere la vita. La commedia non la puoi costruire o ce l’hai dentro oppure ti riuscirà un prodotto artefatto” Ho pensato a questo commento critico vedendo l’ottimo ritorno alla regia di Peter Bogdanovich. Non si può certo gridare al capolavoro o al film che rimarrà negli annali, ma in ogni modo vedere una commedia ad un Festival cinematografico è già un evento raro , vederla riuscita lo è ancora di più.

Fa strano rilevare che il il ritmo ed i dialoghi più freschi e genuini visti alla Mostra vengano da un regista di 75 anni tra l’altro finito per lunghi periodi nell’assoluto anonimato.

Per il resto , chi non lo ha ancora fatto , si segni il nome di Imogene Poots la giovane attrice inglese che sicuramente ha sempre di più la strada spianata anche ad Hollywood per ricevere infinite proposte. Vedremo se saprà sceglierle al meglio.

 

 

99 HOMES – di Ramin Bahrani – Usa

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I registi indipendenti americani che sbarcano ad Hollywood hanno solo 2 possibilità: o vengono  inglobati dal mainstream o riescono a mantenere uno sguardo piuttosto originale sulle cose.

Il buon Ramin Baharani sembra appartenere a questa seconda categoria. In 99 Homes sceglie 2 attori conosciuti : il sempre più bravo Michael Shannon e il giovane Andrew Garfield (il nuovo Spiderman per intenderci) e ci racconta il dramma molto attuale delle famiglie sfrattate dal Governo degli Stati Uniti a causa dei mancati pagamenti di rate di affitto. Una trama del genere in mano ad un regista europeo avrebbe avuto sicuramente un taglio più lento e malinconico. Baharani riesce invece a girare un film ricco di adrenalina e con il ritmo quasi da action-movie. Per questo motivo il film (se e quando uscirà) potrà avere anche un buon riscontro di pubblico.

 

 

RETOUR A ITACHA di Laurent Cantet – Francia

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Il gioco che propone Laurent Cantet è molto simile a quello proposto ne “La Classe” il suo film più noto che vinse la Palma d’Oro a Cannes nel 2008. Se allora chiudeva tra le mura di una classe di liceo francese il professore ed i suoi alunni, questa volta Cantet ci propone per 2 ore l’incontro tra 5 amici cubani su una terrazza di l’Avana. Il motivo della serata è quella di ritrovarsi insieme dopo 16 anni per festeggiare il ritorno da esule di uno di loro. Le sceneggiature di Cantet non sono mai banali e portano a riflettere su vari punti di vista. In questo caso è la nostalgia a farla da padrona e tutti i protagonisti risulteranno sconfitti e schiacciati dai loro sogni e dalla loro terra.

Forse troppo spinto nel criticare Cuba il film sicuramente potrà interessare maggiormente agli amanti di questa splendida e contradditoria isola.

Il film dovrebbe uscire in Italia a Gennaio 2015 con il più scontato titolo “Ritorno a l’Avana” ..forse perché c’e’ timore che il pubblico non sia all’altezza di sapere che cosa è e cosa rappresenta l’isola di Itaca.

 

 

Come a volte può accadere nel Fiver, cado nella tentazione di segnalare una “bonus track” o movie..in questo caso..

Si tratta di “The Look of Silence” di Joshua Oppenheimer.

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Non l’ho segnalato nella mia top five solo perché se ne è largamente parlato sui giornali e inoltre la vittoria del Gran Premio della Giuria lo aiuterà sicuramente a girare nelle sale.

Il membro più noto nella giuria di quest’anno (Tim Roth) lo ha definito “masterpiece” : capolavoro.

Forse un giudizio esagerato dal punto di vista strettamente cinematografico, ma a mio avviso assolutamente calzante per l’importanza umanitaria dell’opera. Mettere cioè a confronto vittime ed artefici del genocidio indonesiano degli anni ’70 e di cui la storia ha tramandato ben poco.

In questi giorni sta passando su Sky Arte la precedente opera di Oppenheimer “The act of Killing” che ebbi il piacere di segnalare a gennaio su queste pagine tra i migliori documentari del 2013 e di cui “The Look of Silence” è l’ideale seguito.

Se vi capita – e se siete interessati a queste tematiche – non perdetelo …anche se di certo non saranno 2 ore di svago.

MASSIMO STERPI