E intanto, con la consueta nonchalance, siamo già arrivati alla puntata numero 5.
Sniffinglucose è la radio come non si dovrebbe mai fare oggi: troppe chiacchiere e canzoni che solitamente si ascoltano per intero.
Anche questa settimana: un po’ di novità discografiche, qualche tributo alle band che contano e il solito riflettore puntato sul disco della settimana. Quello dei Geese è sulla bocca di tutti (e non sempre per i giusti motivi). Noi, ovviamente, diciamo la nostra, anche se nessuno ce l’ha chiesto.
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Nel 1979, anno di uscita di 𝗔 𝗧𝗿𝗶𝗽 𝘁𝗼 𝗠𝗮𝗿𝗶𝗻𝗲𝘃𝗶𝗹𝗹𝗲, primo formidabile album dei magnifici Swell Maps, la musica la conoscevi in quest’ordine: prima leggevi Rockerilla (o qualche fanzine, nel caso fortunato riuscissi a metterci le mani sopra) poi, se eri ancora più fortunato, ascoltavi i dischi, scovati in qualche negozio con un reparto import ben fornito, a portata di autobus o di treno. Era un processo lento, rituale, quasi iniziatico. Così ti costruivi in testa uno star system tutto tuo, fatto di nomi misteriosi, copertine fotocopiate, voci che circolavano tra i banchi di scuola. In quello star system, gli 𝗦𝘄𝗲𝗹𝗹 𝗠𝗮𝗽𝘀 erano un oggetto volante non identificato, e come tale li trattavamo: con reverenza, con un misto di timore e fascinazione. Non erano solo una band, erano un segnale proveniente da un altro pianeta, un linguaggio da decifrare, un invito a uscire dai confini del già noto. E ogni ascolto era un viaggio, una mappa da seguire senza sapere bene dove ti avrebbe portato.
