Come diceva John Peel a proposito dei Fall: “Always Different, Always the Same”.
Cambiano le parole e i discorsi, la musica resta.
Anche a questo giro la noia rituale dei bilanci di fine anno l’abbiamo smarcata a modo nostro, scegliendo 3 concerti, 3 ristampe e altrettanti nuovi dischi usciti, a rappresentare ciò che ci è più piaciuto nel corso dell’anno appena concluso. Due parole due riguardo questi ultimi: 𝘗𝘩𝘰𝘯𝘦𝘵𝘪𝘤𝘴 𝘖𝘯 𝘢𝘯𝘥 𝘖𝘯, secondo album della 𝐇𝐨𝐫𝐬𝐞𝐠𝐢𝐫𝐥, esempio di equilibrio raro tra giocosa spontaneità e profondità emotiva, con un approccio che celebra l’errore come parte del processo creativo e una produzione, minimale e al tempo stesso incisiva, affidata a Cate Le Bon. Un disco che ha ribadito l’importanza di riscoprire l’essenza del suono DIY in un’epoca dove elettronica e sovrapproduzione spesso dominano la scena.
𝘎𝘦𝘵𝘵𝘪𝘯𝘨 𝘒𝘪𝘭𝘭𝘦𝘥 dei 𝐆𝐞𝐞𝐬𝐞 rappresenta in un modo tutto suo una delle voci più ardite tra quelle ascoltate nel 2025. Oscillando fra art rock, new wave e spermentazione, l’album cattura l’intensità emotiva e l’energia caotica di una band in evoluzione. La sua franchezza e la spinta sonora testimoniano come il rock contemporaneo possa ancora scuotere e reinventarsi.
Le 𝐒𝐦𝐞𝐫𝐳 con 𝘉𝘪𝘨 𝘊𝘪𝘵𝘺 𝘓𝘪𝘧𝘦 offrono dal canto loro un’esperienza sonora che fonde elettronica e dream pop per dipingere un affresco urbano moderno, riflessivo, vulnerabile e pieno di contrasti. Torch song trip hop, spavaldi groove electro, il lato b di un singolo di Madonna fatto girare a rallentatore in un club vuoto dopo che si sono accese le luci in sala. Il tutto proiettato in una Oslo dove le strade sono sempre bagnate di pioggia e i club profumano di Baccarat Rouge 540.
