L’episodio #18 di Sniffin’ Glucose si apre con un blocco di novità. The Just Joans sono scozzesi, a qualcuno di noi ricordano i Pixies, sono in giro da un sacco di tempo ma ci è voluta Oh Veronica, How Right You Are, la loro nuova canzone perché ci arrivassimo anche noi. Subito dopo, Steven Drozd rilegge una canzone dei Seam che era anche tra i solchi di Frigid Star dei Codeine: una cover di una cover, insomma. Dopo oltre trent’anni nei Flaming Lips, Drozd lascia che sia la musica a parlare per lui.
Con Shaking Hand il clima si fa più irrequieto: chitarre spezzate, tensione emotiva trattenuta. A chiudere il primo segmento, Special Friend: indie pop da Parigi, intimo, quasi domestico, che sembra raccontare il quotidiano mentre in realtà ne scardina le certezze.
Il cuore della puntata guarda indietro come di consuetudine. Nel 1984, in piena era Thatcher, quando il post punk aveva già cambiato pelle diventando new wave e il synth pop occupava stabilmente le classifiche inglesi, Paul Weller sentì che era arrivato il momento di sparigliare le carte. Insieme all’amico Mick Talbot diede vita agli 𝐒𝐭𝐲𝐥𝐞 𝐂𝐨𝐮𝐧𝐜𝐢𝐥 e pubblicò 𝐶𝑎𝑓𝑒́ 𝐵𝑙𝑒𝑢, dando forma a un’idea di musica leggera raffinata e consapevole, profondamente in sintonia con il proprio tempo anche sul piano politico. Un disco che dimostrava come il linguaggio mainstream potesse accogliere complessità e contaminazioni senza rinunciare all’accessibilità. L’integrazione di soul, jazz e spoken word metteva in discussione la forma canzone tradizionale, superando le sue strutture consuete, in parallelo, l’immagine cessava di essere decorativa per diventare parte integrante del progetto: non semplice ornamento, ma espressione coerente di una visione artistica e riflesso tangibile di una precisa visione sociale. Eleganza senza élitarismo, dunque, e una musica che al contempo si faceva dichiarazione culturale. Da questa sintesi nasceva un’identità sonora e visiva riconoscibile, fatta di abiti ricercati, richiami al modernismo e attenzione all’estetica del quotidiano, in cui lo stile diventava linguaggio condiviso e strumento di appartenenza. Accanto a Style Council, Prefab Sprout, esempio perfetto di scrittura sofisticata che non ha bisogno di sovrastrutture. E poi The Pale Fountains: malinconia domestica e romanticismo disilluso.
Nel finale, il presente torna a farsi ruvido. Kim Gordon con la nuova canzone si scansa di lato e sembra guardare al passato, forse per la prima volta da quando si è messa a fare dischi in solitaria. Subito dopo, doppietta di Dry Cleaning, il nostro disco della settimana. Confermano brillantemente la loro capacità di trasformare l’ordinario in tensione narrativa, con testi quasi recitati che sembrano annotazioni marginali e invece colpiscono al centro. Tra i nostri preferiti in assoluto, fin dal giorno uno.
