𝗦𝘂𝗻𝗱𝗮𝘆 𝗠𝗼𝘂𝗿𝗻𝗲𝗿𝘀 aprono con Careers in Acting: chitarre, passo newyorkese, residenza west coast. Un debutto che attraversa decenni di rock alternativo senza fermarsi alle citazioni. Poi, 𝗦𝗲𝗮𝘀𝗼𝗻 𝟮 e 𝗙𝗼𝗿𝘁 𝗡𝗼𝘁, due esempi di indie pop chitarristico fatto con il cuore. Chiude 𝗞𝗮𝘁𝘇𝗶𝗻: tradizione americana filtrata da una stanchezza emotiva molto contemporanea.

Il cuore della puntata affonda nei primi anni Ottanta, quando la sperimentazione prendeva strade divergenti. 𝗧𝘂𝘅𝗲𝗱𝗼𝗺𝗼𝗼𝗻 mostrano come l’avanguardia potesse farsi elegante, teatrale, obliqua. Per i 𝐓𝐮𝐱𝐞𝐝𝐨𝐦𝐨𝐨𝐧 l’Europa è sempre stata una seconda casa. Il luogo in cui la loro idea di musica totale, aperta alle arti visive, al teatro e alla performance, ha trovato subito terreno fertile. In questo percorso Bologna ha avuto un ruolo chiave. La Bologna della 𝘛𝘳𝘢𝘶𝘮𝘧𝘢𝘣𝘳𝘪𝘬 e dell’𝘐𝘵𝘢𝘭𝘪𝘢𝘯 𝘙𝘦𝘤𝘰𝘳𝘥𝘴, di 𝘌𝘭𝘦𝘤𝘵𝘳𝘢 1 e del 𝘗𝘶𝘯𝘬𝘳𝘦𝘢𝘴, delle prime radio libere 𝘈𝘭𝘪𝘤𝘦 prima, 𝘊𝘪𝘵𝘵𝘢̀ 103 subito dopo. Una città che non era solo un simbolo dell’avanguardia italiana, ma un vero e proprio punto di approdo creativo. È qui, al cinema Antoniano, che nel dicembre del 1980 la band di San Francisco tenne il suo primo concerto europeo, dando il via a un rapporto intenso e duraturo con la scena culturale locale. Un legame che non si esaurisce sul palco. Bologna diventa un interlocutore costante, un ambiente vivo, politicamente e artisticamente consapevole, che contribuisce a trasformare i Tuxedomoon in una band di culto anche in Italia. A più di quarant’anni di distanza, 𝘋𝘦𝘴𝘪𝘳𝘦 resta la fotografia perfetta di quella stagione irripetibile e dimostra come certe traiettorie artistiche sappiano attraversare il tempo senza perdere forza né mistero. Con il loro secondo album i Tuxedomoon misero a fuoco una visione musicale impossibile da incasellare, fissando una cifra personalissima: un intreccio di new wave, elettronica, funk obliquo e suggestioni cinematografiche che, ancora oggi, suona sorprendentemente attuale.

A seguire, 𝗦𝗲𝗰𝘁𝗶𝗼𝗻 𝟮𝟱: ritmo come struttura, groove nervoso, una musica che guarda ai club, privata però di qualsiasi promessa di evasione. In conclusione, 𝗦𝘁𝗲𝗽𝗵𝗮𝗻 𝗘𝗶𝗰𝗵𝗲𝗿, punto di contatto tra chanson, elettronica e inquietudine europea.

Nel finale il discorso si fa esplicito. 𝗧𝗵𝗲 𝗙𝗮𝗹𝗹 con Totally Wired mettono in scena la sovrastimolazione come condizione permanente: mente fuori controllo, linguaggio tagliato, tensione senza catarsi. Una linea che arriva dritta al presente con 𝗦𝗹𝗲𝗮𝗳𝗼𝗿𝗱 𝗠𝗼𝗱𝘀 che aggiornano quella rabbia parlata, corrosiva, osservando il mondo dal basso, tra sarcasmo, disagio e una lucidità che non cerca redenzione.


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