Si parte con due novità che, volendo essere ingenui, potremmo anche chiamare “piccole scoperte”. Poi però uno guarda meglio e capisce che attorno a 𝐓𝐫𝐚𝐜𝐲 𝐍𝐞𝐥𝐬𝐨𝐧 e 𝐑𝐈𝐏 𝐌𝐚𝐠𝐢𝐜 gravitano nomi tutt’altro che secondari.
Nel brano di 𝐓𝐫𝐚𝐜𝐲 𝐍𝐞𝐥𝐬𝐨𝐧 spunta anche 𝐌𝐉 𝐋𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐦𝐚𝐧,, mentre i 𝐑𝐈𝐏 𝐌𝐚𝐠𝐢𝐜 arrivano da Londra con la produzione di 𝐉𝐚𝐦𝐞𝐬 𝐌𝐮𝐫𝐩𝐡𝐲 e il timbro 𝐃𝐅𝐀 ben visibile sul passaporto. Insomma: due canzoni con alle spalle gente che sa benissimo come si costruisce un ingresso in scena.
Poi i 𝐅𝐮𝐠𝐚𝐳𝐢 e un’uscita che pesa parecchio: le Albini Sessions, riemerse dagli archivi come omaggio a 𝐒𝐭𝐞𝐯𝐞 𝐀𝐥𝐛𝐢𝐧𝐢 vengono pubblicate ufficialmente per la prima volta e, inutile dirlo, per chi quegli anni li ha vissuti in prima fila questa è una notizia capace di destabilizzare anche il battito del cuore.
Il fulcro della puntata però sta tutto in quella terra inglese di metà anni Novanta che, mentre il Britpop celebrava leggerezza e orgoglio nazionale, produceva anche dischi che andavano nella direzione opposta. After Murder Park degli 𝐀𝐮𝐭𝐞𝐮𝐫𝐬 compie trent’anni: un album cupo, abrasivo, pieno di paranoia e attrito, scritto da Luke Haines mentre attorno infuriava la festa. Non un’alternativa stilistica al Britpop, ma una vera contro-narrazione.
𝐋𝐮𝐤𝐞 𝐇𝐚𝐢𝐧𝐞𝐬 è una figura di culto, il cui contributo consiste soprattutto nella capacità di raccontare il lato più cinico e intellettuale della cultura pop britannica degli anni ’90. Pur essendo contemporaneo e parte dello stesso contesto culturale del Britpop, il suo rapporto con quella scena è stato sempre quello di ironico osservatore piuttosto che protagonista. Il suo primo e principale progetto, gli 𝐀𝐮𝐭𝐞𝐮𝐫𝐬, contribuì a definire un’alternativa cupa e letteraria ai nomi di punta dell’epoca, raccontando una Gran Bretagna meno celebrativa e più decadente con l’ausilio di arrangiamenti eleganti e testi ricchi di riferimenti culturali. Con il progetto parallelo dei 𝐁𝐚𝐚𝐝𝐞𝐫 𝐌𝐞𝐢𝐧𝐡𝐨𝐟, Haines pubblicò un concept album dedicato alla storia della Rote Arme Fraktion. Musicalmente vicino al pop orchestrale e all’elettronica, il disco univa fascinazione politica, ironia e provocazione intellettuale. Poco dopo arrivarono i 𝐁𝐥𝐚𝐜𝐤 𝐁𝐨𝐱 𝐑𝐞𝐜𝐨𝐫𝐝𝐞𝐫, formazione di cui non era la voce principale, pur rimanendo autore e mente creativa: melodie pop pulite si intrecciavano a testi spietati e disturbanti. Nel nuovo millennio sta portando avanti una prolifica carriera solista, pubblicando album che mescolano glam, folk e, al solito, una narrazione ironica della cultura pop inglese, con uno stile autobiografico e ricco di riferimenti storici e culturali.
Nel finale si cambia aria, ma non intensità. I 𝐑𝐞𝐩𝐥𝐚𝐜𝐞𝐦𝐞𝐧𝐭𝐬 ci ricordano che certe canzoni sanno ancora sembrare inevitabili al primo ascolto come al centesimo. E poi i 𝐓𝐰𝐢𝐬𝐭𝐞𝐝 𝐓𝐞𝐞𝐧s il nostro disco della settimana, dal profondo Sud degli Stati Uniti, con il loro garage punk storto e country insieme: due brani che sembrano arrivare da un giardino della Louisiana più che da uno studio di registrazione.
Sniffin’ Glucose #25 tiene insieme archivi riaperti, contro-narrazioni britanniche e nuove band che sembrano suonare sedute su un portico, ma con il punk ancora ben piantato nelle vene.
