I 𝐋𝐢𝐟𝐞𝐠𝐮𝐚𝐫𝐝 aprono la puntata numero #𝟐𝟖 𝐝𝐢 𝐒𝐧𝐢𝐟𝐟𝐢𝐧’𝐆𝐥𝐮𝐜𝐨𝐬𝐞: Chicago, post-punk, no wave, rumore e velocità compressi in una nuova canzone che sembra voler esplodere in mano.
Subito dopo 𝐓𝐕 𝐁𝐮𝐝𝐝𝐚𝐡, con un estratto da una compilation che guarda esattamente a quella stessa scena ancora molto DIY, dove le canzoni circolano tra cassette, live e passaggi di mano. È l’ecosistema di Kai Slater: la Chicago che ci piace di più.
Poi 𝐏𝐨𝐥𝐥𝐲𝐟𝐫𝐨𝐦𝐭𝐡𝐞𝐝𝐢𝐫𝐭 che mette in mostra questa identità periferica, mascherata, volutamente obliqua, che profuma di periferia inglese da lontano. 𝐑𝐞𝐚𝐥 𝐅𝐚𝐫𝐦𝐞𝐫, olandesi di Groningen, chiudono il primo segmento.
A trent’anni da Emperor Tomato Ketchup, gli 𝐒𝐭𝐞𝐫𝐞𝐨𝐥𝐚𝐛 restano il punto in cui il kraut-pop chitarristico si trasforma in qualcosa di più libero, stratificato, visionario. Metronomic Underground, la canzone che lo apre, è ancora oggi un ingresso perfetto in quel mondo di loop, basso ipnotico e avanguardia resa accessibile.
Più che una band gli 𝐒𝐭𝐞𝐫𝐞𝐨𝐥𝐚𝐛 sono sempre stati un’idea di mondo. Sin dal principio, quando nati (anche) dall’esperienza di Tim Gane nei McCarthy, portavano con sé un’eredità legata al suono indie pop della generazione C86, trasformandola però in qualcosa di più astratto e visionario. Un suono che sembrava arrivare da un futuro immaginato negli anni ’60, poi rimasto sospeso nel tempo. Ascoltarli significa entrare in uno spazio in cui la ripetizione diventa ipnosi, dove melodie leggere si intrecciano a pensieri politici, a visioni utopiche e a un desiderio ostinato di bellezza. 𝐸𝑚𝑝𝑒𝑟𝑜𝑟 𝑇𝑜𝑚𝑎𝑡𝑜 𝐾𝑒𝑡𝑐ℎ𝑢𝑝 è uno dei loro migliori album. Un disco che vibra come un motore analogico che non smette mai di girare tra ritmi krautrock che scorrono in loop costante, tastiere che hanno lo stesso sfarfallio delle luci al neon e la voce di Laetitia Sadier, distante eppure incredibilmente umana, capace di accarezzare e al tempo stesso interrogare. C’è qualcosa di profondamente confortante in quel suono: una sensazione di armonia che ci ricorda che si può essere radicali senza perdere dolcezza, che si può pensare senza rinunciare a sognare. E forse è proprio per questo che, ancora oggi, ogni loro disco continua a respirare. Perché non è solo musica, è un luogo che conforta e che ci spinge a tornare.
Accanto a loro 𝐋𝐚𝐢𝐤𝐚 𝐞 𝐉𝐚𝐧𝐞 𝐖𝐞𝐚𝐯𝐞𝐫: due nomi che, in modi diversi, mostrano quanto quel modo di pensare il pop abbia continuato a produrre effetti molto vivi.
𝐄𝐥𝐞𝐜𝐭𝐫𝐞𝐥𝐚𝐧𝐞, nel terzo segmento, ci ricordano da dove arriva una certa idea di libertà sperimentale in chiave pop. E poi i 𝐌𝐞𝐦𝐨𝐫𝐢𝐚𝐥𝐬, che da quella lezione partono per costruire qualcosa di apertissimo e personale. Il duo è capace di muoversi tra krautrock, post-punk, folk psichedelico, library e prog anni Sessanta con grande naturalezza. Due persone, un sacco di idee, nessuna voglia di scegliere una strada sola.
Quello dei 𝐌𝐞𝐦𝐨𝐫𝐢𝐚𝐥𝐬 è il nostro disco della settimana.
Sniffin’ Glucose #28 tiene insieme punk, retro-futurismo e pop d’avanguardia.
Tra band giovanissime che sembrano già pronte a fare casino sul serio, anniversari importanti e musicisti che da un organo vintage, un loop e una manciata di intuizioni tirano fuori canzoni perfette per stare dentro il nostro piccolo disordine settimanale.

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