Pass the time, not going anywhere (Fiver #11.2017)

The Feelies


Mentre il taxi avanza nervosamente per via della Bufalotta guardo pensieroso fuori dal finestrino. Mi sfila davanti il Teatro Espero, sede di alcuni concerti di una stagione passata e sepolta tra i quali un infuocato live dei CCCP che terminò con disordini e cariche della polizia.
Oggi il Teatro Espero è una sala bingo e un cartello richiama la mia attenzione “se hai più di 50 anni la prima cartella è a metà prezzo!”. Sospiro.
Sul sedile accanto a me mio padre mormora “qui una volta era tutta campagna..”. Immagino che il tassista non avrà trovato grandi differenze tra i due soggetti che stava trasportando, distanti una quarantina d’anni anagraficamente ma accomunati dalla stessa vena malinconica di rimpianto.
Più tardi, sul lettino che ha ospitato i miei pomeriggi di adolescente, indosso la cuffia e provo a sconfiggere la malinconia con il nuovo album dei Feelies. Un po’ come quando qualcuno ti dice che il miglior rimedio per un raffreddore è fare un bel bagno ghiacciato.
I Feelies. Amati a dismisura dal solito manipolo di sfigati di cui mi onoro di far parte. Beautiful (?) losers.
Gente che non solo non è riuscita a saltare sul treno del successo. Gente che probabilmente non è mai neanche arrivata in stazione per prenderlo, quel treno.
In between è il titolo del nuovo disco. Un disco bellissimo. O almeno lo è in questo momento. Malinconia liquida che allaga la stanza e che si insinua tra pile di vecchi Rockerilla, primi album dei Rem (non a caso) e casse di stereo che hanno ospitato l’ultimo disco ai tempi di Meat Is Murder..
I rimandi velvettiani sono una cascata tanto che mi sembra di scorgere il profilo di Nico, lì tra la porta e la finestra. In realtà è un vecchio pupazzo di Pluto mezzo smembrato attaccato al termosifone, ma in quel momento, con quell’accompagnamento perfetto, potrei anche confessargli ansie e rimpianti, e lui potrebbe anche rispondermi, in tedesco.
Un momento in cui faccio fatica a contestualizzare. In cui mi devo ritrovare. Un momento in cui il mio privato è l’unica cosa che conta.
Rifletto su quanto scritto su queste pagine da Arturo e Cesare nelle ultime settimane sulla musica e sulla sua perdita di impatto, di importanza nel formare e indirizzare culturalmente le nostre vite. Innegabile. Come è innegabile che i dischi importanti delle nostre, della mia vita albergano in periodi storici differenti dall’attuale. Ma non tutto finisce qui.
Un altro particolare ha sempre rivestito un importanza capitale nella mia esperienza di ascoltatore.
Quel particolare momento in cui la musica incontra il tuo privato. Il momento in cui la tua storia d’amore, i tuoi ricordi, la tua rabbia hanno bisogno di un accompagnamento, una colonna sonora. Qualunque essa sia. Nuova o vecchia, seminale o effimera. Travalicando tempo e spazio.
Mi scuoto, cerco di cancellare l’inquietudine che ha pervaso questo pomeriggio.
Ripenso al tassista romano che esclamava entusiasta salutandomi “Nun ce posso crede, sei de Bologna! Mi nonno m’ha insegnato l’amore pè la maja rossoblù!!”. Quante possibilità c’erano d’incontrare un tassista tifosissimo del Bologna poco sopra il Tufello?
L’ho interpretato come un segno e più tardi, in stazione, ho comprato un gratta e vinci.
Non ho vinto niente.
Ci deve essere una morale. Qui da qualche parte.
Ma non credo di volerla sapere.

The Feelies “Pass the Time

Los Campesinos! “Renato Dall’Ara

Chissà se il tassista di cui sopra conosce i Los Campesinos! e chissà quale faccia farebbe nel leggere il titolo del primo pezzo del loro nuovo album. Non è un omaggio al Bologna ma un ricordo di un quarto di finale dei mondiali di Italia 90, Inghilterra – Belgio. Quella partita me la ricordo e mi ricordo il gruppo di tifosi inglesi che incrociai quel giorno alla stazione centrale. Uno di loro aveva una maglia dei Jesus And Mary Chain. Curioso come non ricordi il 90% delle cose che oggi mi accadono intorno ma ricordo questo particolare insignificante. (Insignificante?). Un piccolo corto circuito temporale che trova il suo compimento sulle solite, irresistibili, note arrembanti dei “contadini” gallesi.

Human Colonies “Sirio

Piccoli nipotini di Kevin Shields crescono. Tra Bologna e Firenze. Con il piede piantato sul pedale degli effetti e Only Shallow nel cuore. La colonna sonora perfetta per piccoli dinosauri felici che rincorrono cavalli luccicanti. Big Domino Vortex è il mini appena uscito per Mia Cameretta Records/Lady Sometimes Records ed ha il sapore di tante cose buone. Tutte insieme. Isn’t Anything, it’s really something.

Ride “Home is a Feeling

C’è stato un momento in cui i Ride hanno significato parecchio per parecchi di noi. Quel periodo che inizia con i primi due Ep, passa attraverso Nowhere e si conclude con Going Blank Again. Nel 1992 alla Brixton Academy mi sparigliarono sentimenti e futuro e su di loro non posso essere neutrale. Il giudizio sulla loro reunion era rimasto un po’ sospeso fino all’uscita del primo materiale veramente nuovo come la doppietta uscita in questi giorni, Charm Assault e Home Is A Feeling. Quest’ultima, in particolare, riprende idealmente il discorso circa dove Leave Them All Behind l’aveva lasciato. Malinconia rumorosa gonfia di epicità moderna. Un ottimo ritorno. Quest’estate “appariranno” in Sicilia all’Ypsigrock Festival e cercherò proprio di non perdermeli, nell’incanto di Piazza Castello con le luci sparse sui Monti Madonie in lontananza. Non riesco ad immaginare uno scenario migliore a 25 anni esatti di distanza da quella sera londinese.

Snail Mail “Thinning

C’era una ragazza con la maglia di J-Ax e Fedez al bar sotto casa stamattina. Annuiva entusiasta a sottolineare la musica diffusa nel locale. Penso a Lindsey Jordan che ha 17 anni. Va a scuola nel Maryland e ha una passione per il lo-fi di un po’ di anni fa. Mette su una band. I tipi di Dischord si incaricano di distribuire il loro ep di esordio.
Il tutto adorabilmente fuori tempo massimo.
Come in un musical da strapazzo con 50 euro di budget mi immagino la stessa ragazza che invita tutti i presenti a ballare sulle note di Thinning, lì tra il frigo dei gelati e lo scaffale delle merendine Kinder.
Approfittando del mio sguardo confuso una vecchietta, con una piccola e maligna gomitata, mi sfila il Resto del Carlino da sotto il naso.
Mi riporta alla realtà la consapevolezza che della vita non ho proprio capito tutto tutto.

Massimiliano Bucchieri

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