Gli Acetone hanno creato musica con un profondo affetto per tutto ciò che è venuto prima: Hui Ohana, Kris Kristofferson, The Wailers, John Prine, Gram Parsons, The Velvet Underground, Brian Wilson… musica ricca di fragilità, amore, dolore, piacere e inquietudine. – J Spaceman (Spiritualized)
Le parole di Jason aiutano a mettere nella giusta prospettiva una band che ha avuto la sfortuna di suonare una musica talmente fuori dal suo tempo (i giorni del grunge) che l’ha costretta allo scomodo ruolo di “culto” destinato a pochi eletti. Una storia fatta di una manciata di album straordinari, scazzi con la casa discografica, droghe e depressione. Poco meno di dieci anni, culminati con il drammatico suicidio del cantante Richie Lee il 23 luglio del 2001.
Il fatto che in questi giorni sia uscito un box che raccoglie tutto il materiale pubblicato dal gruppo ci consente, nel nostro piccolo, di rendere omaggio alla band, recuperando un’intervista pubblicata su Rumore qualche mese dopo l’uscita del loro primo album, nel febbraio del 1994, effettuata da Cesare Lorenzi.
“Los Angeles è un variopinto conglomerato di escrementi musicali. Non ha assolutamente una scena musicale interessante.”
Opinione chiara, diretta, ma non troppo sorprendente. Del resto, la musica, l’estetica e l’approccio degli Acetone, non solo si distingue, ma sfida apertamente le convenzioni, creando uno scarto significativo rispetto all’immaginario convenzionale associato ai gruppi provenienti dall’area di Los Angeles. L’esplorazione di territori sonori meno battuti, in contrasto con i cliché preconfezionati, conferisce a questa formazione una peculiarità che si rivela decisamente intrigante.
È interessante notare come Los Angeles sia comunemente associata a immagini di motociclisti ribelli, i Guns N’ Roses, i tatuaggi di Henry Rollins, i romanzi di Ellroy e i conflitti razziali. Tuttavia, risulta davvero complesso immaginare un gruppo come gli Acetone protagonisti in un contesto simile. È essenziale immergersi più a fondo, abbandonando gli stereotipi inevitabili e superficiali, e riscoprire la Los Angeles dei Dream Syndicate o persino dei Grant Lee Buffalo.
In fondo, il panorama musicale di questa città si rivela ricco di sfumature e contraddizioni, offrendo spazi inaspettati per una band come gli Acetone che, se osservati con occhio attento, si inseriscono in una tradizione più sottile e meno convenzionale.
Mark Lightcap, il chitarrista, è colui che, oltre a esprimere la sua opinione iniziale in modo deciso, si occupa di delineare i contorni del gruppo: “Nonostante il nome Acetone abbia una vita relativamente breve, suoniamo insieme da circa sei anni, esibendoci sia come gruppo specializzato in brani surf strumentali che come formazione rock. Richie, il cantante e bassista, ha passato anni suonando la chitarra in un gruppo surf di Newport Beach. Per quanto mi riguarda, ho esperienze con un gruppo garage punk di Philadelphia e ho suonato la tuba in una formazione a fiati. Sono originario di Philadelphia ma mi sono trasferito al California Institute of the Arts, dove ho incontrato Richie. Sia lui che Steve provengono da una località a sud di Los Angeles. Nel corso di tutti questi anni, ci siamo esibiti in tutti i minuscoli club della città. Ciò che risulta particolarmente interessante è osservare come tutte queste band cambino sonorità e immagine ogni dieci giorni. È di moda essere grunge? Nessun problema, basta la camicia giusta… è incredibile vedere cosa la gente sia disposta a fare per ottenere un contratto. Come può un luogo del genere vantare una scena musicale interessante?”
Citare Link Wray tra le proprie influenze, come fanno gli Acetone, rappresenta una scelta audace in tempi in cui pochi si prestano a riconoscere tali connessioni, segnalando inequivocabilmente quanto si discostano da certi schemi.
“Esiste effettivamente qualche influenza comune con i gruppi Paisley, ma è meno diretta di quanto si potrebbe pensare. I nostri songwriter preferiti includono Johnny Cash, Neil Young, Alex Chilton, Lou Reed e molti altri. Tuttavia, il nostro approccio alla composizione è altresì plasmato dalla visione di registi come Michelangelo Antonioni, Kaurismaki e John Cassavetes.”
L’album di debutto del gruppo, “Cindy”, si presta perfettamente alla versione in vinile o cassetta. Tra le due facciate, emerge chiaramente una differenza di atmosfera; le prime cinque canzoni mettono in luce il lato più fortemente rock della formazione, e sono stati evocati nomi illustri come Neil Young, Rain Parade e Thin White Rope per descrivere la policromatica maestria chitarristica del gruppo.
Un breve intermezzo strumentale dà il via alla seconda parte, la più psichedelica, dove le tracce superano anche i sette minuti di durata. L’atmosfera diventa narcotica e, come giustamente sottolineato da Sorge nella recensione ‘in odore di eroina’.
“Abbiamo suddiviso l’album in questo modo per garantire una coerenza nell’ascolto dei vari stili musicali; desideravamo che ci fosse un flusso narrativo costante.”
Sempre Mark, riferendosi alla musica del gruppo, aggiunge: “Siamo, in molti aspetti, un gruppo assolutamente tradizionale. Ci piace l’idea di essere una garage band che suona con potenza, seguendo lo stesso spirito dei Velvet e di Link Wray; puntiamo a questo suono ‘classico’. Siamo giunti a un punto in cui è inevitabile essere post qualcuno o qualcosa; tutto è stato rielaborato così tante volte che bisogna trovare il proprio spazio e svolgere tranquillamente il proprio ruolo.”
Cesare Lorenzi
(Intervista rieditata e corretta, pubblicata originariamente nel numero di Rumore di febbraio 1994)

Acetone – “I’m Still Waiting” è un cofanetto definitivo di 11 LP che copre l’intera carriera della band. Include l’EP di debutto “Acetone” (per la prima volta in assoluto in vinile al di fuori del Regno Unito), “Cindy” (espanso in doppio LP e disponibile per la prima volta negli Stati Uniti in vinile), “I Guess I Would” (disponibile per la prima volta in vinile in commercio negli Stati Uniti), “If You Only Knew” (in vinile per la prima volta), “Acetone LP” (con il mix originale della band), “York Blvd.” (espanso in doppio LP) e “Prime Cuts” (con 8 registrazioni inedite). Ogni cofanetto include un libro a colori di 60 pagine con ampi appunti di J Spaceman (Spiritualized) e Drew Daniel (Matmos/The Soft Pink Truth), fotografie inedite e altro ancora.
Questa edizione limitata del cofanetto presenta dischi pressati su vinile trasparente. Ogni disco è stato masterizzato per il vinile presso lo RCA Studio A, con lacche tagliate nei famosi Abbey Road Studios. Tutti gli LP sono confezionati in copertine apribili.
