Si parte con un volto nuovo che sembra giร di casa. Lui viene da Galway, si chiama ๐๐จ๐ฏ๐ ๐๐ฅ๐ฅ๐ข๐ฌ e sta per pubblicare il suo primo album, ๐ต๐๐๐ง๐ง๐๐๐. ร anche lโopening act scelto per il tour dei ๐๐๐๐ฌ๐: uno di quei segnali che ti dicono che attorno a quel nome si stanno muovendo delle cose.
Nel primo segmento restiamo in quella zona di conforto in cui le chitarre tengono in ordine i pensieri: una manciata di novitร tra college rock di metร anni โ90, fino alle cantine piรน giovani e rumorose di oggi.
Nel cuore della puntata entriamo nel territorio di uno che con chitarra, melodia e rumore ci ha costruito piรน di una vita: ๐๐จ๐ ๐๐จ๐ฎ๐ฅ๐.
Il pretesto รจ lโuscita di โ๐๐๐บ๐ด๐ โ ๐ถ๐๐๐๐๐ ๐ต๐๐ข๐: ๐โ๐ ๐๐๐๐๐๐๐ ๐ถ๐๐๐๐๐๐ก๐๐๐โ, ma in realtร รจ solo lโoccasione per rimettere le mani su canzoni che ci hanno segnato in maniera definitiva.
Con ๐ถ๐๐๐๐๐ ๐ต๐๐ข๐ย (1992) gli ๐๐ฎ๐ ๐๐ซ diventano il veicolo perfetto per portare certe melodie nel mainstream: muri di chitarre compressi, ritornelli lucidissimi, quella sensazione da โNirvana che incontra Big Starโ, ma filtrata da unโurgenza emotiva tutta di Mould.
Attorno a questo blocco, due assi di collegamento: da una parte gli ๐๐ฎฬ๐ฌ๐ค๐๐ซ ๐๐ฎฬ, per ricordare da dove arriva tutta questa urgenza chitarristica โ punk tirato verso il pop, cuori infranti che corrono a 200 allโora; dallโaltra ๐๐ก๐ ๐๐จ๐ฌ๐ข๐๐ฌ, a chiudere un triangolo di power-pop rumoroso che negli anni โ90 sembrava solo una nicchia e oggi suona come grammatica di base.
Il bello รจ che questa storia non รจ solo roba da museo. Gli ๐๐ฎ๐ ๐๐ซย tornano: Mould, Barbe e Travis di nuovo insieme, una serie di date tra New York e Londra, materiale riemerso dagli archivi, la voglia dichiarata di rimettere mano a quel capitolo. Non unโoperazione nostalgia, piuttosto il tentativo di chiudere un cerchio e di riconoscere quanto quei dischi siano stati (e siano ancora) importanti per chi ci si รจ aggrappato.
Il finale guarda in avanti. Ritroviamo ๐๐ข๐๐๐ ๐ฎ๐๐ซ๐ con Ultra Violence: una canzone che corre sul filo. Poi arriva il doppio colpo di ๐๐จ๐ฒ๐๐ฎ๐ซ, disco della settimana. La paranoia emotiva degli anni โ90 portata nel presente, tra feed infiniti e notti insonni.
Noi, come al solito, stiamo nel mezzo: con la sensazione che certe traiettorie, vecchie o nuove che siano, non abbiamo ancora smesso di parlarci.
Arturo, sul suo profilo facebook, ha di recente chiarito in maniera lucida il nostro approccio alla musica nuova: “Faccio outing: trovo lโattuale scena musicale una noia che mi scivola addosso ogni volta che apro una playlist o entro in un locale. Eppure, in mezzo a questo torpore, ogni tanto sbuca qualcosa che mi sveglia. Qualcosa che, pur mostrando i segni del passato, รจ in grado di accendere la spia, se non dell’entusiasmo, quantomeno di un interesse acuto.ย
Water from Your Eyes, che dal vivo moltiplicano la curiositร giร suscitata su disco dalle loro strutture sghembe e imprevedibili. Visti ieri sera a Milano, Nate Amos รจ chitarrista a dir poco particolare eย Rachel Brown una presenza scenica cui รจ impossibile non prestare attenzione. I Lifeguard, freschi e mai banali, capaci di unโenergia che sembra arrivare da unโaltra epoca (e a un’altra epoca, piรน remota e polverosa, pare appartenere anche il progetto โ laterale ma non troppo โ del cantante Kai Slater, gli Sharp Pins); e le Horsegirl, con la loro sbilenca grazia indie che ricorda lโodore della colla con cui si assemblavano le pagine di una vecchia fanzine.
Sono eccezioni luminose in un panorama che spesso mi lascia indifferente. Piccoli squarci di vitalitร in un mondo musicale che, per il resto, mi annoia piรน del necessario.ย
Colpa mia che, va da sรฉ, sto inevitabilmente invecchiando”.
