Il nuovo disco di 𝐁𝐢𝐥𝐥 𝐂𝐚𝐥𝐥𝐚𝐡𝐚𝐧 si apre con “Why Do Men Sing”, una canzone in cui racconta un sogno: dopo la diagnosi di cancro, muore e arriva in paradiso. Ad accoglierlo c’è 𝐋𝐨𝐮 𝐑𝐞𝐞𝐝 che gli mostra la strada. Un’immagine surreale, ma anche consolatoria: forse, dopo la morte, si può ancora assistere a un concerto dei 𝐕𝐞𝐥𝐯𝐞𝐭 𝐔𝐧𝐝𝐞𝐫𝐠𝐫𝐨𝐮𝐧𝐝!!
Con “My Days of 58”, l’ex 𝐒𝐦𝐨𝐠 affronta uno dei passaggi più delicati della propria vita, trasformandolo in un’occasione per guardare in faccia la mortalità con la sua solita calma obliqua. Le canzoni riflettono su mascolinità, famiglia e memoria, ma lo fanno con un tono sorprendentemente leggero: country arioso, fiati morbidi, arrangiamenti luminosi.
“The Man I’m Supposed to Be”, il secondo estratto in scaletta tratto dall’album di 𝐂𝐚𝐥𝐥𝐚𝐡𝐚𝐧, suona come una dichiarazione di principio: prendere la vita sul serio e, allo stesso tempo, ridere in faccia alla morte. Un disco di cui si parlerà a lungo, e che chiude la numero 24 di Sniffin’ Glucose lasciando qualche brivido addosso.
In apertura, 𝐁𝐢𝐛𝐢 𝐂𝐥𝐮𝐛, 𝐌𝐲 𝐖𝐨𝐧𝐝𝐞𝐫𝐟𝐮𝐥 𝐁𝐨𝐲𝐟𝐫𝐢𝐞𝐧𝐝 𝐞 𝐍𝐨𝐭𝐡𝐢𝐧𝐠: tre belle novità da ascoltare on repeat.
Parte centrale dedicata ad 𝐀𝐫𝐭𝐡𝐮𝐫 𝐑𝐮𝐬𝐬𝐞𝐥𝐥, in particolare alla sua versione più “rock”, grazie alla recente raccolta dei 𝐍𝐞𝐜𝐞𝐬𝐬𝐚𝐫𝐢𝐞𝐬: una band che è arrivato il momento di riscoprire, senza farsi troppe domande. I 𝗡𝗲𝗰𝗲𝘀𝘀𝗮𝗿𝗶𝗲𝘀 furono un pezzo fondamentale e non sempre ricordato della storia sotterranea del rock newyorkese tardo anni ’70. La domanda che sorge spontanea è: il culto per questa band sarebbe mai nato senza la fama postuma di Arthur Russell, ultimo ad entrare in formazione e oggi celebrato come sperimentatore e visionario inclassificabile? La risposta è un grande sì. Gli altri membri – provenienti da Modern Lovers, Red Crayola, Love of Life Orchestra – portavano già con sé un bagaglio di talento notevole, e il solo disco ufficiale del gruppo, 𝘌𝘷𝘦𝘯𝘵 𝘏𝘰𝘳𝘪𝘻𝘰𝘯, dimostra una qualità sorprendente. La raccolta 𝘊𝘰𝘮𝘱𝘭𝘦𝘵𝘦𝘭𝘺 𝘕𝘦𝘤𝘦𝘴𝘴𝘢𝘳𝘪𝘦𝘴, appena pubblicata in triplo vinile e doppio cd, conferma il loro valore, affiancando alla versione restaurata e rimasterizzata di quell’unico album molte registrazioni inedite. In totale, 37 canzoni che tracciano una mappa lucida del rock chitarristico a venire. Riascoltati oggi, i Necessaries restituiscono l’elettricità di una New York nervosa e febbrile, pulsante di sudore e sporcizia tra fine anni Settanta e inizio Ottanta, la stessa città immortalata da Jim Carroll e osservata da John Cale, che non a caso produsse il loro primo singolo. Una scena in cui musicisti laterali, irrequieti e spesso invisibili al grande pubblico riuscivano, anche solo per brevi istanti, a catturare il futuro del rock.
In quella New York di fine anni Settanta 𝐀𝐫𝐭𝐡𝐮𝐫 𝐑𝐮𝐬𝐬𝐞𝐥𝐥 fu anche, per un giorno, membro aggiunto dei 𝐓𝐚𝐥𝐤𝐢𝐧𝐠 𝐇𝐞𝐚𝐝𝐬: il tempo di registrare una versione alternativa di “Psycho Killer”, con il suo immancabile violoncello in primo piano.
E poi i 𝐌𝐨𝐝𝐞𝐫𝐧 𝐋𝐨𝐯𝐞𝐫𝐬: minimalismo rock allo stato puro. Tre accordi, una strada aperta davanti e nessuna intenzione di rallentare.
Siamo partiti per mettere due dischi. Poi sono entrati questi nomi, e abbiamo perso ogni disciplina: parole ovunque. Anche più del solito.

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