Se la cassetta C86 piantò il seme dell’indie pop, la 𝐒𝐚𝐫𝐚𝐡 𝐑𝐞𝐜𝐨𝐫𝐝𝐬 lo elevò a manifesto ideologico, politico e romantico. Un’etichetta totale che si impose un’estetica D.I.Y. rigorosa, prezzi politici e una promessa mantenuta: chiudere per sempre una volta raggiunto il traguardo delle 100 pubblicazioni. Nella sesta puntata di 𝐒𝐧𝐢𝐟𝐟𝐢𝐧’ 𝐆𝐥𝐮𝐜𝐨𝐬𝐞 celebriamo l’etichetta di Bristol prendendo a pretesto la ristampa di 𝑈𝑛ℎ𝑜𝑙𝑦 𝑆𝑜𝑢𝑙, secondo album degli scozzesi 𝐎𝐫𝐜𝐡𝐢𝐝𝐬. I ragazzi di Glasgow sono stati forse la formazione più matura della scuderia, capaci di traghettare la fragilità delle chitarre jangle verso arrangiamenti notturni, tastiere cinematiche e ballate senza tempo. Riascoltare questo disco è l’occasione per ripescare dall’archivio l’eleganza suprema degli indimenticabili compagni di etichetta 𝐅𝐢𝐞𝐥𝐝 𝐌𝐢𝐜𝐞 e quel bizzarro, magnifico ibrido tra pop da camera e battito trip-hop firmato dagli 𝐎𝐧𝐞 𝐃𝐨𝐯𝐞 con la produzione di Sua Maestà 𝐀𝐧𝐝𝐫𝐞𝐰 𝐖𝐞𝐚𝐭𝐡𝐞𝐫𝐚𝐥𝐥.
Il nostro disco della settimana è Do You Love the Color of the Sky? dei 𝐃𝐮𝐦𝐦𝐲. Lo shoegaze oggi è diventato uno dei linguaggi più facili da riconoscere e, proprio per questo, anche uno dei più difficili da rendere davvero interessante. Voce sommersa, riverbero, chitarre sature: siamo subito a casa. Forse troppo. I Dummy partono da lì, ma sono una di quelle band che preferisce guardare avanti: elettronica, motorik, breakbeat, drone-pop, A.R. Kane, Weatherall, My Bloody Valentine. Più che copiare un suono, sembrano aver capito che il punto è non restarci dentro troppo a lungo. E sotto una musica bellissima e spesso molto fisica passano testi di crisi climatica, politica e di questo presente sconfortante. Senza per questo rinunciare alla possibilità di ballarci sopra. Questa volta, cosa non così frequente, il disco mette tutti d’accordo.
Prima di tutto questo, quattro novità: 𝐒𝐩𝐨𝐨𝐤 𝐒𝐜𝐡𝐨𝐨𝐥, 𝐒𝐮𝐧𝐝𝐚𝐲 𝐌𝐨𝐮𝐫𝐧𝐞𝐫𝐬, 𝐕𝐞𝐡𝐢𝐜𝐥𝐞 e 𝐉𝐨𝐞 𝐆𝐥𝐚𝐬𝐬, nell’ordine di scaletta.
