I Lati della Costa (Under Festival 15-16-17 Novembre – Cisim, Lido Adriano)

Sg. Gtatto,
Anni 33

Ero molto più vecchia allora.
Sono molto più giovane adesso.

Giro spesso in bici per Bologna e Ravenna
nei mesi di primavera ed estate fino ai primi di ottobre.
Mi capita così di trovarmi in situazioni pericolose.
Mettici un pò le mie condizioni alla fine delle serate, mettici pure che certe strade per via della scarsa illuminazione possono diventare eccitanti come le montagne russe al buio, misto automobilista avventato medio.
Se si aumenta il numero delle estrazioni si aumenta anche la probabilità di “estrarre l’evento x”.
Soprattutto se non si possiede un altro mezzo di trasporto.
Qualcuno mi definirebbe addirittura non auto sufficiente, ma non sono d’accordo, io lo prendo per un lapsus, un errore in senso freudiano: io sono solo non auto munita.
Il che ti può rendere la vita abbastanza dura, lo so.
Specie se il piano è raggiungere Lido Adriano da Ravenna e alle dieci di sera a meno che tu non scelga per co-pilota una linea di condotta costante: PRENDERE la giornata come viene.
Io ad esempio ieri sono riuscita ad arrivare al Cisim per puro caso, surfando su un passaggio di un amico del tutto estraneo non soltanto alla scena rap ma anche a tutta quella musicale in genere.
Per intenderci l’ultima cosa che ha ascoltato risale al 1996 e si tratta del disco “Hai paura del buio?” degli Afterhours.
Peró sa tutti i testi a memoria.
Per fortuna è uno abbastanza versatile e mi chiede addirittura se mi dispiace che si aggreghi pure lui a vedere questo concerto.
Non si scandalizza nemmeno quando davanti all’entrata del Cisim si imbatte in una trentina di sedicenni che giocano a fare le rime sbagliando i congiuntivi.

L’atmosfera è piuttosto gioviale .

Ci accoglie Max dei Lato Oscuro della Costa con Matteo Pozzi degli Actionmen, ci fanno la tessera ed entriamo.
Il posto ha i soffitti alti è caldo e pulito, la prima cosa che penso è che non sembra un centro sociale, sembra un focolare domestico.
Solo che al posto del camino c’è un palco.
Le persone sono per la maggior parte vestite con abiti larghi e cappellini col bollino ologrammato sul retro della visiera.
Ma non mi sento a disagio.
Non mi osserva nessuno.
Sono tutti intenti ad ascoltare dj Ciccio ai piatti e Moder che canta sul palco con Brain.

Altri sono al bancone ridono e scherzano.
Siamo contenti di essere qui e lo saremo ancora di più quando sul palco salirà  Willie  Peyote.
È inutile dire che quando una ragazza si sbatte per andare ad un concerto lo fa sempre per due ragioni almeno:
1) si aspetta che il cantante sia figo come promette nei suoi testi;
2) avvicinarsi il piû possibile  al figo e magari farsi limonare.
Nonostante abbia desistito subito dai miei impulsi belligeranti soprattutto per via del l’alcol che mi rende timida e paranoica, ho potuto apprezzare tutto il carisma/sintomatico mistero del live di Willie Peyote.
Ve lo descrivo anche fisicamente.
Questo tipo è un rapper vicentino alto sul metro e ottanta fisico asciutto, sembra un ingegnere ma dalla sensualità teenageriale.

La differenza tra il rap originale e il rap d’imitazione nazionale, non risiede solo nella bravura o nel gusto per la scelta delle basi, o nella rabbia dentro ai testi, ma anche in dettagli solo apparentemente secondari.

Sta nell’autenticità di un’origine storica, nella genetica stessa di quel tipo di linguaggio.
Ogni lingua ha il suo battito.
La nostra, l’italiano, consente di offrire con un solo gioco di parole molti piani di lettura.
Alcune persone sono in grado di creare figure geometriche e contorsioni.
Per gente evasiva come me sono rollercoster per il susseguirsi incalzante dei pensieri che evocano.

Eppur avendo un certo metro riescono ad essere persino auto ironiche ed è proprio questo il caso di Willie Peyote.

Per molti un gruppo rap autentico appartiene a una stratificazione superiore che deve essere riconosciuta nei concerti.
Il paradosso di tutta questa situazione è che davanti all’Under Festival dove si mischiano entrambe le facce del rap si ha la possibilità di far parte di quella stratificazione superiore che vede tutto nell’insieme.
E trae le sue personalissime conclusioni.
Ad esempio il mio amico si è ingassato duro e si è comprato pure un sacco di dischi.

Mrs. Gtatto

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