gennaio

A gennaio succede poco o nulla. E quel poco di solito non è per nulla rassicurante. E’ il mese dove i buoni propositi con cui si era chiuso l’anno precedente iniziano a mostrare i primi preoccupanti cedimenti ed anche in ambito strettamente musicale le uscite interessanti si contano sulle dita di una mano.
E´andata giá bene con l’album di Sthephen Malkmus (di cui potete leggere qui). Insomma mi sono girato e rigirato qualche vinile tra le mani, la solita montagna di ascolti in streaming (appena meno che in un mese normale) ma niente che mi abbia fatto scattare la scintilla. Del resto i propositi erano chiari quando abbiamo aperto il blog: si scrive solamente di quello che ci appassiona.
Avrei potuto buttare giú qualche riga a proposito dell’album dei Blank Realm, per esempio. SONY DSCPerché é un disco interessante, bello, che in qualche episodio entusiasma, che tocca le corde giuste. Che é roba nostra al 100%. Ma non vorrei fare una recensione. Vi dico solamente che si intitola “Grassed Inn” e che sono una band di Brisbane. I soliti professori del web hanno giá individuato i riferimenti capaci di solleticare la nostra attenzione: Royal Trux, Sonic Youth, Yo La Tengo ma non é sfuggita neppure una certa attenzione melodica tipica della new wave anni dei primi ‘80 e difatti qualcuno ha aggiunto una band come i Psychedelic Furs allo spettro di influenze.

Ho poi molto apprezzato il nuovo corso dei Mogwai. Che hanno quasi completamente smussato angoli e spigolositá. Ormai hanno un suono decisamente “cinematografico”, sereno e levigato. Ma non banale, anzi ancor piú interessante, ricco di sfumature e tonalitá. “Rave Tapes” é un album di una consapevolezza estrema. Si capisce quando una band ha raggiunto la capacitá di maneggiare il proprio linguaggio con autorevolezza. I Mogwai non sono mai stati cosí convincenti alle mie orecchie e il recitato che infilano in un brano a proposito dei Led Zeppelin e dei messaggi satanici contenuti nei dischi é esilarante. Roba che ti fa venire la voglia di prendere il vinile e suonarlo al contrario.mogwairavetapes

Ma gennaio é anche il mese degli inventari. E quest’anno ho deciso che era davvero arrivato il momento di fare le cose seriamente. Ho preso i dieci anni della mia vita che avevo infilato in un paio di casse in cantina in forma di riviste musicali ed ho iniziato a trasformare quelle pagine in file digitali. Non so perché ho sentito l’esigenza di doverlo fare in questo momento ma ho l’impressione che questo blog abbia avuto la sua importanza.
Tutto quel materiale (130 tra interviste e articoli, piú una marea di recensioni) ha fatto venire in luce una serie di episodi, ricordi e storie di vita vissuta che in qualche caso avevo rimosso. Ci sono i capitoli imbarazzanti ma anche gli episodi che mi hanno segnato in maniera definitiva, questi ultimi legati alle persone che ho incrociato nel corso degli anni, piú che alla musica stessa.
smith 1Una di queste non é piú tra noi. Elliott Smith si é suicidato nel mese di ottobre del 2003. Ci ha lasciato una manciata di dischi straordinari, inutile ricordarvelo. Per qualche minuto appena le nostre due vite si sono incrociate. Trenta minuti di telefonata intercontinentale, niente di piú. Ma neppure cosí poco perché me lo ricordo solare e disponibile, finanche rilassato nel suo interloquire.

Quel momento é finito sulla copertina di una rivista chiamata Rumore nel aprile del 2000 ed ora, senza chiedere permesso a nessuno, ha deciso di uscire dal sottoscala dove era stato archiviato. Di quella storia, di tutti quegli anni, di tutta la vicenda legata a Rumore porto ancora addosso i segni, le tracce ed anche qualche cicatrice. In questo gennaio ho compreso che é inutile tentare di lasciare i fantasmi chiusi in cantina. Meglio spalancare le porte e coprire – come scrive Fiumani in Siberia – le distanze per raggiungere il fuoco che vive sotto la neve.
Cesare Lorenzi
In allegato qui sotto potete leggere l’intervista ad Elliott Smith pubblicata da Rumore nell’ aprile dell’anno 2000.
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