Are you giving me your heart??

AngelOlsen_byZiaAnger2

Ci sono arrivato per caso, in una di quelle serate passate di fronte allo schermo di un pc, cercando di schivare gli ultras da tastiera che infestano il web. Non so se avete presente, uno di quei momenti dove vi sembra che tutto il mondo (o magari solamente i vostri amici virtuali) abbia opinioni circostanziate, brillanti, definitive su qualsiasi fatto di cronaca.
Oscar a Sorrentino? Segue una valanga di insulti, precisazioni, battutine, freddure. In mezzo pure qualcosa di brillante, a dire il vero, che viene però affogato nella moltitudine di parole inutili.
Il giorno dopo è comunque tutto archiviato.
E si riparte, di nuovo.
Luci della centrale elettrica?
E via andare, un diluvio di cazzate scritte come tanti editorialisti del New York Times de noantri.
La sensazione è di inedeguatezza, di non appartenenza. Nulla di snobistico, intendiamoci. Anzi, al contrario. La scelta di rimanere fuori dall’arena, ai margini. Un’altra volta.

Are you lonely too?
Are you lonely too?
HIGH FIVE

Poi, come spesso accade, ti salva la giornata una canzone. Che sembra volerti tirar fuori da quel vortice. Sei da solo anche tu? Dammi un cinque! Così sono io.
E’ una voce fragile, la canzone è però accativante, direi pop. Il ritornello è irresistibile, neanche fosse una cover di Nancy Sinatra, con quell’andamento quasi country.
Hi-Five di Angel Olsen è sostanzialmente una di quelle canzoni che emerge, cattura, ti fa comprendere immediatamente che vale la pena investirci del tempo.jag244cvr

Angel Olsen parlando del disco che contiene la canzone in questione (il brillante Burn Your Fire For No Witness (Jagjaguwar Records) racconta che è nato proprio come assunzione di responsabilità. Talvolta è necessario distaccarsi anche dai propri amici, familiari, conoscenti per dare semplicemente ascolto alla propria anima. Angel Olsen ha coniugato in canzoni questa necessità personale. Ha per la prima volta registrato in uno studio professionale (è il terzo album), per la prima volta le priorità sono state semplicemente le canzoni. Si capisce quando un brano nasce da una forte spinta, come dire, di fermento emotivo.
Quando in quei pochi minuti si ritrova la vita di una persona.
Angel Olsen ha fatto un disco così: capace di raccontarsi con forza. Ho pensato al debutto di PJ Harvey, in qualche occasione. Non tanto come suoni ma per quel mettersi a nudo in maniera così definitiva.

Burn Your Fire For No Witness ha un altro grande merito: è un disco non di genere. Perchè ai brani più accattivanti, la già citata Hi-Five o l’altro singolo Forgiven/Forgotten, fanno da contraltare le composizioni più minimali, solo voce e chitarra. Il tono è quasi spettrale, lontano anni luce dal pop radiofonico degli episodi precedenti. Ma questi sono alla fin fine proprio i momenti che rischiano di rimanere più a lungo archiviati in memoria.

Angel Olsen é giunta ad un bivio, sembra lasciarsi definitivamente alle spalle il passato nei club piú scassati del circuito folk di Chicago (qualcuno la ricorderá anche sul palco con Will Oldham in un tour italiano) per ritrovare la propria frangetta catapultata tra le pagine della poca stampa musicale che ancora ha un ruolo.

Angel Olsen ci fa sentire semplicemente meno soli: sono canzoni che mettono in luce la consapevolezza della scelta di rimanere ai margini, in un ruolo che non vuole essere consolatorio ma dettato da una semplice scelta di parte. Senza nessuna polemica, senza doversi giustificare con nessuno. Alla ricerca di un posto dove poter venire a patti con se stessi.

Cesare Lorenzi

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