Fiver #03.07

Alvvays

Alvvays

Se c’è una stagione che a me e Yuki sta sulle palle è l’estate.
9 del mattino, arranchiamo lungo lo sterrato che ci divide da una sottospecie di edicola (in realtá un asse di legno con sopra pochi quotidiani all’interno di uno squallido villaggio vacanze deserto).
Ci guardiamo. Caldo, sudore. Mi implora di tornare a casa.
I percorsi della vita mi hanno portato a trascorrere le settimane estive in un non-luogo dove il massimo della proposta culturale è la sagra della melanzana.
Certo una volta era peggio, non potevo rifugiarmi su pitchfork o spotify ma è una magra consolazione.
Il tutto sovrastato dalla fastidiosissima sensazione che tutti si stiano divertendo un mondo. Risate dalla spiaggia, echi di partite a carte. Nelle orecchie i racconti di Arturo e delle sue serate all’Hana Bi.
Fanculo. Scanso l’ennesimo piatto di melanzane fritte e cerco conforto, come al solito, in una cuffia e in un libro.

Honeyblood – Fall Forever

Critica aspramente e insolitamente divisa sulle due ragazze di Glasgow (una si chiama Shona, adorabile nome da personaggio di Ken Loach). Mentre corro con Fall Forever nelle orecchie il vento mi sbatte in faccia un volantino con sopra scritto LUSH. Riesco a non cadere. Il cielo si è coperto e il mare ha improvvisamente assunto una tonalitá  grigio scuro. Mi sento giá meglio.

Alex G – Harvey

Nell’ultimo complicato periodo mi è capitato di dividere attese e sofferenze con Gennaro. 19enne toscano dai tratti quasi indios e di una innata gentilezza e serenità nonostante circostanze veramente poco piacevoli. Alex Giannascoli ha 21 anni e me lo ricorda un sacco. Una manciata di canzoni messa insieme nella sua cameretta del Temple college, North Philadelphia, che mischiano Beat Happening, Sparklehorse e tutto il meglio del rock-indipendente slacker degli ultimi venti anni.
Il tutto con grande personalitá e “gentilezza”. Scommmetto che a Gennaro, per il quale probabilmente il termine slacker è una marca di costumi da bagno, piacerebbero molto.

Menace Beach – Fortune Teller

Buone cose stanno uscendo dal giro Hookworms. Una delle loro produzioni più “normalizzate” sono questi Menace Beach. Partono fuori giri come se avessero esumato una outtake pop dei My Bloody Valentine e ci srotolano sopra una melodia appiccicosa che sentita più volte assume una direzione diversa ogni volta.

Alvvays – Archie, marry me

È un dato di fatto che di tutte le coppie di amici presenti al mio matrimonio un buon 90% si è separato nel corso degli anni. A questo punto le cose sono due: o è stato un inevitabile trend generazionale o essere al mio matrimonio portava sfiga.
Non so a chi sia rivolta questa richiesta da parte dell’adorabile Molly Rankin ma io mi sbrigherei ad accontentarla. Probabilmente se mi sposassi oggi invece di Smells like teen spirit al taglio della torta ondeggerei sulle note dream pop di Archie, marry me dall’incedere immediatamente classico.

Beverly –  Honey do

Quando ero ragazzo nei lunghi pomeriggi oziosi estivi inforcavo la bici e mi dirigevo al molo di Senigallia con Rockerilla sotto braccio ed un pezzo di pizza al rosmarino nel cestino. Non possedevo ancora un walkman e smanettavo su una radiolina alla ricerca di un pezzo dei Cure o dei Clash. Mi accontentavo anche dei Simple Minds. Oggi mi sparerei nelle orecchie  questa meraviglia da Breeders/Belly ammarate negli anni ‘010 uscita dalla penna di Drew Citron (tipino alquanto interessante) e mi sentirei, ingenuamente, un gran figo, come allora.

MASSIMILIANO BUCCHIERI

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