Fiver #01.08

Juliw's Haircut

Julie’s Haircut

Scrivere il Fiver è una figata. Si ha il privilegio di scegliere 5 canzoni. Senza preoccuparsi di niente e nessuno se non del proprio gusto personale. È un po’ come fare le classifiche di fine anno a cadenza settimanale, per la gioia del nerd che alberga dentro di noi.  È diventata consuetudine scrivere una breve introduzione, inoltre. Che spesso e volentieri non c’entra nulla con le canzoni che seguiranno. Non ci siamo dati regole: possiamo scrivere quello che ci pare insomma.

Questa settimana ne approfitto allora per parlare dei Julie’s Haircut. Non c’è una ragione particolare, anche in questo caso. Nessun album nuovo o brano inedito da celebrare. Ma ci sono cose che vanno dette, anche a distanza di tempo. Nonostante la cronaca spicciola non aiuti.

Non li conosco personalmente i Julie’s Haircut anche se una volta li intervistai, all’epoca del loro debutto discografico. E sono passati un bel po’ di anni. Da quei giorni mi sono sempre e solo limitato a seguirli da lontano, ascoltando i loro dischi, che mi sono piaciuti tutti, senza eccezioni. L’ultimo della serie in maniera particolare. È un disco del 2013 che si intitola Ashram Equinox. Un lavoro per certi versi troppo avanti e troppo bello per essere davvero apprezzato in queste lande desolate. Ricco di sfumature, influenze ed ambizioni, è un album che merita e pretende che ci venga investito sopra del tempo. Solo a quel punto si verrà ripagati pienamente e non c’è nulla di meglio di qualcuno che non ha timore di mettere la propria ambizione in primo piano, che si prende dei rischi ed allarga i confini. Dal vivo mi hanno steso in maniera definitiva, inoltre. Chiudendo un concerto strepitoso con una cover dei Joy Division, Heart & Soul. Mi hanno lasciato metaforicamente in ginocchio, con i pugni stretti di rabbia pensando a tutti quelli che identificano l’indie italiano con Brunori.

BLONDE REDHEAD – No More Honey

Bastano pochi ascolti e mi torna in mente il motivo per cui ho amato così tanto i Blonde Redhead in passato. Toccano tutte le corde giuste in questa nuova canzone, la prima da quattro anni a questa parte. E si ritrovano tutti gli ingredienti di un tempo: la voce flebile della cantante, le chitarre dissonanti, la melodia mai banale. Sembrano tornati alle ambientazioni dei primi lavori, inoltre. Meno atmosfere, meno spazi ma una maggiore cura compositiva in senso classico. Un grande ritorno, dai.

J MASCIS – Wide Awake (feat. Cat Power)


J Mascis è dio. E può permettersi qualsiasi cosa. Del resto ha conquistato sul campo un credito sconfinato che nemmeno un paio di album appena sotto l’eccellenza hanno potuto scalfire. Piace poi quell’ alternarsi tra molto elettrico con la band e il quasi acustico da solista. Adesso è il tempo delle spine staccate e gli ospiti d’eccezione: Cat Power, nel caso di questa canzone  che si limita comunque al presenzialismo di classe. Il resto lo fa la solita melodia e la solita voce strascicata. I soliti ingredienti che regalano brividi da una vita, insomma.

DEERS – Bamboo

Quattro ragazze MOLTO carine di Madrid. Il parere autorevole di Stephen Pastels a fare da garanzia. Sinceramente non mi è servito nient’altro e nonostante il tutto suoni amabilmente sgangherato e fragile allo stesso tempo mi pare ugualmente irresistibile. Una di quelle canzoni che non ci fanno domandare se, come e quando. Adesso, per i prossimi 4 minuti scarsi è l’unica cosa che conti. Domani magari ce ne saremo già dimenticati ma, come detto, non ha nessuna importanza.

KAREN O – Rapt

Questo rischia di trasformarsi in una delle sorprese dell’anno, poco ma sicuro. Il disco solista di Karen O, che con la sua band (Yeah Yeah Yeahs) al contrario mi scivola addosso senza lasciare tracce. Sarà perché questi due minuti scarsi mi sembrano un demo di PJ Harvey o forse perché un album intero dedicato all’innamoramento giovanile mi pare un’idea semplicemente seducente. Fatto sta che avrò pigiato il tasto play almeno venti volte consecutive. Per un paio di giorni di seguito.

ICEAGE – The Lord’s Favourite

Se questo è il nuovo corso toccherà seguire attentamente quello che Iceage ci proporranno in futuro, un gruppo che sembra avere in serbo un bel cambiamento di stile. Dal punk sparato in faccia dei due album pubblicati fino ad ora a questa ballata country ubriaca che pare un brano inedito di Birthday Party. Canzone sorprendente.

Cesare Lorenzi

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