I can make believe I’m a ghost

Nothing

Nothing

Ad un certo punto ho iniziato a contare. Compresi i due amici che mi accompagnavano eravamo in 45. Ma potrei pure sbagliarmi e comunque non ha nessuna importanza.
Il locale è delle dimensioni di un garage e oltre al paloscenico il solo bancone di un bar fa da arredamento ad una stanza che sarebbe davvero una forzatura chiamare club.
Quando è arrivato il momento di cominciare, la band ha spento le sigarette, svuotato i bicchieri ed è salita sul palco. Fin dal primo secondo una cosa è stata chiara l’impianto era assolutamente insufficente a reggere l’urto. Perchè i Nothing sono una band che non ama le mezze misure e se gli metti a disposizione un po’ di watt ti scoperchia il tetto del locale, statene certi.
Ma non è tanto questo che ne fa un gruppo unico. C’è dell’altro. Il volume alla fine non è mai stata una discriminante per capire davvero se ne valga la pena. Con i My Bloody Valentine il gioco vale la candela. Con i Nothing pure. Altre volte non so.
I Nothing sono il mio gruppo dell’anno.nothing-band-guitar-throw-400x400
Una band che suona in un modo ma che vorrebbe tanto essere qualcos’altro. Come me, in fondo.
Dominic Palermo è un ragazzone gentile. Ma ha i suoi momenti. Un giorno ha tirato una coltellata ad un tizio in una rissa e si è fatto un pò di galera. Quei momenti ritornano costantemente nelle sue canzoni. E no, il cielo non è terso. Non è una cazzo di bella giornata.
Sono canzoni di chitarre disperate ma gentili, soft as snow (but warm inside), di feedback fuori controllo e amplificatori messi alla prova, di voci sussurate che talvolta sono comunque come un fendente allo stomaco.

…on nights as dark as this, black black black clouds still follow us around…

Dominic Palermo sta alla estrema destra del palcoscenico, dalla parte opposta l’altro chitarrista che talvolta canta, pure lui. Al centro la batteria, dietro, e il bassista davanti. Mi sono concentrato su loro due, ad un certo punto. Sembrava la sezione ritmica di un gruppo hard-core. In particolare il ragazzo dietro i tamburi: tatuato, senza maglietta, che picchiava come se non ci fosse un domani. E poi ancora quelle chitarre, che vorrebbero far esplodere quel povero e miserabile impianto di amplificazione.Nothing-Guilty-Of-Everything-608x608
Dominic Palermo prova a tenere il mostro sotto controllo ma è una lotta impari. La chitarra sembra sfuggirgli dalle mani. Ogni tanto se ne libera, la sfila, se la fa girare attorno al collo, si avvicina all’amplificatore e alza il volume. Il ruggito ci stordisce ancor di più.

…there’s gotta be a place, to escape from the rain, but I can’t find it, can’t find it, can’t find it…

Sono 50 minuti in tutto, niente bis. Dominic abbandona la chitarra per terra, con gli amplificatori che ancora ululano disperati. Esce dal palco correndo. Mi arriva ad un metro di distanza, va al bar. Ordina uno shot di jack daniels e un jack e coca a seguire. Poi, con calma risale sul palco. Spegne l’ampli e ringrazia.
Dominic Palermo ha la presa di una vita scomoda che gli stringe la gola. Non gli rimane che buttare tutto in una canzone, in una band, in un’esistenza trascorsa in un furgone messo male.
Le cose cambieranno anche per lui. Ma intanto, in questo preciso istante, lui e la sua band sono alla ricerca di una maniera per sopravvivere. La loro musica comunica questa urgenza. È roba che scotta, che lascia segni, che fa male.
I Nothing da Philadelphia sono il mio gruppo del 2014. Ma questo l’ho già detto, mi pare.

Cesare Lorenzi

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