Violent Femmes “Hallowed Ground”

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Nel 1984 avevo 14 anni, così mettiamo subito in chiaro l’età dello scrivente.
A 14 anni non sei un essere umano razionale, sei una sorta di creatura fantastica degna di un film di Guillermo del Toro: la testa è a forma di radar ed è capace di captare ogni stimolo, il corpo ha le sembianze di una spugna e assorbe tutto ciò che arriva trasformandolo in emozioni.
Se abbassi la guardia la spugna rischia di riempirsi di disagio e paura, se invece hai la fortuna e la tenacia di entrare in contatto con la bellezza – sotto ogni forma essa si presenti – ecco che forse quell’incontro ti cambierà la vita e ti accompagnerà per sempre.
Se tutto si mischia insieme sotto forma di musica : disagio, paura, rabbia, bellezza, forse sei sulla strada del punk. Se sei su quella strada ed incroci una chitarra acustica invece che una elettrica allora ti accorgi che il folk-punk è più nelle tue corde. Se suoni folk-punk e tuo padre è un pastore battista appassionato di musica country e tu invece di rinnegarlo assorbi con rispetto tutto il suo credo, allora non c’è altro da dire : sei GORDON GANO e fondi i VIOLENT FEMMES

Milwaukee (Wisconsin) a me stava già simpatica di suo: un po’per Happy Days lì ambientato, un po’ perché in quegli anni nei Bucks (Nba) giocava Bob Lanier un pivot di 120 kg che aveva un solo movimento in attacco ma faceva sempre cesto….e anche quella è bellezza.
Insomma se doveva nascere un gruppo cazzaro nella mia testa doveva venire da Milwaukee.
Hallowed Ground, uscito nell’estate 1984, è in realtà il secondo album dei Violent Femmes. L’omonimo esordio era dell’anno precedente e conteneva la hit Gone Daddy Gone.
Ma è la serie di brani contenuti nel secondo album che mi fanno innamorare perdutamente.
Hallowed Ground ha il pregio di farmi scoprire che quando si compone con lucida follia, la contaminazione dei generi può rendere i tuoi brani senza età. Attingere dalla tradizione (in questo caso americana) e plasmarla fino a farla diventare attuale è ciò che andavo cercando e che ancora non aveva un nome.
Ascoltando Jesus walking on the water e Country Death Song scoprivo per esempio che il western country non era musica (solo) per vecchi.
E poi ancora venature punk, blues fino ad arrivare addirittura al gospel
I hear the rain non è quasi nemmeno assimilabile ad una canzone , è un mantra declamato da Gordon Gano con il controcanto del gemello artistico Brian Ritchie e sopra una batteria spazzolata da Victor De Lorenzo. In Black Girls subentra il delirio free-jazz di un giovane John Zorn al sax.
Ma sono i 7 minuti abbondanti di Never Tells a diventare per me una sorta di manifesto adolescenziale con la voce di Gordon Gano così sgraziata nel timbro e al tempo stesso piena di grazia nel voler condividere il suo dolore con gli altri. Una canzone (e un testo) che metto allo stesso livello di These important Years degli Husker Du che sarebbe uscita 3 anni dopo.

In tempo di reunion nemmeno i Violent Femmes si sono sottratti alla moda e così il 2013 li ha visti di nuovo protagonisti al Coachella e ad altri festival.
Il mese scorso (Aprile 2015) è uscito un loro Ep in occasione del Record Store Day con 4 nuovi brani, cosa che non accadeva da 15 anni. Gordon Gano ha dichiarato candidamente che vorrebbe essere nuovamente “scoperto” dai ventenni di oggi. Non so se accadrà e la cosa mi interessa il giusto. Quello di cui sono certo è che a distanza di 30 anni il mantra “I hear the rain, i hear the rain, i hear the rain .Got to kill the pain” è ancora presente in quella ideale spugna che tutto assorbe.

Massimo Sterpi

Questo pezzo, purtroppo non sarà pubblicato su carta nel numero speciale della fanzine No Hope, distribuito in occasione del No Glucose Festival il 21 e 22 maggio al Mikasa, perchè abbiamo esaurito tutta la carta che avevamo a disposizione. Ci pareva troppo ottimistico tenerlo in serbo per la seconda edizione del festival e allora lo pubblichiamo ora. Ci vediamo domani sera.


Wolther Goes Stranger live @ No Glucose 22.05.15

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