Due stelle attraverso Cassiopea (Fiver #28.2015)

Cassiopeia con linee ico

Lei disse: « conosci le stelle? »
Lui alzò gli occhi al cielo e « certo che conosco le stelle. »
Lei sorrise con le sue sopracciglia sottili « vedi lassù? Siamo proprio sotto il grande carro. »
«Non sapevo neanche che esistesse il grande carro»
«Ma dai, lo sanno anche i bambini cos’è il grande carro! »
«Che ne dici se andiamo al mare?» accendendo una sigaretta che neanche Steve McQueen « ci sediamo in riva e ascoltiamo un po’ le onde.»
«Va bene.», risposero le sue labbra ridendo della posa da Marlboro rossa morbida: « Andiamo al mare. »

David Bowie “The Stars Are Out Tonight

Lei adesso guardava l’orizzonte, la schiena appoggiata al suo petto. Il respiro, rilassato, all’unisono. La sabbia umida tra le dita: «Guarda, dritto davanti a noi: Cassiopea!»
«Vedi il bello di non conoscere le stelle? Che c’è qualcuno che tieni stretto tra le braccia che te le racconta.»
«Ma mi avevi detto di conoscerle»
«Ti ho mentito. Non conosco le stelle, non conosco i loro nomi.»
«Hai visto la luna sparire, prima? Hai visto che strano? Sembrava appoggiarsi alla collina e poi “puf” e non c’era più.»
«Da me, in montagna, le stelle sembrano caderti in faccia. Le notti di inverno sono una cosa incredibile: alzi gli occhi e le hai lì, le puoi toccare.»
«Che bello, vorrei vederle così bene. Guarda, guarda! Hai visto?»
«Cosa?»
«Una stella cadente! Dentro Cassiopea! L’ha attraversata per il lungo. Una stella cadente!»
«Wow! No, non l’ho vista! Dev’esser proprio la tua serata: la luna che scompare, la stella cadente. Me…»
«Che scemo che sei…»
Lei adesso teneva gli occhi chiusi e si lasciava andare tra due braccia sconosciute che sembravano amiche da sempre. Si lasciava cullare al buio sullo lo stesso ritmo fresco della risacca.

Sonic Youth “Superstar

« Hai mai vissuto un momento senza farti domande? Senza chiederti assolutamente niente: non se ha senso, non se sia giu-sto, non cosa succederà domani, non perchè. Niente… » Lui guardava il mare che bagnava la sabbia e poi scappava via. Guardava quel movimento infinito e sentiva l’odore della sua pelle e pensava che quella notte poteva regalarsi il diritto di la-sciare che le cose accadessero, che il cuore scegliesse il suo ritmo senza domani, solo perché aveva voglia di battere così.
« Non lo so. Non è una domanda facile. »
« Non ti ho detto che ti avrei fatto domande facili. » Guar-dava dritto davanti a sé e carezzava i suoi capelli e stringeva le sue braccia e sentiva quant’era bello averla lì, sulla sabbia umida, in una notte che a pensarci avrebbe fatto troppa paura, ma a viverla veniva da sé, batteva il ritmo giusto dell’inevitabile leggerezza di ciò che non può che accadere.
« Non lo so. Forse adesso. »

Bilal “Star Now *

Lui guardava il buio infinito davanti a sé, toccava i granelli densi con una mano, l’altra appoggiata sulla pelle sconosciuta di lei.
Sospeso. Si sentiva galleggiare nell’assenza di tempo e spa-zio. Un momento lieve e incerto, lontano dalla confusione che era stata fino a poche ore prima e che sarebbe tornata, lo sapeva bene, poche ore dopo. Ma non gli importava: restava lì, in uno spazio sconosciuto, senza dare corpo a quello che, finalmente, fluttuava senza gravità.
« La domanda vera è: c’è qualcosa oltre te? C’è qualcosa che assume senso, valore, oltre la soddisfazione del tuo deside-rare, del tuo volere, del tuo essere? »
« Cosa vuoi dire? », rispose una voce quasi addormentata, sognante.
« Quanta paura hai di dover galleggiare vicino a qualcuno? Non lontano, non sola. Quello, in realtà è facile. Quello è duro solo quando torni a casa da sola all’alba troppo sbronza per dormire bene o troppo poco sbronza per svenire e dimenticare la serata inutile che hai speso. »

Foo Fighters “February Stars

« Perché mi fai queste domande? »
« Perché le posso fare solo stanotte. Solo a te. »
« Perché? »
« Perché devo capire. E posso farlo solo adesso, solo adesso che siamo sospesi dove non c’è peso, non c’è massa. Non senti che stiamo galleggiando sopra ogni cosa? E allora possiamo dire le cose più difficili, fare le domande più pesanti, perché scivole-ranno leggere sopra le onde. Come se stessimo sognando… »
« Cosa vuoi sapere? » sussurrarono due braccia che adesso si stringevano a lui.
« Da sola sei sempre tu. Solo tu. Con tutte le tue maschere, ma tu. Ma ci riesci a pensare a qualcosa che non sei solo tu? Qualcosa che comporta un altro? Un altro desiderio, un altro bi-sogno? Si può cercare la felicità di un’altra persona solo perché la si vuole vedere sorridere? Si può mettere tutto questo davanti a sé? »
« Vorrei risponderti di sì. »
« Vorrei che tu mi rispondessi di sì. »

Sigur Ros “Staralfur

Lei staccò la sua bocca da quella di lui. Sorrise e si voltò verso il mare: « guarda! »
« Che cosa? »
« Un’altra stella cadente! »
« Ma non è possibile! Ancora? E dove? »
Lei adesso era in piedi e saltava così leggera che a lui pareva potesse volar via al primo colpo di vento: « ancora lì, ancora attraverso Cassiopea! Due stelle, ho visto due stelle cadenti attra-versare Cassiopea! »
« La tua notte fortunata. »
« Possiamo fare che è la nostra. Solo per questa volta. Solo perché stanotte possiamo fare tutto, perché non c’è gravità. Me l’hai detto tu, no? Stanotte non c’è massa, né peso. Non ci sono ferite, non ci sono nemmeno le cicatrici. Possiamo fare che è così, se vogliamo. »
« Vorrei. »
« E allora è così. E allora posso risponderti di sì. Fra due ore non sarà più vero ma fra due ore avremo di nuovo una massa ma adesso non importa, perché adesso è adesso e abbiamo deciso che vogliamo sia così. »
« Va bene. Due stelle attraverso Cassiopea » disse la sua voce stendendosi sulla sabbia del primo raggio di sole. « Rac-contami di Cassiopea. Prima che sia giorno. »
« Prima che torni la gravità? »
« Prima che torni la gravità. »
« Va bene. » sorrise lei, stringendosi a quel petto che forse non avrebbe mai più sentito respirare così vicino, ma che ora si alzava ed abbassava assieme al suo, come fossero una cosa sola.
Galleggiavano. Leggeri. Pochi millimetri sopra la sabbia mentre il mare iniziava a tingersi lontano. Ancora abbastanza lon-tano da poter continuare a tenersi per mano e fluttuare. Ancora per qualche minuto: « ti racconto di Cassiopea. ».

Fabio Rodda

* grazie a Cesare Lorenzi

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