The Sound Of Silence (Fiver #41.2015)

Lionlimb

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Ci sono momenti dove l’unica arma è il silenzio. Ne sono assolutamente convinto: si parlasse (o scrivesse) un po’ di meno le cose migliorerebbero un poco. Limitarsi all’essenziale, aprire la bocca quando siamo davvero convinti di poter dire qualcosa che sia in qualche modo utile (e forse questo non è proprio un esempio illuminante in tal senso, ma vabbè).
Non mi riferisco all’arte della conversazione che è una faccenda che ha le sue regole, i suoi tempi e i suoi ritmi. Ma al fatto che tutti sembrano sentirsi obbligati ad esternare la propria opinione su qualsiasi avvenimento, importante o meno, che occupa le cronache delle nostre vite.
Vedo gente che ha opinioni su tutto: l’ultimo tour dei Refused, Jovanotti, la guerra in Ucraina, la Palestina, le vaccinazioni obbligatorie, il governo Renzi, l’assessorato alla cultura di Bologna.
Amo le persone consapevoli, capaci di avere opinioni articolate su argomenti differenti, per carità. Ma qui si tratta di sparare a cazzo piccole sentenze da social network che danno il via, immancabilmente, a risse da cortile che non superano la durata delle 12 ore di vita. Roba da rimpiangere il vecchio bar sport di una volta.
Hello, darkness, my old friend. I’ve come to talk with you again….
Qualcuno che mi sta vicino, molto vicino, mi rimprovera di essere un “orso”. Ammetto che alla fine mi sono affezionato a questa immagine e un po’ finisco per giocarci sopra. Ma la realtà è che in questo momento l’unico argomento che davvero mi interessa è il 3-3-3-1 di Bielsa. Per chi non lo sapesse, Bielsa è un allenatore di calcio argentino. Fuori dagli schemi non solo calcistici. Un altro che m’immagino non esternerebbe qualsiasi pensiero gli passi per la testa in ogni momento.
I miei silenzi sono roba importante, da tenere in grande considerazione, cerco di spiegare a quei pochi che nonostante tutto mi gravitano attorno. Cerco di rispiarmargli qualche banalità assortita, insomma. A meno che non mi facciate parlare di Bielsa o di qualche nuovo disco in circolazione potrei davvero non aver nulla da dire.
Ten thousand people, maybe more. People talking without speaking, people hearing without listening. People writing songs that voices never shared, no one dared, disturb the sound of silence….

JAMES BLAKE – The Sound of Silence

DRÅPE – My Friend The Scientists

Non è che si chieda l’impossibile, alla fin fine. Mi piace la musica e sono di bocca buona, neppure troppo esigente. Ma quando capita di ascoltare canzoni che davvero si elevano dalla marea della mediocrità imperante mi viene il dubbio che spendo troppe ore ad ascoltare roba che non meriterebbe nemmeno un minuto del mio tempo. I Tame Impala non rientrano nella categoria, evidentemente e dico loro perchè gli ambiti sonori e di immaginario sono relativamente simili a questi Dråpe. Nonostante l’Australia ed Oslo stiano esattamente agli antipodi. Ci fosse stata una canzone come questa, nel loro ossannatissimo ultimo album, forse, e dico forse, non li avrei liquidati dopo i canonici due-tre ascolti di rito. Uno di quei brani che ti inchiodano, che ti fanno pigiare il tasto play in continuazione, riconoscibile immediatamente dopo il primo ascolto come si conviene alle grandi canzoni. Poi, vedete voi, al solito….

FRANKIE COSMOS – Sand

Mi piacciono le canzoni pop fatte in casa. Mi piace quando si esprime candore, semplicità, ingenuità. Mi continua a piacere anche quando la semplicità sconfina nella semplicioneria.
La Sarah Records è una delle mie etichette preferite in assoluto. Mi piacciono le canzoni che non superano il minuto di durata. Frankie Cosmos non può che essere una delle mie bands, insomma.

THE GOON SAX – Sometimes Accidentally

Non c’è niente di meglio che scovare una canzone che parli della tua vita. Quando va in circolo una connessione che ti fa ritrovare un briciolo di te stesso in una canzone è il momento in cui l’arte ti salva, metaforicamente, la vita. Magari poi è una piccolezza, vista da lontano, ma poco importa. In quell’istante è come se tutto tornasse a posto, come se alla fine trovassi comunque il tuo piccolo angolo di mondo.
I don’t care about much
But I definetly, sometimes care about you
Ecco, quel sometimes fa la differenza. Quante volte l’ho cantata questa canzone, senza mai averla ascoltata prima.
Per quelli interessati alla cronaca: The Goon Sax è un trio australiano, il cantante è il figlio di Robert Forster (Go Betweens), l’album di debutto uscirà nei primi mesi del 2016. Il recente disco solista di Robert Forster è un gioiello, by the way.

LIONLIMB – Bored Today

Stewart Bronaugh solitamente accompagna Angel Olsen in giro per il mondo, suonando la chitarra dal vivo. Non sappiamo ancora per quanto, però. Quello che ha messo in piedi, una piccola band fatta in casa (Nashville), promette di portargli via il poco, presumiamo, tempo disponibile. Si finirà per parlarne, ne siamo sicuri. Anche considerando che l’indie-rock virato anni settanta ha ultimamente riscosso i favori del grande pubblico, vedi il successo di band come War On Drugs. La canzone in questione piace perchè non ha timore di affrontare suoni che avrebbero bisogno di una grande produzione e lo fa nonostante i mezzi siano quelli di un gruppo che registra in cantina. Dei settanta rimane il sentore, insomma. Ma alla fin fine ci rimane tra le mani un piccolo gioiello pop, una di quelle canzoni da riascoltare potenzialmente all’infinito.

CESARE LORENZI

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