Out Of Focus (Fiver #01.2016)

Durak (The Fool)

Durak (The Fool)

Lo scorso ottobre Courtney Barnett ha inviato un tweet piuttosto geniale , ripreso anche dalle pagine di Rumore
“Se scatti una foto ad una foto sfocata, puoi rimetterla a fuoco se fai lo scatto fuori fuoco ?”

Amo molto certi paradossi, tanto da non lasciarli andare e desiderare di rispondere in maniera logica
La mia risposta è quindi “assolutamente sì” , mi piace molto credere che si possa rimettere a fuoco una foto sfocata , foto che assomiglia molto alla nostra vita.
Perché riconosciamolo… abbiamo tutti una vita un po’sfocata a tratti.
Una scena a cui sono molto affezionato nella storia del cinema è tratta da “Harry a Pezzi” dove Robin Williams si accorge di essere fuori fuoco costringendo i familiari a mettere gli occhiali per vederlo meglio.

Ma quello è un rimedio un po’ falso perché delegato ad altri in quanto “ci aspettiamo che gli altri si adeguino alle storture che siamo diventati” (Woody Allen).
Forse la visione corretta risiede proprio nel paradosso di Courtney Barnett, a volte occorre fare uno scatto fuori fuoco per tentare di rimettere le cose a posto.
Da sempre penso che il Cinema sia un compagno fedele in tal senso. Lo scatto fuori fuoco che può mettere a fuoco dove siamo in quel momento e come percepiamo le cose. Fermarsi un attimo, fare uno scatto e ripartire.

Come ogni anno proponiamo quindi alcuni scatti. Come da abitudine si tratta di film non distribuiti (o quasi) al Cinema ma che possono essere reperiti sperando in alcuni casi in una distribuzione futura. Scatti fatti per una serata di svago o per mettere a fuoco certi pensieri.
Tralasciamo le opere (in alcuni casi splendide) passate per alcuni festival europei nel 2015 ma che saranno sicuramente distribuite nelle prossime settimane sfruttando l’eco della corsa agli Oscar (Carol e Spotlight in primis a cui speriamo possano aggiungersi anche i “minori” Room e Anomalisa)

Ecco 10 scatti, in ordine sparso, tra i tanti del 2015

“DURAK/THE FOOL” di Yuri Bykov – Russia
Un luogo comune dice che un paese a pezzi fa uscire solitamente grandi film, in quanto la creatività diventa una risposta alla crisi stessa. Nel 2015 tutto ciò è realtà se pensiamo al film greco “The Lobster” (forse al primo posto nella mia personale top ten) e “Leviathan” considerato da molti un capolavoro. Dalla Russia arriva anche “Durak”, un altro pugno allo stomaco dove “il folle” è l’uomo onesto che deve confrontarsi e farsi ascoltare da una società corrotta e da un popolo stremato. Splendidamente kafkiano.

“THE DUKE OF BURGUNDY” di Peter Strickland – UK
Parlare di opera “stilosa” può far entrare subito nell’atmosfera adatta per descrivere questo film.
La storia è quella del rapporto d’amore tra 2 donne, tra romanticismo e pericolosi giochi delle parti.
Il film è girato nelle campagne inglesi e ogni frame potrebbe essere la copertina di un disco dei Belle & Sebastien, tanto che immagini che da un momento all’altro possa materializzarsi Stuart Murdoch sul divano di casa. Un’opera che ha diviso la critica inglese tra film inutile e mezzo capolavoro e che forse merita di essere visto proprio per questo e per farsi una propria opinione.

“VICTORIA” di Sebastian Schipper – Germania
One City-One Night-One Take recita il manifesto di questo intenso film tedesco.
La città è Berlino, irriconoscibile e a tratti cruda. La notte è quella passata dalla protagonista Victoria, una ragazza spagnola che incontriamo solitaria in una discoteca berlinese. One take è la ripresa del film, girato in un unico piano sequenza di 2 ore. Veniamo spinti a seguire letteralmente Victoria tra le 4 di notte e le 6 del mattino, il tutto accompagnati dalle musiche di Nils Frahm.
2 ore dove non accade niente o dove potrebbe accadere di tutto.
No spoiler ovviamente, per un film molto “europeo” e molto intenso.

“SLOW WEST”di John MacLean – Nuova Zelanda /UK
Gira e rigira uno o 2 film western all’anno me li segno da tramandare ai posteri.
Ormai sono così rari che – se riusciti – devono essere salvaguardati come animali in via d’estinzione. Slow West in realtà e’ un “western for dummies” , la storia è molto semplice e vista tante volte (un giovane ragazzo alla ricerca della donna amata persa nel selvaggio west) , ma se ci si lascia coinvolgere e si mettono da parte derive snobistiche il film scorre piacevolissimo.
La presenza del sempre ottimo Michael Fassbender come co-protagonista mi auguro possa facilitare la distribuzione nelle sale italiane nel 2016.
Se appassionati del genere vi segnalo anche il bellissimo “BONE TOMAHAWK”, da vedere però solo se si ha uno stomaco molto, molto forte.

“LONDON ROAD” di Rufus Norris – UK
Se il Cinema dopo 100 anni di vita continua ancora a sorprendere non è solo grazie agli effetti speciali e alle innovazioni tecnologiche dei film hollywodiani ma anche soprattutto ai piccoli film indipendenti e al modo drammaturgico con cui si affrontano certe tematiche. In questo caso la tematica è la storia vera di un serial killer che terrorizzò la piccola città di Ipswich tra l’ottobre e il dicembre 2006 uccidendo 5 prostitute. La modalità in cui viene esposto il caso è una sorpresa che lascio a chi avrà il desiderio di avvicinarsi a questo film. O spegnerete dopo 15 minuti oppure vi farete affascinare da questa ennesima perla del cinema inglese.

“MISTRESS AMERICA” – di Noah Baumbach – Usa
Con gli anni ho iniziato a provare simpatia verso i registi molto prolifici (vedi Sodebergh, David Gordon Green e tanti altri) , non perché capaci di sfornare solo capolavori ma proprio per il motivo contrario e cioè un alternarsi tra opere riuscite e non riuscite inserite però in un contesto creativo senza pause e per questo affascinante. Noah Baumbach prolifico non lo è mai stato ma questa volta in 12 mesi ha sfornato 2 film : While we’re young (da 6 politico) e questo Mistress America che vede ancora come protagonista la splendida Greta Gerwig accompagnata dall’altrettanto brava Lola Kirke di cui si sentirà sicuramente ancora parlare. Il film è riuscito e a tratti sembra di vedere un proseguimento ideale di Frances Ha . La coppia Baumbach/Gerwig (loro la sceneggiatura) sembra scrivano copioni con la facilità con cui noi beviamo un bicchiere d’acqua e il film scorre piacevole dalla prima all’ultima scena.

“ THE END OF THE TOUR” di James Ponsoldt – Usa
Di solito i film sui mostri sacri dell’arte contemporanea vengono attesi con il fucile puntato e nella storia si ricordano più flop che cose riuscite. Ma quando decidi di dare un taglio sottile all’opera è più facile non cadere in banalità. In questo caso il mostro sacro è il sempre amato David Foster Wallace e il film non è una sua biografia ma si limita a raccontare l’intervista che “Rolling Stones” decise di fare a Wallace grazie alla caparbietà del giovane giornalista David Lipsky. Sembra che il film possa essere distribuito nei cinema italiani a Febbraio. Nel caso non lasciatevelo scappare per far scendere una lacrimuccia da dedicare a Wallace.

“LOVE & MERCY” di Bill Polhad – Usa
Altro film biografico , altro mostro sacro. In questo caso Brian Wilson dei Beach Boys.
Da inserire decisamente nello scaffale “Biografie musicali riuscite”. Un racconto che mette in rilievo i disturbi mentali di Wilson ma lo fa con delicatezza e poesia rendendoci assolutamente vicini al personaggio indipendentemente dal nostro trasporto per la musica dei Beach Boys. Riuscito anche il taglio temporale dato all’opera. 2 tempi paralleli dove un grandissimo Paul Dano è il Brian creativo ventenne mentre a John Cusack viene dato il compito di interpretare un Wilson imbolsito dai farmaci alla soglia dei 50 anni. Da vedere

“71” di Yann Demange – UK
Qua invece parliamo di un film in realtà distribuito in Italia. A luglio. Solo in lingua originale sottotitolato. Risultato: in sala non l’ha visto nessuno. E invece va recuperato perché a mio avviso è uno dei film dell’anno. Dopo decine di film sul conflitto nord irlandese (alcuni da tramandare ai posteri) pensavo non ci fosse più molto da dire. Così non è. ’71” è un film intenso, costruito perfettamente. Politicamente discutibile ma umanamente eccezionale. Protagonista è Jack O’Connell astro nascente del cinema inglese e che avevamo già lodato 12 mesi fa su queste pagine parlando dell’ottimo “Starred Up” . Annotiamoci anche il nome del regista : Yann Demange, in quanto 71 è un’opera prima.

“ME, EARL & THE DYING GIRL” di Alfonso Gomez Rajon- Usa
Vale lo stesso discorso fatto per “71” . Film distribuito malissimo nelle scorse settimane e decisamente schiacciato dai blockbuster natalizi. Per di più il titolo molto discutibile deciso per l’uscita italiana (Quel fantastico peggior anno della mia vita) e un manifesto ancor più brutto non hanno certo aiutato. In realtà si tratta del film che molti di noi aspettavano da un anno in quanto trionfatore al Sundance Festival 2015 (Premio del Pubblico e Gran Premio della Giuria).
L’ennesimo racconto di formazione del cinema indipendente americano. Quando me ne stancherò ne farò a meno, ma per ora mi godo ancora il genere. Un film che trasuda amore per il cinema e che merita assolutamente di essere visto.

E se avete il tempo e la passione per altre storie , segnalo anche :

THE MULE
Film australiano su un impacciato corriere di droga. Tra la commedia,il drammatico ..e il pulp

RESPIRE
Opera prima della splendida attrice francese Melanie Laurent, ora anche ottima regista

MATCH
Riuscitissimo, un’opera molto parlata tra le 4 mura nello stile di Carnage

SET FIRE TO THE STARS
Il burrascoso rapporto tra il grande poeta Dylan Thomas ed il suo agente

I AM MICHAEL
La controversa storia (vera) di un giovane attivista omosessuale diventato poi pastore mormone
e interpretato da James Franco

NORTHERN SOUL
Piacevole e a tratti imperdibile per gli amanti dei movimenti culturali britannici.

ELEPHANT SONG
Dramma psicologico canadese che ha tra i protagonisti il grande e giovane regista Xavier Dolan qui nelle vesti di attore.

QUEEN OF EARTH
A mio avviso tra i migliori “thriller” della stagione. E Alex Ross Perry
(già autore di Listen Up Philips) è un regista da tenere d’occhio.

WELCOME TO ME
Classico “dramedy” del cinema americano. Piacevole. E poi ogni film con Kristen Wiig dovrebbe essere visto.

THE DIARY OF A TEENAGE GIRL
Opera prima. Miglior fotografia al Sundance Festival. Tratto da una graphic story edita in tutto il mondo. Assolutamente da vedere.

THE WOLFPACK
Il mio personale Premio Oscar 2015 al Miglior Documentario, una storia incredibile per un genere straordinario ancora troppo sottovalutato.

NEXT GOAL WINS
Documentario sulla squadra di calcio delle Isole Samoa. Può sembrare ridicolo ma ridicolo non è.

Massimo Sterpi

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