L’inverno del 2016

Come tutte le persone che sono in giro da un pezzo, ho le mie teorie. Un tempo una di queste mi aveva portato alla ferma convinzione che Modena e la sua provincia fossero la nostra Olympia. Olympia WA: K Records, exploding the teenage underground into passionate revolt against the corporate ogre, Kill Rock Stars, revolution grrrl style now, insomma tutta quella roba lì che se non la conoscete non so perché stiate a perder tempo a leggere le cose che scrivo su questo blog. Nonostante questa teoria, peraltro personalissima, sia stata sorpassata dal mutare dei tempi e dei costumi, ritengo tuttora che un posto come La Barberia, bottega di barbiere trasformata in club estemporaneo, potesse nascere ed esistere solo dalle parti di Modena (non sto a scendere nei dettagli perché voglio essere breve, ma se qualcuno avesse curiosità e voglia di saperne di più può partire da qui).

In genere sono portato a dar credito al prossimo anche quando non lo conosco. Se poi una persona la conosco e questa persona in passato ha dato prova di meritar fiducia, il mio credito nei suoi confronti aumenta in maniera esponenziale. Così quando il mio amico Giovanni mi consiglia di ascoltare un disco, io lo ascolto. Lui assieme a Luca sceglie le cose da stampare per l’etichetta nata sulle poltrone della barberia di cui sopra, quindi se decide di pubblicare una cosa io gli presto attenzione, molta attenzione. Così quando una sera di inizio 2013 mi passò il cd di Setti misi da parte tutto il mio atavico scetticismo per il suono della voce italiana e lo ascoltai. Feci bene a farlo, ovviamente e ovviamente me ne innamorai all’istante. In quel disco c’erano otto canzoni che spartivano allegramente attitudine lo-fi, passione semi acustica e ritmi sintetici sparpagliati a tappeto che aggiungevano una spinta al movimento, inaspettata per un lavoro di matrice cantautoriale (qui la sceneggiatura prevedrebbe il pippone sui “nuovi cantautori italiani”, ma non ne ho proprio voglia).

Setti è bravo con la musica ed è bravo con le parole, ma è bravo in una maniera tutta sua. Ogni tanto mi capita di leggere qualcosa che lascia scritto in giro e ogni volta che succede ci trovo dentro qualcosa di speciale e mi sorprendo di quanto riesca ad essere così semplice e al tempo stesso profondo e tanto, ma proprio tanto, se stesso.

Per questo il suo è uno dei 10 nomi che assieme agli amici della No Hope fanzine e ai ragazzi del Covo Club abbiamo scelto di inserire nella lista di quelli che suoneranno in un piccolo festival: si chiamerà Inverno e invaderà il Covo le due sere dell’ultimo week end di gennaio.

Setti, che di nome fa Nicola, di recente ha fatto uscire un EP di demo, 4 inediti e 2 cover: The Hottest Autumn Ever di Bob Corn e Chiodi dei Wolther Goes Stranger. E’ un CDR totalmente autoprodotto e molto do it yourself, diciamo moltissimo. Si intitola Un presente e dentro contiene questa canzone, che forse non è la sua cosa più rappresentativa, ma a me piace un sacco, mi fa sorridere e ballare.
Mi fa star bene, ecco.

Arturo Compagnoni  

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