I was there, and I’ve never been wrong (Fiver #02.2016)

James Murphy (LCD Soundsystem)

James Murphy (LCD Soundsystem)

In principio Sniffin’ Glucose era il blog di Arturo. Lo ospitava blogspot. Ad un certo punto è diventato un sito ma è rimasto un blog nella sostanza. E’ diventato il blog di Arturo, Massimiliano e Cesare.
Non ci abbiamo ragionato sopra chissà quanto sinceramente, ma ci sembrava una buona idea poter scrivere di musica (soprattutto) e farlo in uno spazio creato e gestito in completa autonomia. La musica alla fine è diventata un pretesto per scrivere un po’ di noi. Si sono aggiunti tanti contributi in questi due anni e mezzo di vita. Abbiamo incontrato gente che non avremmo mai pensato di poter ospitare, alcuni sono diventati amici, altri li abbiamo persi per strada. Alcune cose che abbiamo scritto sono circolate, altre le hanno lette in pochi ma non è questo il punto.
Il punto è che uscirà un nuovo disco di LCD Soundsystem quest’anno. Ormai è vicenda nota: suoneranno a Coachella (a proposito di I was there) e nel corso dei prossimi mesi pubblicheranno delle nuove canzoni (una, natalizia, è già uscita). La cosa che ci ha legato fin dall’inizio a me, Arturo e Massimiliano, non è stato solo l’amore per la musica, per una band o una determinata scena ma un’attitudine nel rapportare le nostre vite alle vicende musicali. Su questo c’è stata sempre sintonia. Neanche fosse una sorta di filosofia da seguire, di cui nessuno conosceva davvero i precetti ma che alla fine ci ha sempre fatti ritrovare, nonostante qualche momento complicato che ad ognuno la vita ha portato inevitabilmente in sorte.
Il mio momento complicato è stato l’inizio degli anni 2000. Diciamo 2002. Avevo 35 anni allora, James Murphy 32. Gli ultimi 15 li avevo passati in redazione a Rumore oppure in radio. E’ stato il momento in cui ho detto basta. Ho continuato ad ascoltare musica ma sentivo il bisogno di farlo solo per me stesso. Senza che gli impegni lavorativi condizionassero l’andamento dei miei ascolti. Losing My Edge, il primo singolo degli LCD Soundsystem, usciva nel 2002 e sembrava scritto apposta per me. Era la mia canzone, in quel momento e lo è a maggior ragione ancora adesso. Terminava ripetendo 15 volte la frase: You don’t know what you really want. Allo stesso tempo, con un carico d’ironia da 90 (I was there in 1974 at the first Suicide practices in a loft in New York City), sottolineava quanto fosse importante esserci stati, al posto giusto, nel momento giusto. E noi ci siamo stati: al concerto degli Smiths del 1985 a Roma, in Piazza Maggiore quando suonarono i Clash, a vedere Pavement, Nirvana e Gang Starr nel ’91, i Jesus and Mary Chain nel 1986. C’eravamo quando dovevamo esserci e abbiamo continuato a farlo. Poi, allo stesso tempo, abbiamo anche perso qualcosa per strada, come è inevitabile. Ma quella canzone ci ha insegnato che non sarebbe diventato un problema, in fondo. Tornano gli LCD Soundsystem e sapranno farlo nel modo migliore, ne sono certo. James Murphy è nato vecchio, lo ha scritto lui stesso nella lettera che ha accompagnato questo ritorno. Di conseguenza sarà meno faticoso che per altri. Saprà tornare alla stessa maniera delle Sleater Kinney, insomma. Con la consapevolezza che alla fin fine anche i kids coming up from behind non sono nient’altro che bravi ragazzi. Come lui e come noi, del resto.
Cesare Lorenzi

La volta che mi chiesero a bruciapelo di fare un nome e uno solo per fotografare i miei anni zero, feci quello degli LCD Soundsystem. Non voglio fare analisi ne’ stilare graduatorie, magari di gruppi più importanti ne ho anche incontrati in questo millennio, in ogni caso rileggendo ora le cose che all’epoca scrissi al riguardo, mi accorgo che non sposterei una virgola. Rendermi conto che il mio entusiasmo è immutato oggi rispetto ad allora mi basta.
Bentornati.

LCD Soundsystem – Sound of Silver (EMI)
In una sola canzone, la prima del nuovo disco dei suoi LCD Soundsystem, James Murphy riesce a citare se stesso (il battito d’apertura è lo stesso che accompagnava Losing My Edge), i Kraftwerk (Trans Europe Express e The Robots in un sol colpo) ed infine la disco di fine anni settanta, sintetica e glamour come non mai. Sette minuti e undici secondi e la partita è già finita.
A volte capita di leggere un libro e ad ogni pagina ci si stupisce di come l’autore sia riuscito ad esprimere i medesimi concetti che da sempre giacevano assopiti nel nostro subconscio ma che mai da soli avevamo avuto la voglia o la capacità di estrarre. Ecco, James Murphy riesce a trasmettere quella stessa sensazione attraverso la musica. Partendo da riferimenti culturali cari a molti, quelli esplicitati qualche tempo fa in quel vero e proprio manifesto d’intenti che fu il singolo di debutto, il suo soundsystem newyorkese taglia e cuce finendo per rivestire a nuovo l’intero corpo della moderna pop music. Dentro ci sta tutto: Heaven 17 (Someone Great e la title track), Talking Heads un po’ ovunque, tra tormentoni per ammazzare il dance floor e canzoni che stanno incastrate tra il secondo e il terzo disco dei New Order, come quella All My Friends che cresce piano sino a tramutarsi in una versione di Born Slippy adatta pure al difficile gusto di un Mark E. Smith qualunque. Infine il nostro chiude indossando le vesti del crooner con un omaggio incarta cuore alla città di New York: pianoforte, ritmo a spazzola e voce. Il momento di sedersi, riprendere il fiato e rendersi conto del capolavoro che abbiamo appena terminato di ascoltare.
recensione per Rumore scritta il 04/02/2007

In the Beginning, There Was Rhythm – Rolling Stone Milano 22 marzo 2007
Il concerto degli LCD Soundsystem di ieri sera a Milano è stato strepitoso per i seguenti motivi:
1) perché sul palco non c’era nemmeno un computer, e se c’era io non l’ho visto, però c’erano una batteria (in certi momenti anche tre batterie), un basso, una chitarra e delle tastiere;
2) per la maglietta di James Murphy, una t-shirt stazzonata e con un buco in mezzo con su scritto “Tusco Sky Valley, New Mexico”, una roba che io non metterei nemmeno in casa il giorno in cui mi deciderò a fare le pulizie di Pasqua;
3) per il fisico di James Murphy: un bel rotolone attorno alla pancia, capello sanamente spettinato e un centimetro di barba;
4) per l’aspetto del batterista, Patrick Mahoney, uno che sembra prelevato di peso dal bordo della piscina di un motel a mezza stella della sperduta provincia americana;
5) perché nonostante i tre punti di cui sopra gli LCD Soundsystem sono incredibilmente fighi e James Murphy è un idolo delle ragazzine (ergo un giorno potrei diventarlo pure io);
6) perché il chitarrista che si sono scelti per questo tour, Al Doyle, non saprà come dire ai suoi amici Hot Chip che assieme a James Murphy si diverte molto di più;
7) per la versione live di Daft Punk Is Playing at My House, che per il contesto in cui è stata suonata e per come è stata suonata è stata la roba più punk che mi sia capitato di vedere negli ultimi cinque anni;
8) perché i 16 minuti di Yeah – cronometrati dal mio socio Alberto con cui ho condiviso una estenuante, faticosissima e divertente transenna in prima fila proprio di fronte a Murphy – sono stati l’unica vera esperienza di trance psichedelica provata in questi ultimi anni (per la cronaca in mezzo la canzone si è trasformata in una cover di Carl Craig che naturalmente io non avrei mai riconosciuto non fosse stato per Alberto);
9) per la cover di No Love Lost dei Joy Division che ad un certo punto hanno suonato;
10) per quella caramella che James Murphy ha scartato, si è infilato in bocca e ha cominciato a masticare mentre cantava New York, I Love You but You’re Bringing Me Down;
11) infine perché gli LCD Soundsystem hanno dimostrato in maniera ASSOLUTA e DEFINITIVA che anche un gruppo che suona musica da ballo è in grado di sfornare dischi capolavoro e spaccare il culo dal vivo. Punto.
scritto per Sniffin’ Glucose 1.0 il 23/03/2007

LCD Soundsystem + !!! – Piazza Castello, Ferrara 24 giugno 2010
Nessuno dovrebbe essere costretto a salire su un palco poche ore dopo che la nazionale del Paese in cui si trova a suonare è stata estromessa al primo turno dei mondiali di calcio, né cominciare il proprio set mentre la luce del sole illumina ancora a giorno una piazza semi deserta. Ma uno scenario del genere non offusca i pensieri del triplo punto esclamativo. Nic Offer si immola al pubblico e scatena il putiferio con mosse da disco dancer di altri tempi, la chitarra costruisce il suono e il basso ricama, costantemente sintonizzato sulla linea utilizzata dagli Stone Roses per Fool’s Gold. Poi cala la notte, l’enorme mirror ball piazzata in alto comincia a ruotare e James Murphy sale sul palco addobbato più o meno come capita a noi mortali prima di infilarci a letto: t-shirt bianca stropicciata su braghe scure e informi, come un ex studente di college cresciuto a football, birra e hamburger. L’inizio è lento e penalizzato da un suono impastato da volumi troppo bassi, poi tutto prende inesorabilmente quota sull’abbrivio di canzoni che nell’arco di tre soli album sono state capaci di riassumere il trentennio precedente erigendo un monumento al passato costruito con attrezzi e materia prima pescati dal futuro. Neu! e Suicide, Human League e Daft Punk sparati dritti in faccia ad una piazza ondeggiante, con il proscenio che sbanda come fosse ad un concerto dei Black Flag. Se Murphy deciderà di non regalare un domani alla sua creatura a questo punto non importa, anzi probabilmente sarà meglio così, impossibile fare di più. E’ stato tutto perfetto e, utilizzando il refrain dell’unico vero inno mai scritto per la generazione dei pochi forty something ancora in pista, alla fine potremo affermare convinti: noi c’eravamo.
reportage live per Rumore scritto il 25/6/2010

That’s how it starts
We go back to your house
We check the charts
And start to figure it out

And if it’s crowded, all the better
Because we know we’re gonna be up late
But if you’re worried about the weather
Then you picked the wrong place to stay
That’s how it starts.
Arturo Compagnoni

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