Gruppo Slowdive


Vivere un concerto come un gruppo di ragazzini che vanno in trasferta per la squadra del cuore è la spinta che consente ai nati ai bordi di periferia, dove i tram non vanno più avanti, di inseguire la musica dal vivo e affrontare ogni viaggio con entusiasmo e rinnovata fede. E’ così che il “gruppo Slowdive” si muove: persone dislocate in aree geografiche diverse, i cui dialetti disegnano la provincia italiana e i suoi percorsi.
Partiti, per motivi diversi ma simili, ci diamo appuntamento a Bari, per il Medimex special edition, orario aperitivo, nella splendida venue del “PopUp the Sunday / Indipendent Label Market”, dove facciamo incetta di vinili, tra un cocktail, una chiacchiera e un panzerotto. Messi a dura prova dalle nuove direttive anti terrorismo che ci costringono a vivere la piazza come topolini in gabbia. Dopo una fila estenuante sebbene l’evento sia gratuito, perquisizione e controllo al metal detector, arriviamo in piazza lato bar dove comincia ufficialmente la serata, tra gag e abbracci, saluti e birre.
Il live di Tricky in tutta onestà ci annoia, sebbene lui rimanga un animale da palco e la sua attitudine punk sia ben assecondata da una band essenziale quanto precisa e nonostante molti di noi nei novanta su quei suoni ci volassero. La verità è che l’attesa per gli Slowdive è altissima e tutto quanto succede attorno vale poco meno di un riscaldamento pre partita ben fatto.
Sulle prime note di Slowdive ciò che risulta evidente è che la band è in ottima forma, che l’impianto fa il suo dovere e soprattutto che loro sono una di quei gruppi che le aspettative le divorano.
Il commento comune è “questi suonano come un disco” e ancora “sebbene in centomila han provato a replicare il loro suono, per qualche motivo, sti qua son così personali e così bravi da risultare inimitabili”. Senza scendere in tecnicismi che stancherebbero anche il miglior Riccardone, è solo questione di manico.
Gli Slowdive hanno i testi, hanno voci intonate, hanno chitarre, hanno profondità di suono, hanno ritmica, hanno immaginario. Hanno tutto quello che serve, insomma. Non c’è altro da aggiungere, se non raccontare quello che succede all’interno del “gruppo Slowdive”, ai cui membri ho chiesto il rilascio di qualche dichiarazione dopo una serata spesa insieme. Si va dal sintetico quanto incisivo “bellissimo live” rubato alla bacheca del Colasanti che racchiude il pensiero unanime dei presenti, al cosmico “Slowdive: località da sogno” di Robert Eno, in questa strana quanto unica trasferta in stile Partyzano che profuma di amarcord. Per Luca Barreca, rappresentante della Sicilia che amo: ”Il concerto é stata la dimostrazione di come dovrebbe essere una band di livello, un sistema con proprietà che superano gli individualismi. Un suono emozionante che esce perfetto, elegante e vibrante. Le chitarre che si armonizzano perfettamente e Rachel in splendida forma, una bellezza insomma. Metteteci anche che Salmo ha rubato un po’ di spettatori alla favolosa location. Uno dei migliori concerti degli ultimi anni”.
Già, avevo dimenticato di render conto del nostro più grande timore: gli occasionali. Ringraziamo l’organizzazione per aver sistemato sull’altro palco Salmo che ha raccolto, ovviamente, tutto il nazionalpopolare e il pubblico casuale. Non è una critica all’artista ne all’organizzazione, anzi, penso sia stata davvero una mossa intelligente quella di creare due palchi antitetici capaci di convivere a pochi chilometri l’uno dall’altro. E sebbene, al solito, Edoardo Calcutta voglia percularmi alla sua maniera con la dichiarazione per la stampa “una grande emozione vedere gli Slowdive e Fabio Nirta nello stesso posto” (sia chiaro, se lo può permettere, siamo amici), ma la pelle d’oca ce la siamo sentiti a turno tutti e qualche lacrima l’abbiamo dovuta coprire con altrettante battute. Fabiola Lavecchia, a cui Michele Montagano lascia la parola per la questione aperta delle quote rosa, dichiara: “Ho pensato a quando ho ascoltato gli Slowdive per la prima volta ed ero già grande per vivermeli (nel ’95 avevo 7 anni) e invece no, all’inizio dell’estate del 2017 li ho ascoltati dal vivo e sono stati emozionanti esattamente come me li sono sempre immaginati. Mi sono piaciuti anche i pezzi nuovi che sono bellissimi, anche se non mi emozionano come i vecchi. Ma When the Sun Hits mi ha proprio sollevata (è la mia preferita)”. Ai non pervenuti Carlo Pastore, Daniele Giustra, Livio Ghiraldi, Michele Perriello, Gae Antonacci, Barbara Laneve (non me ne abbiate se vi cito, non me ne abbiate se non vi cito) il mio abbraccio e il mio grazie per i sorrisi e la splendida compagnia. Uno speciale grazie a Francesca Sturzi che, nonostante la crisi Juve, mi ha fatto autografare i vinili dalla band.
L’ultima parola la lascio a Luca, vero mattatore della serata e “premio Sapone”, con il suo “CAVALLO” perfettamente in tema con l’artwork del Medimex:”É una festa e credo si contribuisca fattivamente tutti alla fine. Si guarda il concerto filato tra un cocktail e un altro e alla fine soddisfatti ci si butta assieme nella movida barese, con Fabio e Roberto pieni di gioia e di dischi e io che non trovo piú la via per il b&b”.
In conclusione: se il saggio indica gli Slowdive, lo stolto sta su internet a fare gag sui due biglietti dei Radiohead.

Per i pignoli, per i rosiconi e per la cronaca, ecco la scaletta ed un estratto video del concerto:
1. Slowdive
2. Avalyn
3.Catch the Breeze
4. Crazy for You
5. Star Roving
6. Machine Gun
7. Souvlaki Space Station
8.Sugar for the Pill
9.When the Sun Hits
10.Alison
11.No Longer Making Time
12.Golden Hair (Syd Barrett cover)

Fabio Nirta

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