Soul Radio (Fiver #21.2018)

citta_studio
Trascorsi gli ennesimi giorni di grande tormento si interrogò sui momenti felici andati perduti.
Cos’era successo?
BODEGA – HOW DID THIS HAPPEN?!

Frugò nel proprio animo e si trovò a ripensare, per la prima volta dopo parecchio tempo, ai molti anni spesi dietro al microfono della piccola ma leggendaria emittente cittadina.
Realizzò che quelle laide quattro mura erano state, probabilmente, uno dei luoghi più felici della sua vita.
Curioso come guardando indietro si scopriva a pensare con tenerezza a momenti allora ritenuti banali attribuendogli, ora, significati all’epoca impensabili.
HOUSE OF LOVE – CHRISTINE

La sede della radio era in un piccolo sottoscala di un bel palazzo in una strada signorile.
Secondo le leggi della fisica non saprebbe dire quanta polvere possa accumulare una moquette ma direbbe che tra quelle mura, in qualche particolare momento storico, tale leggi erano state sovvertite e piegate allo scorrere inesorabile degli eventi.
Il bagno, onestamente, non credeva di averlo mai visto funzionare. Ricordava solo un cartello comparso improvvisamente un giorno: “Soccia regaz, nel basket per beccare il canestro ci vuole talento, per centrare questo buco basta solo un po’ di buona volontà..”.
Diciamo che la cura dell’immobile non era al primissimo posto tra gli interessi dei presenti.
ESSEX GREEN – DON’T LEAVE IT IN OUR HANDS

La sala regia era lo stanzone dove si stazionava per la maggior parte del tempo quando non si era in trasmissione. Non ricordava il colore del tavolone, forse non l’aveva mai visto, ingombro come sempre era di bottiglie, lattine, comunicati stampa, dischi e cassette.
La sala trasmissione contava tre metri per uno e mezzo di metratura.
Due sgabelli per la conduzione, spesso effettuata in coppia, e fare entrare un terzo, un ospite, un amico, era operazione che comportava contorsionismi circensi.
Nella sala era situata la reliquia più adorata. Il muro delle cassette.
Un’ incredibile parete ideata da un pazzo furioso (un genio nella sua opinione) dove erano più o meno impilate ordinatamente centinaia e centinaia di cassette.
La regola era, se adocchiavi qualcosa, diciamo Double Nickels On The Dime, dovevi prenderla subito perché a una seconda occhiata in quella che credevi essere la medesima posizione ti ritrovavi tra le mani i Prefab Sprout o Miles Davis. Smaterializzata. Ritrovarla non era un picnic
All’epoca gli piaceva pensare trafugata da minuscole creature probabilmente di nero agghindate. Fantasticava sui party infuocati che si tenevano tra queste minuscole creature una volta spente le luci dell’ultima trasmissione.. storie d’amore, pogo selvaggi, bevute interminabili.
E lo spirito di tutto ciò albergava tra quelle sozze, prodigiose mura.
MINUTEMEN – THIS AIN’T NO PICNIC

La linea editoriale era un po’ come la prima regola del Fight Club.
Non esisteva linea editoriale.
Oppure, un’indicazione di base ritagliata sulle “competenze” (ahahahahaha, nel mio caso) di ciascuno c’era ma la libertà era massima.
Una palestra fenomenale. Buttavano nel calderone gli Slint, i Seam, i Whipping Boy.. quell’accidenti che gli pareva, insomma, e qualche pazzo gli telefonava pure per complimentarsi o argomentare lungamente sugli Smithereens o i Godfathers.
SEAM – NEW YEAR’S

La redazione. Una piccola lega di donne e uomini straordinari di cui si onorava di fare parte.
Politica, musica, cinema, sport trattati con competenza ed entusiasmo.
Ma, soprattutto, ci si guardava e ci si “riconosceva” animati da un comune sentire.
Scalcinati idealisti e fedeli compagni in una guerra impossibile.
Poi gli anni passano.
La radio in realtà è ancora lì, non fisicamente in quel luogo, ma continua imperterrita animata da vecchi e nuovi combattenti da amare e rispettare.
E’ lui che non c’è più.
Dimentica. Trascura. Sovrappone strati che spesso non hanno neanche un decimo del valore di quelli che sta ricoprendo.
Scorda i sorrisi, la stima, gli abbracci, le risate, i pianti.
Scorda la sua vita.
Dopo tanto tempo cerca la radio, l’accende e la porta automaticamente sulla frequenza 103,1 MHZ.
Un sorriso compiaciuto gli illumina il volto per la prima volta dopo diversi giorni.
BILLY BRAGG – WAITING FOR THE GREAT LEAP FORWARD

Massimiliano Bucchieri

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