๐’๐ง๐ข๐Ÿ๐Ÿ๐ข๐งโ€™ ๐†๐ฅ๐ฎ๐œ๐จ๐ฌ๐ž #๐Ÿ‘๐Ÿ– rimbalza tra presente e 1979, una delle annate piรน interessanti della musica che piรน ci piace. Si comincia con gli ๐ž๐š๐ซ โ€” scritto cosรฌ, tutto minuscolo โ€” progetto nato tra Hudson Valley e Londra, dove indie pop fatto in casa, elettronica, voci sussurrate e piccoli rumori digitali convivono senza darsi troppe spiegazioni. I ๐“๐ซ๐š๐ฆ๐ก๐š๐ฎ๐ฌ arrivano invece da diciotto mesi di tour attraverso tre continenti: โ€œPlovdivโ€ nasce da viaggi in furgone, club, cittร  viste di corsa e persone salutate troppo in fretta. Poi il ๐“๐š๐ซ๐š ๐‚๐ฅ๐ž๐ซ๐ค๐ข๐ง ๐“๐ซ๐ข๐จ, che continua a mettere insieme dub, pop sperimentale, elettronica e dettagli minuscoli. Il brano parla di lavoro perso e precarietร , ma lo fa senza alzare la voce. Chiudono il primo giro i ๐๐ซ๐š๐ฆ๐ฐ๐ž๐ฅ๐ฅ, da Cardiff: chitarre, vecchie trasmissioni BBC e unโ€™idea di pop inglese che guarda a XTC, Go-Betweens e Pale Fountains, con quella sensazione strana di conoscere giร  una canzone al primo ascolto.

Tra le tante band innovative e fuori dagli schemi nate dalla scena post punk britannica di fine anni Settanta, ๐“๐ก๐ข๐ฌ ๐‡๐ž๐š๐ญ e ๐๐จ๐ฉ ๐†๐ซ๐จ๐ฎ๐ฉ occupano senza dubbio un posto di primo piano. Entrambe sono tra le esperienze piรน radicali, intransigenti e al tempo stesso lungimiranti del periodo: i primi scelsero di spingersi oltre, fondendo sperimentazione sonora, improvvisazione, elettronica, musica concreta e tensione politica in un linguaggio del tutto originale, anticipando molte delle pratiche che avrebbero caratterizzato l’industrial, il post rock e svariate forme di musica sperimentale contemporanea. I secondi, nati a Bristol nel โ€˜77, si fecero subito notare per il desiderio di andare oltre i confini del punk, mescolando influenze che andavano dal funk al dub giamaicano, dal free jazz fino alle ricerche piรน avanguardistiche, costruendo un suono estremamente nervoso, del tutto imprevedibile e spesso volutamente caotico, sempre animato da una forte carica politica. Il loro album d’esordio ๐‘Œ, pubblicato nel 1979, รจ uno dei dischi fondamentali del post punk. Al suo interno convivono l’energia grezza del punk, la libertร  dellโ€™improvvisazione e una forte consapevolezza politica. Piรน che seguire una scena, contribuirono a crearne diverse, dimostrando che la contaminazione tra linguaggi musicali poteva diventare una forma di ricerca artistica e ricordandoci che la musica puรฒ essere molto piรน di un semplice intrattenimento: puรฒ diventare uno strumento per osservare, criticare e reinterpretare il mondo che ci circonda. Tema peraltro estremamente attuale ai nostri giorni.

Nel finale torniamo ai nostri giorni. Gli ๐’๐ญ๐ซ๐จ๐ค๐ž๐ฌ con โ€œFalling Out Of Loveโ€ tirano fuori una canzone fredda, filtrata, distante. Lascia decisamente spiazzati, ma in fondo รจ quasi meglio cosรฌ. E poi gli ๐ˆ๐œ๐ž๐š๐ ๐ž, nostro disco della settimana con ๐…๐จ๐ซ ๐‹๐จ๐ฏ๐ž ๐จ๐Ÿ ๐†๐ซ๐š๐œ๐ž & ๐ญ๐ก๐ž ๐‡๐ž๐ซ๐ž๐š๐Ÿ๐ญ๐ž๐ซ. Erano partiti giovanissimi, con canzoni che sembravano voler bruciare tutto in pochi minuti. Oggi non hanno perso quella spinta, ma lโ€™hanno spostata altrove: ballate, rockabilly, country, romanticismo e aperture melodiche. Se si fa la tara alle pose di Elias Rรธnnenfelt, ci rimane un grande disco tra le mani.


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