Mentre la Londra di metร  anni Novanta si godeva la sbornia del Britpop, a Glasgow si consumava una rivoluzione sotterranea di segno opposto. Unโ€™anarchia lo-fi fatta di chitarre economiche portate al punto di fusione, muri di feedback e unโ€™orgogliosa estetica geek.
Il focus della settima puntata di ๐’๐ง๐ข๐Ÿ๐Ÿ๐ข๐งโ€™๐†๐ฅ๐ฎ๐œ๐จ๐ฌ๐ž รจ centrato sulla Scozia degli ๐”๐ซ๐ฎ๐ฌ๐ž๐ข ๐˜๐š๐ญ๐ฌ๐ฎ๐ซ๐š e sulla recente ristampa espansa del loro esordio del 1996, ๐‘Š๐‘’ ๐ด๐‘Ÿ๐‘’ ๐‘ˆ๐‘Ÿ๐‘ข๐‘ ๐‘’๐‘– ๐‘Œ๐‘Ž๐‘ก๐‘ ๐‘ข๐‘Ÿ๐‘Ž. Una band frenetica e per lunghi tratti irresistibile, che rubava il proprio nome a un manga giapponese e che sfornava a raffica canzoni nate in uno scantinato ma sorrette da una scrittura melodica micidiale. Attorno a uno dei loro piccoli inni, ๐พ๐‘’๐‘ค๐‘๐‘–๐‘’๐‘  ๐ฟ๐‘–๐‘˜๐‘’ ๐‘Š๐‘Ž๐‘ก๐‘’๐‘Ÿ๐‘š๐‘’๐‘™๐‘œ๐‘›, ricostruiamo il quadro di quella Glasgow obliqua: le chitarre post-punk tese degli allโ€™epoca neonati ๐ƒ๐ž๐ฅ๐ ๐š๐๐จ๐ฌ col loro primo singolo, ๐‘€๐‘œ๐‘›๐‘–๐‘๐‘Ž ๐‘Š๐‘’๐‘๐‘ ๐‘ก๐‘’๐‘Ÿ, e il lo-fi ruvido e orgogliosamente artigianale firmato dagli ๐’๐ฉ๐š๐ซ๐ž ๐’๐ง๐š๐ซ๐ž, piccola band di Dundee che tra i propri ammiratori poteva vantare niente meno che ๐’๐ญ๐ž๐ฏ๐ž ๐€๐ฅ๐›๐ข๐ง๐ข.
Disco della Settimana รจ ๐‘๐ผ๐‘…๐‘ƒ!, ritorno dei ๐ƒ๐ˆ๐ˆ๐• . Un album che si propone di cambiare le regole del gioco senza spostare quasi nulla. Lo fa lasciando sedere in cabina di regia A. G. Cook, indiscusso re dell’hyperpop e braccio destro di Charli XCX, che manipola digitalmente il muro di chitarre shoegaze donando al disco una nitidezza e una profonditร  tridimensionale sinora sconosciute alla band del sempre fascinoso Zachary Cole Smith.


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