L’imperfetto è il tempo che preferisco

L’imperfetto è il tempo che preferisco.
Ne faccio un uso abbondante nelle mie conversazioni verbali e tendo sempre a preferirlo in maniera inconscia al congiuntivo.
Sono Romana DOC e mi fa sorridere fregarmene della consecutio temporum.
Alla faccia dei classicisti.

Non che sia del partito che le regole sono fatte per essere violate, non sono una anarco insurrezionalista della grammatica, ma penso che alle volte il contenuto e l’impeto di un pensiero siano immanenti rispetto alla sua forma.
Credo che ci siano concetti e significati che possono essere  ben compresi anche sorvolando il ferro della disciplina grammaticale.
E se uno si scandalizza, tanto meglio, fa parte del gioco.
È questa forse l’unica cosa che abbiamo in comune io, gli Actionmen e Hans Jobber (celebre biologo che a 73 anni fu trovato a masturbarsi davanti alla sede dell’ONU a New York).

Chi li conosce (gli Actionmen, intendo)  sa bene quanto i loro live possano essere carichi e suggestivi: finiscono quasi sempre con commenti e azioni sopra le righe, e in ogni caso con loro che si denudano mentre suonano o simulano atti osceni sul palco.
Questo offre agli astanti meno incipriati il presto
per una sana risata mentre procura un colpo apoplettico alle malelingue della maggioranza silenziosa, i cosiddetti filistei del mondo civilizzato.

“Arrivare in cima frignando di nascosto”

Nel 2008 gli Actionmen avevano poco più di vent’anni ed erano ad un passo dalla fama.
Un tour bello lungo con i This Is a Standoff li aveva portati alla ribalta della scena punk-hardcore europea, nonostante un po’ di problemi con i batteristi: dal primissimo pig, fino ad arrivare a Pinna degli Hormonauts.
Il loro secondo disco, The Game, ricevette ottimi commenti dalla critica e un buon riscontro di pubblico.

Qui lo potete ascoltare integralmente:

“Cos’era la vita senza tourneé?
Era la vita, ecco cosa”

Delle volte il declino e la disgregazione della nostra giovinezza possono rappresentare una fase molto sofferta della nostra vita, sia il momento in cui ci ritroviamo un po’ – come in un film di Toxic Avenger – straight to the consequences.
Perché come si dice, è il momento in cui bando agli indugi, tocca buttarsi in un fiume in piena, per vedere cosa c’è dall’altra parte della riva.
Costi quel che costi.

Così, tra vicissitudini varie, gli Actionmen ci hanno messo quasi 7 anni a preparare il nuovo disco.
Persino le cellule del nostro corpo si rinnovano totalmente ogni sette anni, tanto che dal punto di vista biologico, si può dire che dopo tale lasso di tempo non siamo più la stessa persona.
Ma loro non sono cambiati, hanno la stessa faccia tosta ed energia di prima.
Sono cresciuti, sono forse più amari, e glieli vedi in faccia i segni che gli hanno lasciato le condizioni astrali della vita, ma dei quali sono i padroni.

Questa lunga disquisizione “filosofica” potrebbe sembrare un tentativo di spaccare un capello in quattro, ma si tratta di ben altro.
Voglio convincervi con l’inganno ad ascoltare Ramadama.
Innanzitutto non è affatto un disco skate punk, come qualcuno ha scritto.
Nelle 22 tracce c’è di tutto, dai Queen al beach metal dei Torche, passando per il funky e la bossa nova.
Ci sono frammenti drammatici, mischiati con quelli burleschi.
Non senza qualche azzardo, possiamo persino ritrovare analogie con i tanto rimpianti At the Drive in: in altre parole in Ramadama ci sono gli Actionmen e quello che hanno vissuto in questi sette anni, in un fluire incalzante e fatto di sovrapposizioni di generi per tutto il corso di questi 77 minuti di musica.

Molti possono riconoscere come ci sia un’intima connessione tra l’individuo e il tipo di ambiente in cui si trova.
Dovunque ci spostiamo, tendiamo a ricreare intorno a noi, l’ambiente a cui siamo abituati o che ci fa sentire più a nostro agio.
La musica degli Actionmen è una killer application, che ci “vende” e che ci fa scorgere altri contenuti:
1) gli Actionmen sono un gruppo di matrice DIY e Ramadama ne è l’espressione pìù diretta: gli Actionmen, hanno seguito tutte le fasi del processo creativo dalla composizione alla registrazione dei pezzi;
2) gli Actionmen sono contro la censura: non vogliono necessariamente dare scandalo, loro vogliono  irritare.
Il gioco è molto più sottile.

Si tratta di colpire con una cerbottana il collo del perbenismo, attraverso lo svilimento del senso del pudore e loro lo fanno senza ironia.
I luoghi comuni  e il modus vivendi che la vita di una piccola città come Ravenna ti impone, sono un gorgo energetico che può generare ambigue distorsioni, che può arrivare anche a soffocarti.
Si tratta di riacquistare la nostra dignità, intesa come possibilità di manifestare liberamente il proprio pensiero, anche corposamente, di diventare esattamente quello che si è sempre voluto al di la delle aspettative dei nostri genitori, amici, serpenti, società.
Il modo in cui ci viene insegnato a percepire la realtà, condiziona anche la nostra volontà e le azioni che intraprendiamo.

Dobbiamo riprenderci il diritto di essere il regista, non solo gli attori della nostra esistenza:
“Ignoriamo che siamo ciechi e sordi
Allora, ci assale la paura e scordiamo di esser divini,
Che possiamo mutare
Il corso degli eventi
E persino
Il moto degli astri”

Questo è Kebab  in una versione “singolo” senza l’outro del disco.

https://w.soundcloud.com/player/?url=https%3A//api.soundcloud.com/tracks/117609862%3Fsecret_token%3Ds-kh59s

Ramadama uscirà il 6 dicembre
Gli Actionmen suoneranno al CISIM di Lido Adriano (Ra) il 13 dicembre

Mrs. Gtatto

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