Nel nome del Padre, di Freak e di Bill Callahan

freak-antoni

Nel marzo del 2011 mi capitò di passare un intero pomeriggio in compagnia di Freak Antoni.

Il contesto era un seminario rivolto a giovani under 20 che organizzavo e dove Freak non ebbe alcuna remora nel parlare di sé , della sua carriera artistica, del suo amore per i Beatles ma anche delle sue malattie e del suo travagliato ed intenso percorso umano.

Dopo l’incontro ebbi la fortuna di rimanere a lungo con lui in privato.
Non ricordo bene l’aggancio ma finimmo con il  parlare quasi esclusivamente del tema della Paternità.

Prima addirittura il Padre eterno, poi i commenti sui padri non naturali e cioè quegli incontri straordinari  che la vita ci riserva e che ci lasciano una sorta di testamento culturale e/o affettivo (lui citò per sé Gianni Celati, che aveva avuto come professore al Dams), poi mi parlò del suo vero padre: una persona semplice che gli insegnò l’ironia “ ..e senza ironia non puoi vivere..quindi mi ha dato la vita”, poi si iniziò a parlare della paternità mia e sua.
Io allora padre da 4 mesi e lui ormai da più di 10 anni della sua bellissima Margherita.

Un suo passaggio mi colpì più di altri ; rivolgendosi a me disse “Preparati al fatto che tuo figlio dovrà uccidere la tua cultura, che sia essa musicale, cinematografica, letteraria, di vita….dovrà ucciderla, farla morire, solo così potrà ricrearla e farla sua….. fattene una ragione mi raccomando,  così potrai stupirti del fatto che avrai creato una nuova vita e non un clone” …spero e penso di riportare tutte le parole impresse nella mia memoria correttamente.

Ho sempre tenuto e sempre terrò cara questa frase.  
Forse non la condivido nella sua interezza ma ne colgo lo spirito così libero, così anticonformista.  
Facendola mia e riflettendola sul piano musicale, penso che mio figlio non dovrà uccidere (sempre che desideri ascoltarli) un Bob Mould o un Gordon Gano qualsiasi solo perché li ascoltava il padre da adolescente, l’abilità forse dovrà essere quella del padre nel non occupare lo spazio del figlio.  
Più facile a dirsi che a farsi, vedremo.

Perché questo aneddoto ?
Non per celebrare Freak, non penso di essere all’altezza di farlo, posso semplicemente dire che è una delle umanità più fragili e delicate che mi sia mai capitato di incontrare e che porterò sempre un ricordo molto bello di lui.
Che ci crediate o no questo pezzo è stato buttato giù la sera del 9 Febbraio e solo rivisto in minima parte alla luce della scomparsa di Freak.

L’aneddoto della conversazione con lui sulla paternità mi è tornato alla mente grazie ad una telefonata casuale che mi è arrivata a metà gennaio.
Se può essere infatti affascinante ragionare su quanto i padri possono passare (o non passare) ai figli, lo è forse ancora di più farsi soprendere dal passaggio inverso.
E così il telefono di lavoro squilla in un monotono venerdì pomeriggio di gennaio, rispondo e dall’altra parte sento una voce distinta, matura, di sicuro il mio interlocutore non è un ragazzino.

“Parlo con il Teatro ?”
“Sì mi dica” rispondo io
“Volevo chiederle informazioni sul concerto di Bill Callahan, sul sito vedo che sono rimasti pochi biglietti e le chiedevo un consiglio su 2 biglietti molto laterali in galleria che sto valutando”
Io gli confermo che il sold out è imminente e lo rassicuro sui biglietti laterali, la visuale è ugualmente buona.
E a questo punto  parte il bello, quello che non ti aspetti.
Interlocutore : “Forse le sembrerò pignolo, mi scusi …ma ci tengo molto. E’ un regalo che voglio fare a mio figlio a sua insaputa, ha 16 anni e sinceramente non mi ero mai interessato alla musica che ascolta. Poi a Natale abbiamo avuto modo di passare più tempo insieme e mi ha detto “Papà, ti faccio sentire Bill Callahan sono certo che può piacere anche a te” .
L’ho sentito, lo trovo un artista straordinario e trovo ancora più straordinario che mio figlio ascolti della musica così bella, così profonda.
Penso che lui non sappia che questo cantante sia a Bologna tra qualche settimana e così gli farò questa sorpresa, verremo da Firenze, spero passeremo una bella serata insieme. Certo che quel Bill Callahan ha davvero una voce incredibile”

Prendo atto, saluto cordialmente e metto giù il cordless.

BillCallahan2byKirstieShanley

Un istante dopo mi rammarico per non avere fatto nessun commento. Di non avere ringraziato il mio interlocutore per quanto confidato.
Poi penso che forse sia meglio così, avrei fatto fatica a fargli capire quanto mi sono cari questi temi, lui d’altronde voleva solo sapere se i posti laterali erano buoni.
Mi limito a sperare che il 18 febbraio non ci sia la neve sulla Bologna Firenze .
Non ci sarà ne sono certo.

“Freak…ma tu ci credi in Dio ?”

“Mah…che dirti ?…diciamo che non ho ancora visto quella luce, ma forse sono io a non avere pagato la bolletta”

 Massimo Sterpi

4 pensieri su “Nel nome del Padre, di Freak e di Bill Callahan

  1. Complimenti per quello che hai scritto e soprattutto per come lo hai scritto… mio figlio di 17 mesi gioca con tutti i miei cd e pian piano lascio che sulla mia musica rimanga il segno del suo passaggio, nella speranza che ne assorba il potenziale per una sorta di processo di osmosi…ma le parole di Freak Antoni mi aiutano a non covare troppe illusioni sulla fluidità di questo processo…

    • Ciao, grazie per il tuo commento.
      Capisco bene le tue parole, anche io ho un processo simile con mio figlio di 3 anni…e infatti mi sono giocato l’intera discografia in cd di Joe Jackson
      Come dicevo nel mio intervento, ho riportato quella frase di Freak perché mi sembrava molto potente ma è ovvio che non si può generalizzare. Io sono certo (..o meglio spero) che se ci meriteremo la stima dei nostri figli , alla fine il background culturale che ci portiamo dietro godrà di uguale interesse e stima. (M.S.)

  2. Pingback: Top Five(r) 2014 | SNIFFIN' GLUCOSE

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