Top Five(r) 2014

Sniffin’Glucose esiste da poco più di un anno, da quando quello che era il blog di Arturo Compagnoni si è trasformato in uno spazio allargato agli amici di sempre, Cesare Lorenzi e Massimiliano Bucchieri in primis, ma anche a disposizione di chi in sintonia abbia voglia di raccontare vicende legate alla musica (ma non solo) e abbia voglia di farlo con un tono il più personale possibile, al limite dell’autoreferenziale, ché mica ci dispiace, anzi.
Non spetta a noi naturalmente dire se la cosa abbia un senso per altri che non per noi stessi, ma ci sono momenti in cui è necessario fermarsi un secondo (cosa al limite dell’impossibile per noi, che vogliamo solo e comunque guardare avanti) e tirare velocemente le somme.
Alla fine se questo blog abbia un senso, se ci sia interesse, se ci sia voglia di scambiarsi opinioni, lo decide solamente chi decide di leggerci.
La nostra classifica di fine anno l’avete fatta voi, insomma.
Da parte nostra possiamo solo prenderne atto, raccogliendo in una TOP 5 i link ai post più letti in questi ultimi dodici mesi.
A ben vedere, per varietà di firme e di argomenti è un bel modo di raccontarci.

1) La sconfitta dello stile (di Giacomo Spazio, 16 febbraio 2014)
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…..Qualcuno che desse forma e volto a un concetto, quello di musica indie, che già allora era arduo inquadrare nei fatti e difficilmente spiegabile a parole.
Un questione di attitudine piuttosto che di genere musicale.
Uno stile e un determinato approccio all’arte (perché si, la musica è arte).
Ne uscirono 5 numeri, e su quelle pagine – soprattutto dalle parole di Carlo Albertoli e Giacomo Spazio – imparammo cose che nessun’altro ci stava insegnando.
Fu lì che per la prima volta leggemmo dell’esistenza della Sarah Records, per dirne una.
Fu soprattutto leggendo quegli scritti che ci convincemmo che esisteva una barricata e che bisognava salirci sopra a quella barricata.
Combattere per quello in cui credevamo: esisteva un noi ed esisteva un loro.
E a noi importava.
Nel tempo il concetto, come detto già sfocato all’epoca, si è via via nebulizzato e integrato nell’allora odiato mainstream.
Fino a divenire negli ultimi anni un format adatto a tutto e a niente, aggettivando quasi sempre a sproposito situazioni diversissime tra loro e quasi mai in linea con quello che noi intendevamo.
Detto che a noi le polemiche in rete schifano, ma schifano sul serio, quando qualche settimana fa ci è capitato di leggere le poche righe che Giacomo Spazio ha scritto in occasione dell’uscita di una canzone di Brunori Sas e i pareri e le opinioni espresse un pò da tutti al riguardo, ci è venuta voglia di scambiare qualche chiacchiera con lui.
Non per soffiare sul falò della polemica e nemmeno per parlare della canzone incriminata.
Perché a noi di quella canzone non ce ne può fregar di meno e proprio perché non ce ne può fregar di meno ci ha meravigliato il fiorire di opinioni sorto attorno alla vicenda da parte di persone che, per come la vediamo noi, sarebbe lecito vedere affaccendate attorno ad altre storie…..continua

2) Nel nome del Padre, di Freak e di Bill Callahan (di Massimo Sterpi, 12 febbraio 2014)
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…..Nel marzo del 2011 mi capitò di passare un intero pomeriggio in compagnia di Freak Antoni.
Il contesto era un seminario rivolto a giovani under 20 che organizzavo e dove Freak non ebbe alcuna remora nel parlare di sé , della sua carriera artistica, del suo amore per i Beatles ma anche delle sue malattie e del suo travagliato ed intenso percorso umano.
Dopo l’incontro ebbi la fortuna di rimanere a lungo con lui in privato.
Non ricordo bene l’aggancio ma finimmo con il  parlare quasi esclusivamente del tema della Paternità.
Prima addirittura il Padre eterno, poi i commenti sui padri non naturali e cioè quegli incontri straordinari  che la vita ci riserva e che ci lasciano una sorta di testamento culturale e/o affettivo (lui citò per sé Gianni Celati, che aveva avuto come professore al Dams), poi mi parlò del suo vero padre: una persona semplice che gli insegnò l’ironia “ ..e senza ironia non puoi vivere..quindi mi ha dato la vita”, poi si iniziò a parlare della paternità mia e sua.
Io allora padre da 4 mesi e lui ormai da più di 10 anni della sua bellissima Margherita…..continua

3) In the aereoplane over the sea (di Arturo Compagnoni, 12 giugno 2014)
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…..Ma se fossi uno che sa scrivere bene e che ha pure un briciolo di fantasia, uno di quelli bravi a fabbricare romanzi o sceneggiature di film, a questo punto mi inventerei un finale ad effetto. Una roba di quelle che ad esserci dentro ed avere 20 anni ti cambia la vita per sempre.
Tipo un ultimo concerto per chiudere tutto, questi tre giorni e quelli immediatamente precedenti. Un concerto unico, sulla spiaggia tra il mare e le dune, i piedi sotterrati dalla sabbia fresca, migliaia di persone sotto una luna tagliata perfettamente a metà.
Un tipo con barba lunga e un cappello che canta: what a beautiful face I have found in this place, that is circling all around the sun , tu che sei lì in mezzo e anche se a quelli la’ sopra al palco non è che ai tuoi tempi gli avessi dato poi tutta quest’importanza ora non puoi far altro che guardarli fuori fuoco con lo vista appannata dalle lacrime and when we meet on a cloud I’ll be laughing out loud I’ll be laughing with everyone I see can’t believe how strange it is to be anything at all con la gola che si attorciglia mentre pensi ai dieci anni che hai vissuto lì su quella spiaggia, tutti dall’inizio della storia e sai che quello che sta succendo ora sta succedendo anche per te. Non c’è nulla di casuale e in questo finale immaginario oggi è il giorno perfetto, questa è la notte perfetta e nient’altro conta. Niente. ……continua

4) The scene that celebrates itself (di Cesare Lorenzi, 22 aprile 2014)
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Poi uno mi chiede ancora perché dovrei leggere la stampa straniera? Perché non possiamo farlo noi? Non dico all’estero ma con i Massimo Volume, Julie’s Haircut, Teho Teardo o con His Clancyness (e sono solo i primi nomi che mi vengono in mente), per dire? Cos’altro abbiamo di meglio da fare? Stare tutto il giorno attaccati a facebook a sparare minchiate? Ecco, da lettore mi piacerebbe proprio vedere robe così, scritte da gente che muove il culo e sta sul pezzo, in occasioni diverse, magari facendoci qualche ragionamento attorno. Roba che valga la pena leggere, in definitiva, che ti offra almeno qualcosa in più delle banalità da comunicato stampa. O magari, visto che il web si è iniziato ad utilizzarlo, trovare una via più creativa che non limitarsi a riprendere le news delle case discografiche che abbiamo già letto ore prima da qualche altra parte……continua

5) I’ll meet you there (Fiver #02.12) (di Massimiliano Bucchieri, 8 dicembre 2014)
Photo: ©Andrew Stuart 2014
…….E’ ormai passato quasi un anno da quando Sniffin’ Glucose ha incontrato His Clancyness per una piacevole chiacchierata in un piovoso pomeriggio di inizio inverno.
Ad un certo punto della discussione, che aveva preso una piega incentrata sulle difficoltà, decisioni e riscontri per chi cerca di fare musica nel nostro paese, ma non solo, Clancy quasi sommessamente ma con sguardo risoluto ha mormorato “in definitiva .. io cerco di fare Arte”.
Da allora c’è questa frase che mi ronza in testa e che, pur nella sua apparente ovvietà, a mio parere, è centrale per ogni discorso riguardi la musica che amo.
Ci fu un nome suggerito da Clancy nel corso di quell’incontro che ben si attaglia a questo discorso, quello dei Viet Cong. Formazione di Calgary, Canada di cui è in circolazione in questi giorni il primo album.
Il primo commento che ho dato agli amici è stato né più né meno: ”una bella mattonata”.
Dopo ripetuti ascolti, sempre meno “faticosi”, ora posso riconoscere l’eccellenza del loro album. Gente che se ne frega di giocare “sicuro”.
Dunque, semplificando, l’Arte richiede fatica.
Da una parte il bisogno di esprimere un’urgenza creativa, dall’altra lo sforzo, in un’epoca che mira al disimpegno più totale, per affrancarsi dalle terribili difficoltà “reali” quotidiane.
Bevi, balla, ascolta solo quello che le playlists ti confezionano; compra, se li compri, solo i dischi che Amazon decide che sono i “tuoi” risparmiandoti la fatica di andarteli a cercare. E se vado ad un concerto scelgo una bella reunion, mica voglio essere spiazzato…
Tutto qui? Non proprio………continua

 

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