Fiver #03.2014

Per quanto riguarda noi di Sniffin’ Glucose la musica non è mai un sottofondo.
E’ una colonna sonora costante delle nostre giornate.
Ne scandisce ogni singolo momento, condiziona l’umore, risucchia quantità di tempo e denaro impressionanti.
Potremmo affermare senza timore di smentita che la musica definisce le nostre vite così come sono, per quello che sono.
Ne’ più ne’ meno.
Così ogni 30 giorni scrivere a turno di 5 canzoni che in qualche modo hanno per noi rivestito una particolare per quanto soggettiva importanza nel mese precedente ci pare un modo per fare il punto non solo sui nostri ascolti ma sulle nostre vite in generale.
Su quello che ci è successo e su come è successo.
Sniffin’ Glucose

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Viet Cong

Non credete a quelli che vi dicono che era meglio prima. Che adesso non esce piú niente di buono. Cazzate.
Ogni anno, da quando presto attenzione alle vicende legate alla musica, ho sempre trovato 20-30 dischi da mettere da parte. Da tenere nello scaffale apposito della roba buona.
Non ci sono anni sessanta, novanta, duemila o duemilaedieci che tengano.
Non ha mai fatto nessuna differenza.
Non ci sono epoche auree o miti da inseguire.
Esiste solo la musica buona e quella meno buona. O meglio: ci sono dischi che ci fanno emozionare. Punto.
Ci sono stati e continueranno ad esserci.
Queste sono le mie 5 canzoni del mese di marzo.

THE MEN Different Days

5 album in 5 anni. Questo ultimo non é il migliore. Ma è comunque un disco capace di regalarci pezzi come questo. Quasi cinque minuti di rock’n roll. Alla fine di questo si tratta: niente di piú niente di meno. Ho pensato agli Stooges (non in questa canzone, a dire il vero) e ai Parquet Courts. Ma anche ai Replacements e ai Rolling Stones. Perché suona dannatamente classico, fin troppo forse. Giá, forse…

 

CHRISTOPHER OWENS It Comes Back To You


A proposito di classici Owens si puoi ormai catalogare al pari di Beck tra gli autori che si rifanno alla grande tradizione della canzone americana. Archiviati i volumi e le piccole dissonanze degli esordi con i (le?) Girls ormai le canzoni di Owens trasudano west cost e epoche perdute. In questo caso un crescendo gospel da brividi punteggia una canzone classicamente bella, malinconicamente figlia elettiva del country-rock dei Big Star. Lacrime e applausi.

 

VIET CONG Throw It Away


Viet Cong da Calgary. Sono in quattro. Non sono dei novellini: si ricordano due album dati alle stampe come Woman, tra le altre cose. Un progetto che aveva generato un certo interesse, all’epoca (2008-2010).
Il programma attuale é il seguente: album di debutto in autunno preceduto dalla ristampa dell’unica cassetta pubblicata fino ad ora. Throw It Away é un’estratto proprio di quest’unico reperto attualmente in circolazione. Sará per un riff memorabile subito in apertura, per come si sviluppa e cresce una melodia indimenticabile fin da subito, senza mai diventare banale. Sará per quel coro dal sapore post-punk e per quella chitarra cosí Television. Sará che talvolta certi gruppi catturano cosí, immediatamente e non mollano piú la presa ma questa canzone é semplicemente una celebrazione della musica che amo.

 

FRANKIE COSMOS Owen


Greta Kline, diciannovenne newyorkese, figlia dell’attore Kevin Kline, e responsabile del progetto Frankie Cosmos  ha pubblicato su Bandcamp dal 2009 fino ad oggi 40 album. Praticamente qualsiasi cosa gli passasse per la testa l’ha registrata e messa in rete.
Ma no, non vi preoccupate non vi toccherá andare a spulciare un repertorio di queste dimensioni. Ci ha pensato lei, per la prima volta in compagnia di un batterista, per la prima volta su vinile e cd, a recuperare e registare nuovamente, in maniera piú professionale, una selezione di quelle canzoni. L’album di debutto (se cosí si puó dire) si intitola Zentropy ed é francamente irresistibile. Immaginatevi i Beat Happening o uno qualsiasi dei gruppi indie-pop che hanno fatto della bassa fedeltá (di suono) e dell’amore per melodie semplici ed immediate una piccola religione. Niente di banale, peró. Fin dal nome della band (un omaggio al poeta Frank O’Hara) si rifuggono luoghi comuni e consuetudini. Una ventata d’aria fresca che si addice perfettamente alla primavera che stiamo vivendo. Ah, visto che questa dovrebbe essere una rubrica dedicata alle canzoni ne scelgo una in particolare, Owen: ho sempre amato i brani cantati in coppia.

POW Hi-Tech Boom


Direttamente dal fantastico universo di garage rock senza speranza di Mr. John Dwyer (Thee Oh Sees, etc)  arrivano i Pow, trio di San Francisco. Debutto targato Castle Face, difatti.
Solito armamentario vintage di strumenti e di suoni, solito carico di fuzz strabordante e di tastiere che regalano un retrogusto wave. È la San Francisco dell’immaginario alternativo che ancora resiste, che non vuole mollare il colpo all’arrembante carico di “creativi” digitali che con i portafogli gonfi di stock-option stanno facendo piazza pulita a suon di sfratti di tutte le realtá “altre” della cittá. Magari, per qualcuno, non sará nient’altro che un ronzio di sottofondo ma questa musica ha un’urgenza che ci fa credere il contrario.

CESARE LORENZI

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