Computerlove

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A parte gli scherzi: Lorenzo Nada è uno dei ragazzi più carini che conosco. Uno di quelli che quando è dietro alla consolle ti fa scuotere le fondamenta, anelare i fermenti giovanili e vacillare fragile come le palafitte di Marina.

Nell’ultimo periodo sono terribilmente invecchiata. Ogni volta che mi guardo allo specchio mi trovo sempre più lacera e imbruttita e comincio ad assaporare l’amarezza e l’inutilità dei tanti sforzi fatti per realizzare un piano che in origine mi sembrava l’unica strada possibile da percorrere.
Nel 2006 da Roma mi sono trasferita a Ravenna. Qui ho assimilato i fondamenti del Mah-Jong, ho giocato e  perso ripetutamente a racchettoni contro un bambino di nove anni, ho lavorato in molti bagni del litorale, alcuni dei quali erano così sofisticati che gli illustrissimi clienti si lamentavano col direttore se ti vedevano bere dell’acqua dalla bottiglietta mentre eri in servizio, altri invece così grezzi che in otto ore di turno non avevi nemmeno il tempo di andare a pisciare. In ogni caso mi licenziavo sempre entro metà stagione. A Ravenna ho cominciato ad avere paura delle forze dell’ordine come degli happy hour. Qui ho mangiato per la prima volta i ciccioli e devo ammettere che mi sono trovata subito d’accordo col giudizio del mio exmorosino vegan: fanno proprio schifo. Ho osservato tutta la bellezza di una città sull’acqua, delle sue torri di fumo che squarciano violente il cielo oltre la pineta , ho goduto del sole e del mare come della nebbia e del gelo, delle delizie del Ravenna Festival e del Bronson, del niente da fare anche stasera: Ravenna è una città di frontiera.
Non c’è niente di più affascinante del constatare come questa piccola città e il suo peculiare contesto sociale riescano ad intrappolare la creatività dei locali, e di come se ne riesca in qualche maniera a venire fuori e a scivolare via in stanze nuove, più ampie e areate, soltanto allontanandosi. Quando svoltiamo gli angoli delle strade nelle quali abbiamo tracciato solchi profondi per un quarto della nostra vita, ci ritroviamo sospesi ” above the ground and caged the wires ” per dirlo alla Zao e rintracciamo proprio nei momenti più difficili e di solitudine tutta la forza che ci era mancata fino ad allora: quella che ci consente di buttarci nella piena, solo per il gusto di vedere cosa c’è dall’altra parte.
Lorenzo Nada si era appena trasferito a Berlino l’anno in cui sono arrivata a Ravenna. Per lui niente Ampeg da 800 watt, niente microfoni o effetti per chitarra al seguito. Solo un computer e una valigia ricca di suoni campionati: un curioso nella selva dei curiosi a Berlino, in cerca di tutto e di niente che firma un contratto per Equinox Records.

Come in un televisore in bianco e nero sul quale vengono proiettate luci colorate Veleno, il suo nuovo disco, ha il gusto inesorabile del rimandato, di un ricordo sospeso nel passato con la paura di quello che verrà. Anni di rap, sala prove e vita di provincia riflettono come un vetro appannato l’immagine attuale di Godblesscomputers, fatta di suoni che vengono dalla natura, beat reali come quelli di una goccia che cade dalla bocca di una fontana, voci spezzate di sitar che evocano atmosfere orientaleggianti:

Composto da otto tracce, “Veleno è un disco organico, pulsante, sgocciolante, colmo di suoni naturali, un sottobosco vivo.
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 La cosa che mi piace di più di Nada è il suo computer.

Quando si scrivono canzoni non si accetta mai di buon grado che una persona estranea allunghi lo sguardo sulle proprie cose e si può finire facilmente nell’ambito della coazione nel tentativo di giustificarsi, a raccontarsi, a spiegare anche con toni affannati e urgenti il proprio lavoro, e intanto si sorride ironicamente e si osserva con la coda dell’occhio, come la propria “carta di viaggio” venga accolta.
Questo disco parla di una personalità impetuosa, sospinta inconsapevolmente sull’acqua, di campi di suoni che affiorano e lambiscono un punto minuscolo della mia coscienza, che rimandano direttamente alle origini e ai luoghi in cui è cresciuto Lorenzo Nada e prendono la forma di beats che sono labirinti, cunicoli, precipizi per aprirsi in territori sterminati e acque calme e profonde.
Veleno è un disco che può coinvolgere anche chi non ama l’elettronica.
Chi non sa ascoltare con le orecchie, può sentire con il cuore.

MRS. GTATTO

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