Fiver #03.08

Unknown
Tra tutti gli appuntamenti da me persi quest’estate (serate, concerti, festival..) ho seguito con una certa attenzione la vicenda del festival Jabberwocky organizzato da Atp (sigla gloriosa responsabile ormai di un piccolo circuito di festival All Tomorrow’s Parties) e che si sarebbe dovuto tenere in questi giorni a Londra.
L’evento era evidenziato con tre circoletti rossi sul mio calendario in quanto l’eccellente line up (estremamente mirata e ricercata) mi avrebbe permesso in soli due giorni di recuperare buona parte del ben di Dio che si è alternato nelle ultime settimane/mesi sulle assi del Covo, dell’Hana-Bi e nell’ambito di altri eventi organizzati sul patrio suolo.
Ho anche fantasticato, per una manciata di minuti, di andarci senza ovviamente concretizzare tali fantasie.
Orbene il festival è stato annullato tre soli giorni prima dell’inizio pare per scarsa prevendita nonostante pochi giorni prima fosse stato annunciato un imminente sold out (trucchetto molto italian old fashioned) con inevitabile scorno di una moltitudine di appassionati che si era premurata di prenotare aerei, hotels e biglietto del festival …
Tralasciando il triste rimpallo di responsabilità (con punte di ostlitá veramente rimarchevoli) tra organizzazione, gestore della vendita ingressi e agenzia di pubblicitá, la spiegazione fornita è che se Atp fosse andata avanti con l’effettuazione del festival avrebbe riportato danni tali in termini economici da dover chiudere l’intera organizzazione.
Resta tutto da valutare, però, il danno riportato in termini di immagine e credibilitá…
Se penso a quando mi imbarcavo in epiche spedizioni per i festival in giro per l’Europa per sfuggire al nulla italico mi viene da concludere, semplicisticamente, che dalle nostre parti la situazione è sensibilmente migliorata grazie all’esistenza di alcuni (mica tutti per caritá) operatori del settore che dosano nella giusta misura passione e logica commerciale e che hanno saputo far crescere la “scena” paziententemente guadagnandone in credibilitá e permettendoci di apprezzare dalle nostri parti gran parte delle cose migliori affacciatesi sulle scene negli ultimi anni (oltre al Covo e all’Hana Bi sopra citati a me più vicini per motivi affettivi e geografici, per restare a quest’anno, penso anche agli echi positivi giunti da festival come il Siren di Vasto o l’Ypsigrock siciliano insieme ad altri).
Certo i brividi per il rischio di trattare una materia che nella migliore delle ipotesi riguarda poche migliaia (centinaia?) di appassionati sull’intero territorio nazionale è sempre presente ma verrebbe da dire che volgendo lo sguardo altrove, quando si fanno scelte di qualitá, non abbiamo più molto da invidiare.
Oddio dalla mia sdraio, comunque, tutto ciò non è che faccia molta differenza… al solito mi consolo con qualche canzone.

Raveonettes – Killer in the streets

Non sono mai stato un grande fan del duo danese. Visti qualche volta dal vivo non ho mai superato l’impressione di una karaoke band dei Jesus And Mary Chain. Ricordo peraltro in un festival spagnolo una violenta spallata, unita a uno sguardo sprezzante, mollatami dalla tutt’altro che esangue, nonostante le apparenze, Sune Rose Wagner. Insomma mai avuti molto in simpatia ma quest’ultimo album schiaccia tutti i pulsanti giusti unendo al consueto bagaglio rumorosamente melodico una certa attitudine danzereccia. In particolare sogno di presentarmi nella locale pista da ballo con Killer in the streets nelle cuffie e spiazzare i locali impegnati nel consueto Gagnam Style con mosse incomprensibili e sconclusionate ai loro occhi.

Melted Toys – Observations

L’altra sera dalla mia finestra ammiravo le evoluzioni di una lanterna di carta.
La fiammella che la alimentava la guidava in evoluzioni leggere e gradevolmente inspiegabili.
Esattamente la stessa impressione che ricavo dall’ascolto di questa traccia, in linea con la carineria spinta di alcune produzioni Captured Tracks.
Malinconica e delicata senza andare da nessuna parte in particolare.
Perfettamente in sintonia con il video che la accompagna, deliziosamente insensato.

Black Angels – Tired Eyes

Mia figlia sta facendo le prove per un piccolo spettacolo di ballo. Quando gli organizzatori hanno saputo che sono un “appassionato di musica” (etichetta che da queste parti ha la stessa valenza di “appassionato di pesca del pesce gatto”) mi hanno chiesto un parere sui brani da utilzzare. Ovviamente non ho idea di cosa possano ballare ragazzine preadoloscenti, immagino non Ty Segall o gli Ought anche se.. questo pezzo dei Black Angels, che c’entra veramente poco con le precedenti cose della band, con questo tiro psycho pop e l’insistito riverbero della chitarra lo ballo spesso e volentieri con notevoli risultati.
Il tutto nella mia mente, ovviamente.
Sono stato frettolosamente sollevato dall’incarico per manifesta inadeguatezza.

Cymbals Eat Guitars – Warning

Tre anni fa ho molto amato il loro Lenses Alien che ho incastrato amorevolmente tra le mie copie di Perfect from now on e Moon and antartica. Purtoppo i ragazzi di Staten Island falliscono rumorosamente il bersaglio con il nuovo Lose, talmente ansioso di compiacere da vagare senza meta per quasi tutta la sua durata. Si salva solamente Warning che mi riporta a quando il mio stereo era a loro esclusivo appannaggio e mi fa venire voglia di uscire sotto la pioggia a braccia aperte e bocca rivolta verso il cielo. Peccato che sono nell’unica zona del paese dove non piove da sei mesi.

Wray – Apacheria

Io e facebook abbiamo un rapporto complicato. Non ci stiamo granchè simpatici. Sará questa mia incapacitá, dopo molto tempo, di entrare minimamente in sintonia con termini come taggare, condividere e scrollare… In questo periodo di nullafacenza ho provato ad addentrarmi nelle sue logiche e mi sono iscritto ad un gruppo che sin dal suo nome doveva avere una certa affinitá con i miei gusti: Shoegaze, dream pop and nugaze (nugaze ?).
Ora, premesso che sono stato inondato da una marea di segnalazioni di video (un buon 70% sono degli Slowdive ma vabbè..) condite da infiniti mi piace e commenti, anche io ho ritenuto giusto partecipare mettendo qualche like e facendo qualche commento…: nessuna reazione. Mi sono sentito un po’ come quando entri in un salotto in cui ferve una discussione e nessuno ti caga. Non mi sono scoraggiato e ho condiviso (o si dice segnalato?) questo pezzo dei ragazzi di Birmingham, Alabama con la sua carica dolcemente e rumorosamente psych e con una coda “a salire” che trovo francamente irresistibile (molto Ride e perciò ineffabilmente in tema).
Dopo due giorni mi pregio di annoverare ben un like…
Ok facebook, fuck off.

Massimiliano Bucchieri

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