Talk Talk Talk (Fiver #12.2015)

The Spirit Club

The Spirit Club


Ci sono due dischi che hanno messo d’accordo un po’ tutti negli ultimi tempi. Quelli di D’Angelo e Kendrick Lamar. Anche negli ambiti “indie”. Dimostrazione di ampie vedute, di amore per la musica purchè sia buona, parrebbe. Io, invece, ho aspettato impazientemente lo scorso weekend che ha proposto cose, a mio parere, imperdibili. Sono uscito di casa e sono andato a vedere una giovane promessa (in realtá ha giá alcuni album all’attivo ma si è affacciato sulle scene relativamente di recente) come Purling Hiss al Covo, disco molto chiacchierato e ammirato: circa 50 persone presenti. Ok. Sera successiva. Evan Dando, personaggio che ha venduto dischi, è andato sulle copertine dei rotocalchi (termine desueto ma che rende l’idea di “popolare”), ha fatto da headliner nei festival: 70/80 persone (adoranti) sotto il palco. Ci guardiamo in faccia ci conosciamo più o meno tutti.

E con gli Ought, Ariel Pink, Ty Segall (con le dovute differenze) era stata più o meno la stessa cosa, persino Morrissey solo nel nostro disastrato paese ha registrato ampi vuoti sugli spalti mentre altrove è andato sold out in poche ore.
Mi faccio delle domande. Ma tutto questo amore per la musica come mai si ferma sulla porta di casa, davanti alla tastiera del pc? Io, fruitore informatizzato di musica 2015 voglio conoscere tutto e dire la mia su tutto intervenendo entusiasta e polemico. Non c’è bacheca che non meriti la mia competente opinione. Mi esprimo sulle nuove tendenze come Romare, dibatto sull’indie neoclassico di Tobias Jesso, argomento sul ritorno dei Libertines, attendo con ansia la reunion di quello o quell’altro, mi incazzo se qualcuno tocca i Verdena (per dire).. ma poi quando è il momento di concretizzare questa passione, quando, più prosaicamente, devo infilarmi le scarpe e togliere la macchina dal parcheggio un immane fatica mi pervade. Ho forse speso troppe energie davanti alla tastiera? Tutto questo amore dove è andato a finire? Non lo so. So solo che, dalla persona di non ampie vedute quale io sicuramente sono, D’Angelo mi annoia e Kendrick Lamar non lo capisco. Spengo il pc e mi preparo per andare a vedere Zola Jesus, per dirne uno, giovedì prossimo. Non ho una vera opinione su di lei ancora, conto di farmela da solo e, per una volta, mi farebbe piacere non trovare parcheggio…

Pity Sex – Acid Reflex

Sarà stato l’incerto incidere slacker/grungey alla Dinosaur Jr a farmi superare l’iniziale diffidenza verso un testo che tratta di reflussi gastrici. I Pity Sex dal Michigan azzeccano finalmente “il pezzo”  per lo split appena uscito con gli Adventures. Una traccia nata quasi per caso che rischia seriamente di trasformarsi nel loro passaporto per cose più importanti. Già mi vedo sotto una tenda stipata ad urlare I need love, I need drugs, I need looks, I need God, I need comfort, I need fortune, I need something.. Tutto molto slacker, effettivamente.

Spirit Club- Still Life

Mio fratello suonava la chitarra ma più che prenderla in mano qualche volta, facendo finta di essere il David Bowie di Ziggy Stardust, non sono andato. Dev’essere figo fare i dischi col proprio fratello. Nathan Williams (Wavves) ha deciso di farsi aiutare dal fratello Joel per questo nuovo progetto. Innesta il pilota automatico, lo stesso che nei suoi dischi quando funziona, funziona alla grande, a volte un po’ meno. Comunque il pezzo è buono con quella chitarra jangle pop che sottolinea la voce che subisce il tipico trattamento Wavves. Piace la sensazione che si stiano divertendo facendo esattamente quello che hanno voglia di fare. Anche di fare un video che fa veramente schifo, sissignori.

Nai Harvest – All the time

Vengono da Sheffield i Nai Harvest, sono molto giovani e danno l’idea di divertirsi un sacco. Soprattutto hanno un sacco di buone idee come aprire i barattoli con su scritto garage e surf per mischiarli fino a tirare fuori questa stramba canzone che mi stampa un sorriso sulla faccia ogni volta. Sta partendo il loro tour con i Best Friends magnificati su queste pagine poche settimane or sono e scommetto che saranno serate esplosive. Chissá se hanno bisogno di un roadie che potrebbe essere, quasi, loro nonno..

All Tvvins – Thank You

Sembra che sia uno dei nomi caldi per il prossimo SXSW. Di sicuro le dichiarazioni del cantante Conor Adams mi divertono..”We can be seven hours into some tune and realise we’ve written a Christina Aguilera song” o ancora “Usually I don’t have any idea of what I’m doing”.. E anche il video da l’idea di una persona che non si prende troppo sul serio. Al netto di queste cose resta questo basso new wave e una melodia che nelle mani del giovane gruppo inglese di turno con i  capelli alla moda volerebbe fuori dalla mia finestra in pochi secondi e che invece, pur nella sua apparente ovvietá, avvolge e si fa apprezzare.

Swervedriver – Last Rites

Che senso hanno le reunion? Ne ho già parlato fino alla nausea. Nessuno nella maggior parte dei casi. Gli Swervedriver mi piacevano un sacco, ascolto Last Rites e chiudo gli occhi estasiato. Al primo ascolto mi sembra di sapere giá quando il rumore lascerà spazio a quell’apertura melodica che mi spaccherá il cuore. In realtá non mi “sembra” di saperlo giá, lo so proprio.. Riascolto Never Lose That Feeling, loro pezzo del 1992. E’ praticamente identico. C’è da incazzarsi? Da urlare il proprio disappunto? Non so. Andate avanti voi. Io resto dietro ad ondeggiare la testa deliziato, senza farmi vedere. Se qualcuno me lo chiede faccio finta di non conoscerli.

Massimiliano Bucchieri

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