Black Heart Procession “Six”

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La puntina si appoggia morbida sul vinile. Il caffè che sale sbuffa e bagna la piastra elettrica della cucina. Casa mia. Forse un po’ casa nostra. Ti guardo. Il tuo broncio mentre dormi. Le palpebre che tremano ogni tanto. Forse ballano. Forse cantano.
Il solco sul 33 giri strappa un po’ dalle casse. If you bury me/If you miss me.
Albeggia. Io non riesco a dormire e dal terrazzo l’aria fresca scivola potente sulla pelle. I could find the perfect spot.
Fruscio e di nuovo musica. Bassissima, perché non voglio svegliarti. Voglio rimanere a guardarti mentre ti giri e sorridi. Poi ti volti coi pugni come a stringere qualcosa sopra la tua testa. Non voglio svegliarti. I’m not leaving till the devil is dead/The devil is dead/This is the wasteland.
Quando ti ho incontrata ho pensato I found heaven and hell/I thought you came save my heart/You came to crush my soul. Ho pensato che stavo giocando una partita troppo alta, col piatto vuoto. Un bluff che mi sarebbe costato caro, che mi sarebbe costato tutto. I lost my mind to lose my love.
Ho pensato: I took your poison to see how you suffer/I took your drugs to see you high/I took your hand to walk with you. Mi farai a pezzi, marcerai sul mio cuore come un esercito in fuga dall’inverno siberiano.
Ti ho incontrata in un pomeriggio umido mentre aspettavi di attraversare la strada. Io con queste note nelle cuffie. Ho aspettato che muovessi un piede per muovere il mio col tuo perché battessero il tacco assieme, così forse potevamo battere allo stesso ritmo e allora non sarebbero servite parole.
Don’t say a word/Just close your eyes/See if you remember me.

Un pezzo dietro l’altro mentre arrotolo ancora una sigaretta e il sole comincia a disegnare lame di luce sui palazzi di fronte. La paura a volte è solo una pozzanghera che sembra un oceano. Basta salire in alto per vederne i confini.
Ho pensato Forget my heart/No reason to lie to me it can’t get any worse.
Ho pensato: dovrò faticare ancora per rimettermi in piedi, camminare da solo senza idea di dove andare. Ho pensato: dovrò perdermi e ricominciare a cercare e non ne ho più voglia. Ho pensato: In the desert I found life/I found death. Ho pensato.
Quasi mattino. Il caffè è finito e il sole ormai è una palla rossa che comincia a scaldare l’aria. Il colpo ripetitivo della testina sul bordo, la risacca dalla carta al centro del vinile.
Intorno a me nasceva un giorno nuovo e allora ho smesso di pensare ed ho guardato e tu eri lì, dove ti avevo lasciata, e il mio cuore era intero e rideva felice.
Ho pensato: forse oggi posso pensare un pensiero diverso.
Anche un disco può mentire. Può raccontare una storia che, una volta tanto, non sarà.
Mi alzo. Sollevo il braccio e le casse danno un piccolo “pop” e tu, per un istante, apri gli occhi.
Sono lì che li guardo.
Sorridi, ti tiri la coperta sulla testa e ti giri stringendo il cuscino. Sei ancora qui.
Rimetto la puntina sul primo solco. Musica da un vecchio carillon. When You Finish Me. Quando tu. Quando tu sei qui. Quando questo basta e tutto gira come deve girare, come il vinile lento sul piatto.

Fabio Rodda

Questo pezzo, come tutti quelli che state leggendo in questi giorni, sarà pubblicato su carta nel numero speciale della fanzine No Hope, distribuito in occasione del No Glucose Festival il 21 e 22 maggio al Mikasa.


Qlowski live @ No Glucose – 22.05.15

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