The Clash “London Calling”

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All’epoca non c’era la lista delle upcoming releases di Pitchfork e i dischi uscivano “veramente” solamente quando li vedevi nelle vetrine dei negozi di dischi o tra le mani di qualche amico.
Così quella mattina di 35 anni fa non avevo idea che i Clash avessero fatto uscire un altro album, per di più un disco doppio. Loro erano già diventati da qualche tempo il “nostro” gruppo, mio e di Arturo e trovare un mio compagno di classe, che per inciso non mi ricordo neanche più chi fosse, rigirarsi quell’album tra le mani poco convinto fu un piccolo colpo al cuore. Pochi soldi, in tasca, fuori discussione l’acquisto. “Ok te lo puoi prendere ma riportamelo domani, capito?” Capito, capito. Grazie Antonio (?), Marco (?).  Volata a casa. Puntina sul vinile e…qua cominciarono i problemi. Ovviamente l’ascolto puro e semplice non era sufficiente, non lo è mai stato per me. Avevo bisogno di documentare, catalogare, registrare. Non possedevo una piastra di registrazione e l’unica soluzione era mettere la radio di fronte alla cassa dello stereo di mio fratello. Mono purissimo ma chissenefregava. Quattro facciate + altre quattro per Arturo. Un continuo stop/rec. “Cosa vuoi per merenda?” Ok grazie mamma. Puntina da sollevare e riportare al punto di partenza, registrazione da riavvolgere,  far ripartire. Pensavate di essere frustrati voi quando si interrompe un download a metà?
Comunque, la Storia con la esse maiuscola dimostrerà che ne sarebbe valsa la pena. Quella mia personale, con la esse minuscola, ancor di più. Riascoltandolo ancora oggi è impressionante la varietà degli stili musicali contenuti in quei solchi. Multilinguismo musicale e di attitudine, molto poco praticato in quegli anni di compartimenti stagni musicali. Apertura verso l’esterno, verso l’”altro” inteso in tutte le accezioni positive. Oppure, più semplicemente qui dentro c’era tutto quello di cui avevo bisogno per il passaggio all’età adulta. London Calling, Death Or Glory e Spanish Bombs per urlare col pugno alzato tenendo teso il cavo di collegamento con i primi due lp. Guns Of Brixton per muovere le chiappe e gettare un ponte che in mezzo ha The Magnificent Seven e all’altro capo Rock The Casbah. Lost in the supermarket, I’m not down e Train in vain gemme pop per fantasticare sulla compagna di classe del primo banco.
E molto, molto altro. Pochi mesi dopo il concerto in Piazza Maggiore fece la storia del nostro piccolo mondo. Rude Boy al cinema Rialto col registratore (ancora!) sotto il cappotto per mandare a memoria perfino i dialoghi di quello sgangheratissimo i film. Il tour di Sandinista e il concerto visto dalla Fiesole ballando in mezzo al polistirolo bruciato come se non ci fosse un domani.
Un domani poi c’è stato, naturalmente, ma forse le aspettative generate da un album come questo erano veramente troppo alte per essere mantenute.

Massimiliano Bucchieri

Questo pezzo, come tutti quelli che state leggendo in questi giorni, sarà pubblicato su carta nel numero speciale della fanzine No Hope, distribuito in occasione del No Glucose Festival il 21 e 22 maggio al Mikasa.


The Parrots live @ No Glucose – 21.05.15

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