Advice for the young at heart (Fiver #35.2015)

Car Set Headrest

Car Set Headrest

Ho sempre pensato che bisognerebbe lasciare che a scrivere di musica fossero i musicisti.
Non della loro musica, naturalmente. Ma della musica che ascoltano abitualmente, per esempio. Oppure delle novità che escono sul mercato. L’ego di chi scrive di musica è smisurato, talmente insopportabile che diventa davvero complicato leggere la stampa musicale senza che venga voglia di far volare la rivista fuori dalla finestra.
I musicisti quando scrivono della musica degli altri hanno un vantaggio enorme: il loro ego lo soddisfano già con la produzione artistica e spesso ci si ritrova tra le mani opinioni, critica costruttiva ed indicazioni che diventano un piccolo bene prezioso. Niente a che vedere con piccoli tecnicismi da studio, accordatura di chitarre e menate da studio di registrazione, che lasciamo naturalmente a chi di dovere, e niente a che vedere naturalmente con le liti da piccole comari da social network che ci toccano in sorte a giorni alterni in esclusiva tricolore.
Penso ad un sito come The Talkhouse (www.thetalkhouse.com) -Musicians Talks About Music- semplicemente una delle migliori letture che possano capitare. Un pezzo come quello firmato da Lou Reed (una delle ultime cose che ha prodotto prima di morire) a proposito di Kanye West, per esempio, è destinato ad essere ricordato più di qualsiasi recensione pubblicata da Pitchfork. La mia predilezione per i musicisti “scrittori” parte da lontano, comunque: amavo in particolare i numeri di fine anno del NME e Melody Maker, quelli doppi, che davano sfogo a qualsiasi classifica possibile. Roba che i nerd dell’epoca ricordano a memoria ad anni di distanza. Non potrò mai scordare l’incazzatura per il secondo posto di Sinead O’Connor a discapito del dodicesimo dei Sonic Youth tra i migliori album del1990. Un affronto insopportabile, mi pareva all’epoca. Quei numeri del NME, tra le altre cose, contenevano pure le classifiche con i top dell’anno compilate da una serie di musicisti ospiti. Mi sembravano sempre più attendibili di quelle delle riviste stesse per qualche ragione. E se c’era, per dire, il Thurston Moore di turno che spendeva qualche parola a proposito di una qualsiasi band finiva in poco tempo e in qualche modo tra i miei ascolti.
Il meccanismo in qualche modo è rimasto simile. Il NME ormai lo regalano e non ne prendo in mano una copia da qualche anno. In compenso basta collegarsi in rete e qualcuno, magari sulla propria pagina facebook, è ancora capace di raccontarci il proprio entusiasmo di musicista per una volta dall’altra parte della barricata. Già di per sé utilizzare una pagina su di un social network in maniera appena più creativa è una cosa buona e giusta. Farlo mettendo in primo piano le emozioni che provoca l’ascolto di un collega e magari spiegarne anche le ragioni fa guadagnare ai miei occhi stima e graditudine. Se avete una band, magari, fateci sapere cosa ascoltate, cosa vi ha emozionato, perché avete deciso di imbracciare una chitarra. Sopporteremo con un altro animo anche i link ai vostri nuovi video, alle nuove date del tour e alle imperdibili interviste con l’ultima fanzine di grido, statene certi.

JULIAN COPE – Head Hang Low

In early 1984 just around the time we were forming Primal Scream “World Shut Your Mouth” by Julian Cope had just been released. That record was a huge inspiration to us. It still is. We listened to it all the time. This beautiful album has just been re-issued by Caroline International on double CD with “B” sides + John Peel & David Jenson session tracks . This is one of our favourite songs from the album “ Head Hang Low “. We hope you enjoy it. (Primal Scream – Facebook)
Queste le parole di Bobbie Gillespie dei Primal Scream. Un consiglio che mi sento di condividere. Julian Cope se vogliamo è inoltre uno dei migliori esempi di musicisti che si sono prestati con profitto alla scrittura in ambito musicale. Indimenticabile il suo saggio sul kraut-rock, Krautrocksampler, per esempio. Bizzarro ma gradevole anche il più recente Uno tre uno. Viaggio hooligan gnostico sulle strade della Sardegna e del tempo disponibile anche in italiano in una traduzione che rende giustizia all’originale, una volta tanto.
Dire che World Shut Your Mouth sia un disco indispensabile in ogni discografia che si rispetti è scontato, a questo punto.

THE GOTOBEDS – Wasted on Youth

Pavement The Rock Band’s Song of the Week is…..(Pavement the rock band è il profilo gestito direttamente dai componenti della band, non propriamente quello ufficiale – Facebook)
Una sorta di fiver settimanale, quello che curano i Pavement nella loro paginetta. Consigli semplici semplici, come in questo caso, che si alternano a vecchie foto, cazzeggio vario. Roba insomma che esce una nuova doppia (inutile, per certi versi) raccolta e manco te ne accorgi perchè troppo impegnati a raccomandarti gente come i The Gotobeds. Che hanno pubblicato un disco passato ingiustamente sotto silenzio. Intanto hanno firmato per Matador e rischieranno di fare un bel botto. Ricordatevi degli amici che ne hanno parlato per primi…..

LITTLER – Somewhere Else

Littler are sooooo good omg….new records gonna be v v great

can’t wait to play with them…..(Ought – Facebook)
Gli Ought sono il mio nuovo gruppo preferito. Il disco nuovo è il mio disco dell’anno. Quello che scrivono, fossero pure poche righe ubriache su un social network, lo piglio dannatamente sul serio. A scatola chiusa. Poi clicco su play e mi si apre un mondo nuovo, davvero. E questa piccola canzone va a finire in loop nei miei ascolti compulsivi. Pezzo fantastico.

SUN RA – Somebody’s in Love

Nobody created his own world more perfectly than Sun Ra. On hearing those singles, as much as you thought one knew about the breadth of jazz there’s this space age vocalist doing these insane r & b songs about Batman and doo wop Christmas songs. Sun Ra can, and did, just do anything and managed to keep this band together over such a period of time with so little support from the world. Super human. We saw the Arkestra playing at one of our Hanukkah shows in December and it was incredible. Always incredible. (Ira Kaplan – Yo La Tengo – The Quietus)
Poi ci sono i musicisti a cui non servono le parole, i social network, per pagare tributi. Lo fanno direttamente suonando. Gli Yo La Tengo hanno appena pubblicato il secondo album di cover (ok, non solo cover) della loro sterminata discografia. Somebody’s In Love di Sun Ra chiude i giochi e manda tutti a casa, letteralmente. Ecco, Sun Ra, quando poi ci si finisce dentro non se ne esce più fuori. Sappiatelo prima di avventurarvi, ma fatelo.

CAR SEAT HEADREST – Something Soon

Questa ultima la tengo per me. Non c’entrano musicisti che scrivono di musica. Non ci sono tributi da pagare. C’è semplicemente la magia della musica. Si scopre un giorno che Will Toledo, il ragazzino occhialuto che si cela dietro la sigla Car Seat Headrest, ha già pubblicato una roba come 11 album su bandcamp. Che non sono tanto buoni, come dice lui. Intanto però si trovano canzoni come questa che a me ricorda i primi Flaming Lips ma anche gli Sparklehorse. Da tutto quel materiale la Matador ha tirato fuori una decina di canzoni che andranno a comporre il vero primo album del gruppo e che pubblicherà a breve. Mi sono preso la briga di andarmele a cercare, quelle canzoni. Come detto sono già disponibili su bandcamp e anche su spotify. Personalmente sono rimasto incollato allo stereo, un po’ incredulo di quanto ascoltavo. Tanta tanta bellezza, tutta in una volta, roba da far girare la testa.
CESARE LORENZI

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