Alieni e cani molecolari (Fiver # 08.2018)

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In fin dei conti questo lungo periodo di convalescenza non era stato un grande affare. L’aveva costretto a rallentare ed osservare un po’ più attentamente il panorama attorno a sè. Prima aveva sfogliato vecchie agende. Lo aveva colpito un particolare. In un periodo relativamente breve tra il 1981 ed il 1983 al palazzo dello sport di Piazza Azzarita (capienza 5.000/6.000 persone) avevano suonato, davanti a gradinate piuttosto gremite, formazioni come Ultravox, Echo And The Bunnymen, New Order. Poi aveva acceso la televisione. Aveva esaminato con fastidio crescente canali nei quali risibili “analisti” dissertavano sulle canzoni del festival nazionale o talk show dove tutti ridevano e si divertivano veramente molto. Pensosamente realizzò che nello stesse ore nelle quali sulla tv a pagamento Sfera Ebbasta gigioneggiava in un delirio di oscena vuotezza Bill Murray e Wes Anderson approdavano silenziosamente al Lumiere per visionare vecchie pellicole restaurate. Gli sfuggì un gemito.

MOANING – Tired

Dello sceneggiato su Fabrizio de Andrè l’unica cosa che risvegliò il suo interesse fu il particolare dei cani cosiddetti molecolari che andavano alla ricerca dei cantanti rapiti nell’interno montuoso della Sardegna. I cani molecolari, recita Wikipedia, sono segugi dal grande potere olfattivo, in grado di seguire una pista umana anche dopo diverso tempo dal passaggio del soggetto in un luogo.

SOCCER MOMMY – Your Dog

Realizzò anche che, nonostante gli sceneggiati celebratori, della vita e delle opere di De Andrè non sapeva praticamente nulla così come di Rino Gaetano o Modugno. Personaggi nazionalmente riveriti e celebrati. Evidentemente aveva vissuto in un’altra dimensione. Un alieno. A voler leggere i segni probabilmente non era stato un caso che il grande schermo del Covo, poco prima che gli Idles devastassero menti, cuori ed orecchie ad altri alieni come lui, rimandasse le immagini mute di Thomas Jerome Newton che cerca di comprendere la realtà che sta vivendo dopo essere caduto sulla terra.

IDLES – Mother

La sensazione che sigillando quelle pareti, con pochissime eccezioni, nessuno di questi alieni fosse rimasto fuori. Perchè è inutile prendersi in giro, c’erano tutti, a conferma del fatto che i “loro” concerti erano ormai chiaramente e clamorosamente (clamorosamente per chi?) scesi di livello passando da locali grandi, attraverso locali di medie dimensioni, a locali francamente piccoli. Il tutto condito da questa falsa sensazione di essere al centro perché informati su tutto ma, in realtà, relegati sempre più ai margini. Una piccola riserva aliena vitale vista da dentro ma, se osservata da una certa distanza,  poco meno che invisibile. Dove erano finiti? Dove erano adesso le persone che gli sedevano accanto, di fronte e di dietro su quelle gradinate del Palasport tanti anni fa?

COURTNEY BARNETT – Nameless, Faceless

Chi aveva avuto ragione? Chi aveva perseverato o chi era sparito? Temeva di sapere la risposta, ma gli interessava molto poco. Ecco, a volte credeva che forse solamente con l’aiuto dei cani molecolari avrebbe potuto trovare tracce del suo passato ma anche che tutto sommato a loro, giovani ed anziani alieni, andava bene anche così.

STEPHEN MALKMUS – Middle America

Massimiliano Bucchieri

 

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