Girl is good you better treat em true (Fiver #20.2018)

PEARL JAM scaletta video e foto del concerto all_I Days di Milano – 22 06 2018 End Of a Century
Non ci aveva mai messo piede in Irlanda, in quel posto così lontano e lei nemmeno voleva andarci, aveva appena preso la sua laurea in storia dell’arte e perché avrebbe dovuto scomodarsi, preparare una valigia, cercare casa, lavoro, una magistrale: troppo per una del calibro di Anna. Suo padre però, senza tanti convenevoli, l’aveva spinta sull’aereo Ryanair diretta a Dublino, valigia leggera e cuore pesante; “cosa vai a fare a Dublino?” E mica io lo so, rispondeva lei ogni qualvolta che qualcuno osava chiederglielo. Lei non sentiva di appartenere a nessun posto, nemmeno a casa sua, la sua casa vicino al mare sempre profumata di cannella a causa del tè che sua nonna le preparava ogni giorno.
Anna scappava, Anna scappava da tutto, era diventata una maratoneta della vita. Nessun posto le apparteneva e lei, a sua volta, non apparteneva a nessun posto, a nessuna persona, nemmeno a sé stessa.
Quindi, ryanair, low cost, sedile e postazione decisamente troppo claustrofobica, monolocale e retta universitaria salatissimi che si sarebbe dovuta sudare e non poco.

Pearl Jam – Leavin’here

Prima sera fuori, Anna ha fascino e non ha paura a mostrarlo, Calze scure, a Dublino fa un freddo cane, più freddo di quanto qualsiasi essere umano possa concepire, vestitino succinto, lascia i capelli sciolti e pieni di boccoli, rossetto scuro e via, diretta verso il MacDaid’s pub, il suo nuovo lavoro nei weekend, lezioni di marketing fino al giovedì mattina e poi turni massacranti al pub, mille autobus, mille km a piedi, ma appunto, Anna è a modo suo una maratoneta, tutto questo infondo infondo non le pesa.
Consapevole della sua bellezza, consapevole delle sue insicurezze che nasconde tra le pieghe del suo cappotto invernale, se ne sta dietro al bancone a servire pinte di birra scura a vecchi viscidi; è novembre, si prepara alla serata jazz sempre piena di gente, è sabato sera, domani giorno libero.
Lo vede da lontano, lui la guarda, occhi verdi, penetranti, promesse fatte prima di partire: nessun legame. Lui insiste con quello sguardo, fisso su di lei, ha i capelli ricci e molto scuri, Anna scommette qualsiasi cosa che suona anche qualche strumento. Si avvicina al bancone e “Piacere, Mick.” “Piacere, Anna”
Si fanno le tre, si fanno le quattro, al bancone a parlare, a bere birra, l’umidità che entra dalla porta semichiusa del locale. “ah come mai sei qui?” “Studio e lavoro, tu?” “Sono di qui, suono” e Anna aveva fatto centro: “Dove abiti?” “Lontano” “io no”.

Led Zeppelin – Living Loving Maid

Si incamminano piano e nel contempo Anna scopre che Mick in realtà si chiama Michael, soprannominato dagli altri del gruppo Mick, come Jagger, che diciamocelo, per una ventiduenne, incontrare un Mick e riuscire pure a infilarsi nel suo letto la sera stessa non è per niente male. Nessun legame come un mantra, nessun legame che è ancora nella sua cameretta di Bologna, in bella vista, quando anni prima, durante la triennale, aveva commesso errori irreparabili.
Mick prepara un tè, le parla di musica, le parla di tutti i suoi cantanti preferiti, Howlin Wolf, Stones, Kinks, Yardbirds, vecchia scuola; le suona qualcosa, qualcosa di improvvisato ed alterato dal tasso alcolemico. Dublino fuori si svuota di una pioggia che maturava da giorni, e piove, e piove e ci si tocca, e ci si sfiora, ed è mattino.

Tom Waits – Blue Valentine

Un vuoto, piccolo, una mancanza, un qualcosa che non c’è mai stato. Mick che dorme, Anna che a dormire non riesce mai, è in una città che con conosce, con un ragazzo che non conosce, ma sta imparando a conoscere entrambi, con una laurea che vale quanto un pezzo di carta igienica ma pensa alla sua vita, lentamente, e capita spesso che Mick rimanga a dormire nel suo piccolo appartamento nei weekend e prima che Anna apra gli occhi, la guarda e le sorride.
“Non è che oggi hai da fare?”, è domenica, non piove, è ormai dicembre “Non ho mai nulla da fare di domenica”.
Allora si parte, macchina verde bottiglia, targa scassata, Mick è ancora più carino, parla tanto con un accento incomprensibile e ancora faticoso da capire. La porta a Skerries, e c’è il mare. C’è la nebbia, insomma, è dicembre, cosa ci si poteva aspettare.
Ma c’è il mare, c’è l’odore di salsedine e c’è l’oceano davanti a lei, c’è poco da scherzare. Quello che sente è un brivido lungo tutta la spina dorsale. Non sa nemmeno dove sarà domani, non sa nemmeno se Mick sarà ancora lì o se è stata una cosa di una notte, di un solo mese, di un solo attimo, perché mica è detto che se ci si trova a dormire insieme qualche volta a settimana e che capiti pure di fare l’amore allora ci sia qualcosa di più profondo; e no, pensa Anna, non vale nemmeno se si condividono bagno, colazione, baci frettolosi e il resto.
Guarda il mare e pensa che però il “nessun legami” si può per un piccolo secondo, lasciar stare Può rimanere a Bologna, nel cassetto chiuso della sua cameretta della vecchia casa universitaria di Bologna, ma per poco eh.

Otis Redding – Sitting on the Dock of the Bay

Guarda il mare scorrerle davanti agli occhi, impetuoso, come è diventata la sua vita, veloce, imprevedibile, come acqua che scorre tra le sue mani con lo smalto scuro sbeccato senza che lei se ne accorga; tutto questo sa di malinconia, una malinconia sottile e quasi inafferrabile.
Mick è con lei, quella notte dormiranno insieme? Non importa, non ora che ha tutto il sedere ricoperto di sabbia, ora che forse un posto a cui appartenere l’ha trovato, che forse forse è la volta buona che può chiamare un posto casa, e pensare che bastavano un aereo, un monolocale in cui a malapena riesce a camminarci, e un ragazzo dai capelli ricci che suona il basso per farle capire che forse per buttarsi a capofitto nella vita basta scalare una scogliera altissima, respirare a pieni polmoni un po’ di aria fresca e fermarsi un attimo a guardare il panorama.

The Lumineers – Long Way From Home

Continua a guardare il mare e si accende una sigaretta, si sta facendo buio, la nebbia è ai massimi storici, le entra nei capelli gonfiandoli, Mick l’abbraccia, le da un buffetto sulla guancia, lei lo scosta scherzosamente. Pensa che se ne andrà a casa, si metterà sul divano e si ascolterà un vinile bevendo un buon bicchiere di vino comprato al minimarket sotto casa, oppure chiamerà suo padre oppure si leggerà un libro, insomma chi lo sa.
Si alza, si scrolla la sabbia di dosso e spegne la sigaretta, si avvia assieme a Mick verso la macchina. Oggi è andata così, e domani? Domani chissà.

Claudia Fontana

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