Marzo

Marzo è il mese della primavera. Dei nuovi inizi.
Ma è anche il mese bizzarro, del clima che non si lascia comprendere.
Marzo pazzerello, guarda il sole e prendi l’ombrello.
Marzo, il mese delle rinascite che invece si è fatto mese di morte.
La guerra è cominciata d’inverno, era ancora febbraio. Poi, a marzo pareva che il sole non la smettesse di star su alto nel cielo e asciugare la terra che non veniva bagnata da settimane, da mesi.
Si parlava, per strada, di profughi. Quelli “veri”. Si raccoglievano soldi, vestiti. Armi. Si compravano armi. Si mandavano armi. Ancora una volta, l’Europa parlava di pace arricchendo i produttori di morte. Si parlava di pace, abbracciati alla guerra.

Horsegirl – Anti-Glory

Si parlava di primavera. Che bella la primavera. Che bella quando non piove, coi fiumi ridotti a rigagnoli.
Marzo non ha un dì come l’altro.
Marzo, dal latino Martius, il mese che i romani dedicavano al dio Marte, dio del tuono, della pioggia e del raccolto. Ma, di più, dio della guerra.
Mentre scrivo, un sole quasi estivo picchia sulla finestra, marzo è quasi finito, la primavera sbocciata e già secca, polverosa. Mentre scrivo, mi domando se questa guerra, questa follia sarà l’ennesima prova cui siamo chiamati, qualcosa poi da archiviare presto nella memoria e da togliere da lì, da davanti agli occhi, per continuare a vivere.

Mo Dotti – Loser Smile

Vent’anni fa, il 16 di marzo, moriva forse il più grande attore – anche se lui avrebbe rifiutato il titolo, preferendogli quello di macchina attoriale – italiano di tutti i tempi, uno dei più raffinati, bizzarri e complessi intellettuali del ‘900: Carmelo Bene. Di lui rimangono scritti, molti, video, parecchi. Famosissime le sue apparizioni televisive: la lite con Gassman al Teatro Argentina di Roma, credo nel 1984, durante il seminario organizzato dall’Università di Roma Sapienza; il suo uno contro tutti al Maurizio Costanzo Show.
Ascoltarlo fa bene all’anima, fa uscire dagli schemi, dimenticare la via malata del pensiero unico.
Fa, anche, rimpiangere un’epoca in cui persino in televisione ancora si vedeva e ascoltava la complessità di un poeta. Un autore minore, come lo definì Gilles Deleuze: senz’avvenire e senza passato, ha solo un divenire, un mezzo, attraverso cui comunica con altri tempi, altri spazi.
«Che le parole cessino di far testo. È inutile cercare, bisogna essere visitati». Carmelo Bene.

King Hannah – It’s You And Me Kid

Bisogna essere visitati. Bisogna farsi spazio per qualcosa di altro da sé stessi. Bisogna lasciare aperte delle porte: aperte per una voce che non capiamo, per un’arte che non ci appartiene, per una musica sconosciuta, per una grandezza di cui non possiamo vedere fine e confini.
I confini. Che strano mondo il mondo di marzo. La Polonia, da cui tutte le tv quotidianamente trasmettono, ha accolto già milioni di profughi ucraini. La Polonia confina a est con Lituania, Bielorussia e Ucraina. Una frontiera d’acciaio, su cui si è infranta per anni la strada della migrazione: i poveracci che tentavano di entrare in Europa, al confine polacco venivano catturati, picchiati, derubati, ricacciati indietro di decine di chilometri in mezzo al nulla. Una crisi umanitaria al confine con la Bielorussia lo scorso inverno veniva raccontata dai tutti i tg del mondo. Anche da quelli nostrani, che di tutto questo, che accadeva fino a poche settimane fa tra i boschi pattugliati dalla polizia polacca, in cui morivano neonati per le temperature polari, non fanno più parola. Si è perduta la memoria. Si è perduta la civiltà.
Ben venga, sia ovvio, che un Paese miracolosamente passi da aguzzino a benedetto, da cane da guardia dell’Unione Europea che paga i bruti per fare il lavoro sporco a nuovamente patria del cristianesimo che predica l’accoglienza. Ben venga, anche quando sia frutto di una mera volontà di propaganda, o di nuovi soldi promessi questa volta per accogliere anziché respingere.
Se un’idea cattiva porta a un buon risultato, si lasci che il risultato faccia il suo bene, ma non si dimentichi che l’idea è cattiva.

Redskins – Kick Over The Statues

Strano mese, marzo: fa dire follie, che ci sono profughi veri e no. Un qualcosa che suona come una strana minaccia, un oscuro messaggio: esistono migranti belli e biondi, che cantano sotto le bombe nei rifugi e pubblicano sui social i loro video e che vanno accolti. E, poi, esistono migranti brutti e scuri, che non stanno su tiktok e si vestono in maniera strana, che vengono da lontano, dalla Siria, dalla Macedonia forse, e di cui non occorre occuparsi.
Strano il mese di marzo. Pensavo di aver già dato con le stranezze con la pandemia dell’anno bisesto, che si sa, è sempre funesto. Invece quest’aria di pazzia l’ho respirata per tutto il ’21, non più bisestile, fra negazionisti e sbirri della mascherina nei parchi, virologi e no vax, tutti scomparsi all’incedere dei carrarmati russi. Quelli dei torturatori ucraini del battaglione Azov, per anni a far macelli nel Donbas, non ci erano riusciti.

Stroppies – The Perfect Crime

Marzo, marzo pazzerello, come vorrei che ti spegnessi in un aprile che fosse davvero il mese della rinascita, del dischiudersi: dei fiori, della vita, della speranza. Del pensiero, dell’uso smodato dei cervelli e dei corpi, del ragionare. Dell’amore, secondo l’interpretazione che vuole il nome del secondo mese di primavera derivare dall’etrusco Apro, a sua volta dal greco Afrodite, dea dell’amore. Che sia il mese della pioggia, che nutra una terra stanca e vecchia come non mai. Che sia il mese del profumo dei fiori. Che sia il mese della poesia, del Fiore di Poesia della Merini, sempre un balsamo per l’anima nelle giornate spente di questo marzo che stiamo lasciando andare. O, anche, che sia solo il mese del sonno, che tutto fa dimenticare. 
Che arrivi aprile, il mese del torpore causato dal tepore, magari, dalla serenità. Aprile, sia davvero un dolce dormire, anche solo per non vedere quanto siamo costretti a subire.

«Il poeta è anticivile. La poesia è anticivile. Non incivile, anticivile. Cos’è il poeta di fronte a una persona comune? Pasternak l’ha detto molto bene: il poeta vede al tempo stesso da un punto solo ciò che è visibile a due isolatamente. Questo è il poeta». Carmelo Bene

FABIO RODDA

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In questo #Fiver hanno suonato

Horsegirl

Mo Dotti

King Hannah

Redskins

King Hannah

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Libro del Mese

Cosa diremo agli angeli

Franco Stelzer

Einaudi

Franco Stelzer

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Disco del mese

Bodega – Broken Equipment

2022 What’s Your Rupture?

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