๐’๐ง๐ข๐Ÿ๐Ÿ๐ข๐งโ€™ ๐†๐ฅ๐ฎ๐œ๐จ๐ฌ๐ž #๐Ÿ“ parte molto agile.
I ๐๐ฎ๐ฌ๐ก๐›๐ข๐ค๐ž ricordano i primissimi singoli dei Teenage Fanclub, quando facevano pensare piรน ai Dinosaur Jr. che ai Big Star. Subito dopo ๐“๐• ๐๐ฎ๐๐๐ก๐š, cioรจ la nostra Chicago preferita: la solita, bellissima balotta di Kai Slater e compagni. Poi i ๐๐จ๐๐ž๐ ๐š, che annunciano di voler tornare a essere una โ€œvera rock bandโ€, frase giร  abbastanza sospetta detta da loro. Nel nuovo materiale cโ€™รจ meno post-punk geometrico e piรน alternative rock. Mentre gli ๐’๐ฉ๐ž๐œ๐ข๐š๐ฅ ๐…๐ž๐š๐ญ๐ฎ๐ซ๐ž๐ฌ completano la prima parte dedicata alle novitร .
A metร  anni Novanta รจ successo qualcosa la cui portata avrebbe poi mostrato nel tempo il suo peso: dalle ceneri shoegaze degli Slowdive sono nati i ๐Œ๐จ๐ฃ๐š๐ฏ๐ž ๐Ÿ‘, pionieri di una decelerazione che ha cambiato le regole del gioco, spostando l’asse dell’universo indie verso un folk notturno, spoglio e di matrice prettamente americana. Una sterzata acustica che ha rappresentato un inedito scostamento di lato rispetto ai canoni del periodo. Niente distorsori, solo chitarre acustiche e canzoni nude. Ripercorriamo questa parabola in occasione della ristampa dell’intera discografia dei Mojave 3, attorno cui costruiamo un percorso sonoro speculare tra le due sponde dell’Atlantico: il pop nebbioso dei britannici ๐‚๐ฅ๐ข๐ž๐ง๐ญ๐ž๐ฅ๐ž e le radici immortali del ๐†๐ž๐ง๐ž ๐‚๐ฅ๐š๐ซ๐ค solista.
No Other, disco del 1974 mette insieme country, soul, gospel, psichedelia e pop orchestrale senza preoccuparsi troppo dei confini. Una specie di โ€œCosmic American Musicโ€ prima che diventasse una formula buona per descrivere metร  dei dischi che amiamo.ย 
Il disco della settimana รจ Live At Carnegie Hall di ๐‚๐š๐ฆ๐ž๐ซ๐จ๐ง ๐–๐ข๐ง๐ญ๐ž๐ซ.
Ventiquattro anni, Geese appena diventati una delle band piรน celebrate del momento, Carnegie Hall, Paul Thomas Anderson che gli gira intorno con una cinepresa: ci sarebbero tutti gli ingredienti per trasformare un ragazzo in monumento prima del tempo.
E invece succede una cosa piรน semplice. Rimane lui, un pianoforte e delle canzoni che improvvisamente sembrano non avere bisogno di molto altro.
Le versioni di Heavy Metal cambiano forma: respirano, rallentano, accelerano, seguono la voce. E soprattutto si scopre un Cameron Winter pianista molto piรน interessante di quanto avessimo messo a fuoco finora. Nina Simone, Laura Nyro, Randy Newman, Carole King: riferimenti decisamente classici per uno che continua a sembrare di un altro pianeta.


Una risposta a “Sniffin’Glucose #5 (Season Six) 15/10/2026”

  1. Avatar Hendrik

    Mi รจ piaciuto il percorso costruito attorno alla ristampa dei Mojave 3, con il pop nebbioso dei Clientele da una parte e il Gene Clark di No Other dall’altra: una scaletta che spiega perchรฉ i brani stanno insieme, non solo che cosa sono. Ed รจ bello che il blog nasca come diario personale, dove parlare di musica vuol dire parlare di sรฉ. Per trasparenza, sviluppo Link Tapes, una tape condivisa in cui ognuno aggiunge un brano con una nota sul perchรฉ: questo modo di raccontare le scalette mi interessa molto.

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