Don’t you wonder, sometimes? (Fiver #46.2015)

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L’altra sera girando un po’ di pagine a caso mi sono imbattuto in un paio di cose che hanno finito per disegnare come spesso accade nella mia testa, e solo in quella, un quadro abbastanza chiaro.
Gli ingredienti: il nuovo video di David Bowie e l’affermazione secondo la quale Mika sarebbe il David Bowie di questa generazione.

Mi piacerebbe fare il figo e dire che il primo disco che ho comprato è stato il primo dei Sex Pistols, dei Damned o dei Ramones. In realtà i primi vinili che ho posseduto sono Burattino senza fili e Samarcanda. Il primo disco comprato con i miei soldi (5,500 lire) è De Gregori (quello con Generale dentro).
Per fortuna potevo attingere liberamente dalla collezione di mio fratello. Scartati più o meno velocemente il suo amato Dylan, Leonard Cohen, i Genesis e i Pink Floyd ho fatto la scoperta che avrebbe cambiato o meglio condizionato la mia vita di appassionato di musica e non solo.
La prima volta che mi sono innamorato di una canzone avevo tredici anni.
La canzone era Heroes.
Da allora è stata una corsa continua per una decina d’anni a recuperare quello che mi ero perso e a sviscerare quello che avveniva in contemporanea (Low/Heroes/Lodger/Scary Monsters), un precipitato di riferimenti…musica, arte moderna, moda, cinema, danza. Nomi e luoghi come Lindsay Kemp, Mishima, Kubrick, Berlino, Andy Warhol insieme a molti altri entravano a far parte del mio immaginario prepotentemente …fino all’ 83 anno nel quale con Let’s Dance artisticamente tutto è, in buona parte, finito.
A parte i ricordi personali, immensi e permanenti, non ho niente di particolarmente illuminante da dire: tutto è già stato scritto.
Coloro i quali hanno dipinto Bowie come un vampiro senza talento che ha sempre succhiato le capacità dei collaboratori (quelli scelti benissimo a quanto pare), con i quali sono in ovvio disaccordo, magari erano gli stessi che si questionavano mentalmente e poco elegantemente sulla mia identità sessuale quando professavo la mia passione per il duca bianco.
Rimanendo all’attualità, resta il fatto che, se un gruppo come i Disappears lo omaggia riproponedo in toto Low (impossibile mancare la stilosissima cassetta distribuita dalla benemerita Maple Death Records di Jonathan Clancy) o il nuovo pezzo attira l’attenzione globale (con un pretenzioso video dall’atmosfera plumbeo-messianica sottolineata da una trance-danza impossibile su di un drum and bass scarnificato che sfocia in una melodia immensa per il sottoscritto, ma qui siamo in territori pavloviani..) significa che la sua influenza è oggi più viva che mai.
Detesto quelli che citano il passato come impareggiabile e incomprensibile a chi non l’ha vissuto e ho la presunzione di pensare di avere orecchie e cuore ben piantati nell’odierno, ma se sento dire che Mika è il nuovo David Bowie (mentre compiango mentalmente una generazione che ha questi riferimenti culturali), mi sento come quei vecchietti al bar che concordano sul fatto che dopo Rivera e Gigi Riva il calcio è morto.

David Bowie – Blackstar

Disappears – Always Crashing In the Same Car Live at Chicago’s Museum of Contemporary Art


Poco da aggiungere. Un approccio rispettoso e competente sia al lato A, molto più rock, che al lato B, quasi ambient, di quel capolavoro che era Low. Un gruppo eccellente.
Il 2/12 sono a Bologna al Freakout a suonare il loro materiale. Da non mancare.

Nico – Heroes

La mia cover preferita della mia canzone preferita.

Beck – Sound And Vision

Eccessiva e virtuosistica ma gonfia di gioia di vivere.

Morrissey – Drive in saturday

Morrissey doveva accompagnare Bowie in tour nel 96. Un accoppiata incredibile. I biglietti lo testimoniano.
Ovviamente all’ultimo il tutto saltò e mi beccai di supporto Ustmamò e Placebo.
Ma questa versione del pezzo da Aladdin Sane è esattamente la somma delle due parti.

Massimiliano Bucchieri

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