
Malkmus è come un fratello, nonostante di persona ci abbia parlato al massimo un paio di volte e non me ne ricordi neppure bene. Abbiamo la stessa età, del resto (qualche mese in più lui, a essere precisi). Siamo cresciuti con gli stessi dischi, nonostante i 10.000 km che ci separavano. Forse non abbiamo fatto lo stesso percorso, ma alla fine ci siamo ritrovati nello stesso luogo.
Malkmus è partito dal punk californiano dei primi anni ‘80, dai dischi della SST, e si è ritrovato ad ascoltare i Can, i Fall, gli Swell Maps, ma anche i classici del rock (da Bob Dylan ai Grateful Dead) e la prima new wave inglese.
Io, dalla new wave inglese della mia adolescenza, ho fatto un salto mortale carpiato nell’underground a stelle e strisce, aggiungendoci, a piccole dosi, gli immancabili classici di contorno.
Lui, da musicista; io, da semplice appassionato.
Con i Pavement, ha semplicemente coniugato tutto questo tragitto in canzoni. L’anno era il 1992 e quel disco (Slanted and Enchanted) ha fatto da colonna sonora alla nostra generazione.
A pensarci ora, a oltre 20 anni di distanza, i Pavement sono stati una delle prime band che hanno abbattuto gli steccati sonori ai quali eravamo tutti inconsapevolmente legati. Era un’epoca nella quale i dischi si riconoscevano da lontano: inglesi e americani, non ci si poteva confondere. E non era solo una questione di accento: erano proprio mondi che non convergevano, e toccava schierarsi da una parte o dall’altra.
La nostra generazione ha vissuto in un altro modo, globalizzata in maniera inconsapevole. Un luogo dove si potevano avere contemporaneamente i Wedding Present e i Sonic Youth tra le band preferite, per dire.
“We grew up listening to music from the best decade ever”
canta nel nuovo album (Stephen Malkmus & The Jicks – Wig Out at Jagbags), e viene quasi da credergli.
Sette anni e cinque album dopo, i Pavement si disintegrano per autocombustione. Ritornano nel 2010 per un tour sostanzialmente inutile.
Malkmus, nel frattempo, ha iniziato una nuova vita e dato il via a una nuova band (The Jicks), lasciandosi alle spalle, con un certo fastidio, tutto quello che era venuto prima. Come spesso capita quando si sente l’esigenza di liberarsi di un passato che, per qualche ragione, era diventato troppo ingombrante, non rimane che prenderne le distanze.
I cinque album pubblicati con la nuova band (dal 2001 al 2011) suonano differenti, in maniera in qualche modo inevitabile. I critici di professione scrivono di riffs anni ‘70, di sperimentazioni elettroniche, di introspezione e incongruenza.
Si rimane costantemente a metà strada tra disillusione ed entusiasmo. Ma la verità è che Malkmus ha mimetizzato il proprio talento, in maniera quasi snobistica. Come se si divertisse a regalarci frammenti di magia vera, per poi prenderne volontariamente le distanze.
Si arriva a un certo punto, però, in cui bisogna fare i conti con quello che si è stati. Il passato bussa, e ci si accorge che è arrivato il momento di aprire la porta. Non si sa quali saranno le conseguenze, ma va fatto.
Wig Out at Jagbags è il titolo del nuovo album: quello che chiude il ciclo del malcontento.
Improvvisamente, è di nuovo tutto a fuoco: l’album suona diretto e consapevole, non ci sono misteri né scorciatoie, ma solo canzoni. Nessun artificio, ma la semplice complessità di Malkmus autore. Che non sarà mai uno qualsiasi: banale, non riesce a diventarlo neanche se ci provasse.
Sembra essere venuto a patti con il proprio passato, ma soprattutto con quello che può ancora offrire come musicista. Ha compreso che è arrivato il tempo di assecondare la propria natura: accendere l’amplificatore, avvicinarsi al microfono, partire con un assolo fuorviante e dare ossigeno al nostro personale sogno pop.
Perché, come canta nel nuovo album:
“You’re not what you aren’t, You aren’t what you’re not”,
che sembra una cosa semplice, ma a pensarci bene non lo è affatto.’re not what you aren’t, You aren’t what you’re not” che sembra una cosa semplice ma a pensarci bene non lo è affatto.
Cesare Lorenzi
Nel 1998 “Rumore” pubblicò un mio articolo a proposito dei testi di Stephen Malkmus (e quelli di David Berman dei Silver Jews, a dire il vero). Penso che sia un buon articolo. Ve lo metto qui sotto in allegato, casomai qualcuno avesse voglia di leggere….
Stephen Malkmus & The Jicks saranno in Italia il 23 gennaio al Tunnel di Milano, il giorno dopo a Bologna al Covo!!


