• I dischi che piacciono solo a me, credo #28

    I dischi che piacciono solo a me, credo #28

    TYLA GANG – Yachtless (Beserkley, 1977) Di loro (di lui) s’è detto negli anni che suonavano come dei Thin Lizzy obesi, degli Attractions senza Costello ma con Jona Lewie, dei T-Rex macho, dei Blockheads che si piegano all’hard rock, degli Stones new wave, dei Cockney Rebel del boogie, degli Heartbreakers aggrappati al bancone del pub.…

  • I dischi che piacciono solo a me, credo #27

    I dischi che piacciono solo a me, credo #27

    Campag Velocet – Bon Chic Bon Genre (PIAS, 1999) Tolti i beneamati Associates (e collegati) non sono aduso ad ossessioni (piuttosto ad idiosincrasie invero: vedi i Genesis di qualche settimana fa), ma qualche bel manufatto tatuato sul cuore, sugli arti e sull’impianto stereo lo possiedo pure io. Non da diventarci completista o accumulatore seriale, ma…

  • Abbi dubbi (Fiver #23.2018)

    Abbi dubbi (Fiver #23.2018)

    Avevo da poco passato i vent’anni e frequentavo controvoglia la facoltà di Economia e Commercio all’Università della mia città, una delle più antiche del mondo come ci hanno sempre raccontato. Vai a sapere se poi effettivamente lo era; a quei tempi nessuna rete si preoccupava di smentire o confermare qualunque ipotesi. L’età dell’innocenza, bei tempi,…

  • I dischi che piacciono solo a me, credo #26

    I dischi che piacciono solo a me, credo #26

    Plastic Bertrand – An 1 (RKM, 1977) Come passa il tempo, quando sei giovane, insofferente e stupido. È davvero un attimo ritrovarsi vecchio, insofferente e stupido. Un piccolo attimo insignificante, un lampo e gran parte della tua vita te la sei già risucchiata in un domino di errori, scelte sbagliate, macigni e responsabilità. Ti guardi…

  • La teoria del disimpegno (Fiver #22.2018)

    La teoria del disimpegno (Fiver #22.2018)

    L’indie è morto. Brindiamo all’indie. Sono anni che sento dire che la musica che amo è morta: le chitarre sono morte, il punk è morto, il rock non ne parliamo; la musica indipendente è morta. Ecco, l’ultimo assunto purtroppo negli ultimi tempi pare trovare molti, ahimè moltissimi, riscontri. Ma ci vuole un piccolo salto all’indietro…

  • I dischi che piacciono solo a me, credo #25

    I dischi che piacciono solo a me, credo #25

    Aphrodite’s Child – 666 (Vertigo, 1972) Questione tricotica, secondo me. Di barba e di pelo. Facevano impressione, quando non paura. Rettifico: a me facevano impressione. Poi li sentivi cantare o li vedevi alla televisione ed erano (quasi) tutte armonie romantiche, mellotron e vocette angeliche sopra ziqqurat di tastieroni. It’s five o’ clock and I walk…

  • I dischi che piacciono solo a me, credo #24

    I dischi che piacciono solo a me, credo #24

    Superstar – 18 Carat (Camp Fabulous, 1994) Scozia, sempre un bel posto se vuoi fare pop chitarristico condito da malinconie assortite e arrangiamenti vaporosi, figuriamoci in quella sbornia d’inizio novanta. No? Joe McAlinden in quegli anni è già una mezza personalità a Glasgow avendo fatto parte dei Groovy Little Numbers, dei Boy Hairdressers e –…

  • I dischi che piacciono solo a me, credo #23

    I dischi che piacciono solo a me, credo #23

    Genesis – … And Then There Were Three… (Charisma, 1978) Ci vuole una discreta dose di coraggio per parlare di certe cose. Coraggio che va trovato dentro di noi, racchiuso da qualche parte, in scrigni inaccessibili protetti da una spessa coltre di pudore. Merce rara e pregiata che – mi è stato insegnato – non…

  • I dischi che piacciono solo a me, credo #22

    I dischi che piacciono solo a me, credo #22

    Marxman – 33 Revolutions Per Minute (Talkin’ Loud, 1993) Lo sapete riconoscere un bel disco? Sempre? Tutte le volte che vi capita sotto le mani o le orecchie? Siete sicuri? Oppure avete bisogno di lasciarlo decantare, prendere aria, iterarne gli ascolti? Dipende dal disco, risponderebbero i sapienti, con mucho gusto e altrettanta ragione. Che mica…

  • I dischi che piacciono solo a me, credo #21

    I dischi che piacciono solo a me, credo #21

    Filipponio – Per chi vuol capire (Fonit Cetra, 1977) Alla fine l’unica cosa che veramente mi importava era il nome. Il nome e come suonava mentre te lo rigiravi in bocca come una Big Babol al bitume. Filipponio. Fi-Lip-Ponio. Sentire lo slalom sulle doppie, l’allitterato parkour, la semplicità geometrica seppur curva di consonanti. Un nome…