• Sasso (Fiver #24.2018)

    Sasso (Fiver #24.2018)

    Quello che non calcoli mai. Quello che sai benissimo, ma non vuoi ricordartene. Quello che succede quando voli: il cuore in gola, tutti i sensi a mille, niente può rallentare la corsa, niente può spegnere quel fuoco. Quello che succede quando voli e prima o poi arriva l’asfalto a ricordarti che se avessero voluto vederci…

  • I dischi che piacciono solo a me, credo #30

    I dischi che piacciono solo a me, credo #30

    Madonna – Ray Of Light (Maverick, 1998) Dev’essere stato il 1998. Era sempre il 1998, se ci penso. Ogni anno era il 1998; ogni stagione, ogni estate, Natale, cena, uscita, emozione, disagio. Ogni morte e resurrezione, ogni messa di suffragio, centrifuga dell’anima o Eight Miles High era il 1998. Dal 1996 al 2003, almeno. Accidenti,…

  • I dischi che piacciono solo a me, credo #29

    I dischi che piacciono solo a me, credo #29

    VV.AA. – Hybrid Kids – A Collection Of Classic Mutants (Cherry Red, 1979) A me sono sempre piaciuti i matti, quelli veri. Sono, in un certo qual modo, rassicuranti nel loro mondo a più dimensioni fatto di verità a noi ancora ignote. È che sovente ho difficoltà a riconoscerli, non sapendo se ci sono o…

  • I dischi che piacciono solo a me, credo #28

    I dischi che piacciono solo a me, credo #28

    TYLA GANG – Yachtless (Beserkley, 1977) Di loro (di lui) s’è detto negli anni che suonavano come dei Thin Lizzy obesi, degli Attractions senza Costello ma con Jona Lewie, dei T-Rex macho, dei Blockheads che si piegano all’hard rock, degli Stones new wave, dei Cockney Rebel del boogie, degli Heartbreakers aggrappati al bancone del pub.…

  • I dischi che piacciono solo a me, credo #27

    I dischi che piacciono solo a me, credo #27

    Campag Velocet – Bon Chic Bon Genre (PIAS, 1999) Tolti i beneamati Associates (e collegati) non sono aduso ad ossessioni (piuttosto ad idiosincrasie invero: vedi i Genesis di qualche settimana fa), ma qualche bel manufatto tatuato sul cuore, sugli arti e sull’impianto stereo lo possiedo pure io. Non da diventarci completista o accumulatore seriale, ma…

  • Abbi dubbi (Fiver #23.2018)

    Abbi dubbi (Fiver #23.2018)

    Avevo da poco passato i vent’anni e frequentavo controvoglia la facoltà di Economia e Commercio all’Università della mia città, una delle più antiche del mondo come ci hanno sempre raccontato. Vai a sapere se poi effettivamente lo era; a quei tempi nessuna rete si preoccupava di smentire o confermare qualunque ipotesi. L’età dell’innocenza, bei tempi,…

  • I dischi che piacciono solo a me, credo #26

    I dischi che piacciono solo a me, credo #26

    Plastic Bertrand – An 1 (RKM, 1977) Come passa il tempo, quando sei giovane, insofferente e stupido. È davvero un attimo ritrovarsi vecchio, insofferente e stupido. Un piccolo attimo insignificante, un lampo e gran parte della tua vita te la sei già risucchiata in un domino di errori, scelte sbagliate, macigni e responsabilità. Ti guardi…

  • La teoria del disimpegno (Fiver #22.2018)

    La teoria del disimpegno (Fiver #22.2018)

    L’indie è morto. Brindiamo all’indie. Sono anni che sento dire che la musica che amo è morta: le chitarre sono morte, il punk è morto, il rock non ne parliamo; la musica indipendente è morta. Ecco, l’ultimo assunto purtroppo negli ultimi tempi pare trovare molti, ahimè moltissimi, riscontri. Ma ci vuole un piccolo salto all’indietro…

  • I dischi che piacciono solo a me, credo #25

    I dischi che piacciono solo a me, credo #25

    Aphrodite’s Child – 666 (Vertigo, 1972) Questione tricotica, secondo me. Di barba e di pelo. Facevano impressione, quando non paura. Rettifico: a me facevano impressione. Poi li sentivi cantare o li vedevi alla televisione ed erano (quasi) tutte armonie romantiche, mellotron e vocette angeliche sopra ziqqurat di tastieroni. It’s five o’ clock and I walk…

  • I dischi che piacciono solo a me, credo #24

    I dischi che piacciono solo a me, credo #24

    Superstar – 18 Carat (Camp Fabulous, 1994) Scozia, sempre un bel posto se vuoi fare pop chitarristico condito da malinconie assortite e arrangiamenti vaporosi, figuriamoci in quella sbornia d’inizio novanta. No? Joe McAlinden in quegli anni è già una mezza personalità a Glasgow avendo fatto parte dei Groovy Little Numbers, dei Boy Hairdressers e –…